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Mercoledì, 25 Marzo 2015 10:51

Panico- quando la paura va sfidata

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Conoscere l'Ansia 

Panico: quando la paura va sfidata - Dott.ssa Silvia Giolitto - psicologa - psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

Palpitazioni, tremori, difficoltà a respirare, paura di morire, di perdere completamente il controllo, molte persone che soffrono di attacco di panico raccontano che durante il primo attacco erano convinti di stare per morire o di impazzire. Solitamente il primo attacco avviene all’improvviso, senza apparenti motivi, come “un fulmine a ciel sereno”. Ma ad un’indagine più approfondita possono emergere problemi pregressi legati a difficoltà nel lavoro, o cambiamenti rilevanti di vita, in famiglia, vari elementi che rivelano come la persona vivesse in una situazione di stress prolungato senza magari esserne del tutto consapevole.

Il termine panico ha origine dal nome del dio Pan, il dio dei boschi, una divinità greca raffigurata con corna e piedi di capra, che con il suono della zampogna incuteva un improvviso spavento. Si diceva che chi lo aveva incontrato nei boschi fosse impazzito e fuggito per la paura. Infatti, per attacco di panico si intende un’improvvisa  manifestazione di ansia intollerabile nella quale, i sintomi fisici neurovegetativi si associano ad un vissuto psicologico di terrore, morte imminente e/o di perdere il controllo sui propri pensieri e sulle proprie azioni. Un attacco di panico dura pochi minuti e i sintomi si attenuano progressivamente in un’ora circa, ma la persona che lo vive si sente stanca come se avesse fatto uno sforzo intenso.
Perché viene un attacco di panico? E soprattutto, che cos’è? Esso consiste in un’intensa paura e ansia che si scatenano improvvisamente e scompaiono in un arco di tempo relativamente breve. La prima cosa da sapere è che l’ansia è una normale riposta adattiva del nostro organismo per affrontare situazioni di “pericolo”, nell’attacco di panico è come se questo campanello di allarme fosse difettoso e suonasse più del dovuto!
Quando ci si trova nella situazione di ansia e paura, nel nostro organismo avvengono repentinamente vari cambiamenti fisiologici:
aumenta l’adrenalina in circolo responsabile dell’accelerazione del battito cardiaco;
aumenta la frequenza respiratoria;
i muscoli tendono ad irrigidirsi per essere pronti a scattare all’azione, se necessario,  ricevendo più ossigeno ed energia di altre parti del corpo; 
si ha la sensazione di stordimento o vertigine per l’aumento dell’apporto di ossigeno al cervello.
Contemporaneamente, a livello cognitivo, la persona sperimenta la percezione di un “imminente disastro” dovuta proprio alla paura per le sensazioni somatiche, prodotte dall’ansia, vissute come segno che qualcosa di terribile e irrimediabile possa accadere: “avrò qualche cosa di grave”, “sverrò”, “non tornerò più come prima”, “mi verrà un infarto”… Si innesca così un circolo vizioso in cui la paura intensa, conseguente alle interpretazioni catastrofiche dei sintomi fisici e mentali, produce, a sua volta, un aumento di sintomi stessi (battito cardiaco, respiro corto, giramento di testa…) che vengono ulteriormente interpretati come catastrofici e confermano il timore iniziale di un malore imminente, portando in brevissimo tempo all’attacco di panico. 
Al mantenimento del disturbo, una volta che vi è stato un primo episodio, contribuiscono questi fattori:
eccessiva attenzione a qualsiasi sintomo fisico che possa far pensare ad un altro attacco; 
visione di se stessi come deboli, fragili, e, pertanto, tendenza a evitare certi luoghi o situazioni in cui si teme di poter essere più vulnerabili (ad esempio quando si è soli in macchina, a piedi…). Così si comincia a fuggire dalle situazioni temute, con il forte rischio di abituarsi ad evitare le cose che fanno paura, questo comportamento progressivamente si consolida in abitudine, condizionando, così, lo stesso stile di vita! Bisogna infatti ricordare che la fuga e l’evitamento hanno un vantaggio immediato: riducono l’ansia e recano un temporaneo sollievo di fronte alla paura.

E allora che cosa si può fare per uscire dal “circolo vizioso” dell’ansia ?

Per cominciare bisogna pensare che i sintomi dell’attacco di panico non sono pericolosi e non possono recare alcun danno, inoltre il panico finisce sempre  perché l’ansia segue un andamento parabolico. 
Sono i pensieri catastrofici determinati dalla paura che aggravano i sintomi fisici e innescano il circolo vizioso che aggrava ulteriormente l’ansia. Infatti vari studi scientifici hanno dimostrato che nelle situazioni di intensa paura si perde la capacità di riflettere realisticamente, i nostri pensieri si modificano, si alterano e assumono i caratteri catastrofizzanti ( “mi sentirò male!”,“ora svengo!”, “non ce la posso fare da solo!”…)
L’unica strategia vincente per avere la meglio sull’ansia è l’esposizione alle situazioni che si temono imparando gradualmente a fronteggiarle. Finché si evitano le situazioni che si temono, esse continuano a costituire una minaccia perché non si fa esperienza che ciò che fa paura non provoca nulla di irreparabile. Invece esponendosi a ciò che si teme, si impara a tollerare le sensazioni fisiche dell’ansia diminuendo così la paura. Non si può continuare a vivere pensando: “speriamo che non mi accada più!” questo pensiero alimenterebbe comportamenti di evitamento, eccessive precauzioni, invece bisogna affrontarla!
Tenere a mente alcuni utili principi per affrontare una situazione in cui si pensa di avvertire possibili segni dell’attacco di panico:
utilizzare frasi incoraggianti da rivolgersi: “non mi può succedere nulla di pericoloso!” “ce la posso fare !” , “se riesco a distrarmi fra poco starò meglio!”…;
imparare una tecnica di rilassamento e utilizzare la respirazione addominale;
distrarsi dai pensieri prodotti dalla paura (quello che si teme possa accadere) e cercare di rivolgere l’attenzione a ciò che sta realmente  accadendo intorno a sé  RIMANENDO NELLA SITUAZIONE FINCHE’ L’ANSIA NON E’ DIMINUITA DA SOLA, SENZA FUGGIRE!

Molto importante è capire che la “guarigione” dall’ansia non consiste nel non provarla più! Cosa per altro impossibile. E neppure nel non avere mai più attacchi di panico (potrebbero accadere), bensì nell’imparare a gestire la propria paura sapendo di poterla affrontare da soli  perché si è imparato a gestirla e quindi a non temerla più!
Per alcune persone potrebbe essere utile affidarsi, inizialmente, ad un esperto che li aiuti ad acquisire delle conoscenze e competenze di base per fronteggiare il proprio disagio.

 

Dott.ssa Silvia Giolitto 
psicologa - psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
Palermo  tel.347 4475579
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