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	<title>Approfondimenti sul Dap &#8211; Lega Italiana contro i Disturbi di ansia, di Agorafobia e da Attacchi di Panico</title>
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	<description>Associazione di volontariato</description>
	<lastBuildDate>Sun, 26 Jul 2026 21:07:35 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Approfondimenti sul Dap &#8211; Lega Italiana contro i Disturbi di ansia, di Agorafobia e da Attacchi di Panico</title>
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	<item>
		<title>LA PAURA FA 90!</title>
		<link>https://www.lidap.it/2026/07/26/la-paura-fa-90/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 21:06:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti sul Dap]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscere l'ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[Le fobie più diffuse: quando la paura diventa un ostacolo La paura è un’emozione naturale che ci protegge dai pericoli. Una fobia, invece, è una paura intensa, persistente e sproporzionata rispetto al rischio reale. Chi soffre di una fobia tende a evitare l’oggetto o la situazione temuta, con conseguenze che possono limitare la vita quotidiana.Le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le fobie più diffuse: quando la paura diventa un ostacolo</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La paura è un’emozione naturale che ci protegge dai pericoli. Una <strong>fobia</strong>, invece, è una paura intensa, persistente e sproporzionata rispetto al rischio reale. Chi soffre di una fobia tende a evitare l’oggetto o la situazione temuta, con conseguenze che possono limitare la vita quotidiana.<br>Le fobie rientrano tra i disturbi d’ansia e possono essere trattate efficacemente con un adeguato percorso psicologico.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Agorafobia</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Non riguarda semplicemente la paura degli spazi aperti, come spesso si pensa. L’agorafobia è il timore di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali potrebbe essere difficile allontanarsi o ricevere aiuto in caso di un attacco di panico o di un improvviso malessere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ne soffre può evitare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>centri commerciali;</li>



<li>mezzi pubblici;</li>



<li>code;</li>



<li>piazze affollate;</li>



<li>cinema o teatri;</li>



<li>uscire di casa da solo.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Fobia sociale (Disturbo d’ansia sociale)</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">È la paura intensa di essere osservati, giudicati o umiliati dagli altri. Non coincide con la semplice timidezza: l’ansia è così elevata da interferire con la vita personale, scolastica o lavorativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le situazioni più difficili possono essere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>parlare in pubblico;</li>



<li>sostenere un colloquio;</li>



<li>mangiare davanti ad altre persone;</li>



<li>partecipare a feste o riunioni;</li>



<li>conoscere persone nuove.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Claustrofobia</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">È la paura degli spazi chiusi o dai quali si percepisce difficile uscire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può manifestarsi in:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>ascensori;</li>



<li>gallerie;</li>



<li>stanze molto piccole;</li>



<li>risonanze magnetiche;</li>



<li>aerei.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Acrofobia</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">È la paura intensa delle altezze. Anche trovarsi su un balcone, una scala o un ponte può provocare forte ansia, vertigini e la sensazione di perdere l’equilibrio.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Aerofobia</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">È la paura di volare. Può comparire già durante la prenotazione del viaggio oppure intensificarsi all’aeroporto o durante il decollo. Molte persone evitano completamente l’aereo, limitando viaggi personali e professionali.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Emetofobia</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">È la paura intensa di vomitare o di vedere altre persone vomitare. Può portare a evitare ristoranti, mezzi pubblici, ospedali o determinati alimenti, con un forte impatto sulla qualità della vita.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Fobia del sangue, delle iniezioni e delle ferite</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">È una delle poche fobie che può provocare un abbassamento improvviso della pressione arteriosa fino allo svenimento. Per questo motivo alcune persone evitano esami del sangue, vaccinazioni o visite mediche.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Zoofobie</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Comprendono la paura intensa di specifici animali, come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>ragni (aracnofobia);</li>



<li>serpenti;</li>



<li>cani;</li>



<li>insetti;</li>



<li>topi.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La reazione di ansia è molto più intensa rispetto al reale pericolo rappresentato dall’animale.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Come si manifestano le fobie?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la persona entra in contatto con ciò che teme può sperimentare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>forte ansia;</li>



<li>tachicardia;</li>



<li>respiro accelerato;</li>



<li>tremori;</li>



<li>sudorazione;</li>



<li>tensione muscolare;</li>



<li>sensazione di perdere il controllo;</li>



<li>in alcuni casi, un vero e proprio attacco di panico.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Le fobie si possono superare</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le fobie sono tra i disturbi psicologici che rispondono meglio al trattamento. La psicoterapia cognitivo-comportamentale, spesso attraverso un’esposizione graduale e controllata agli stimoli temuti, ha dimostrato un’elevata efficacia. In alcuni casi può essere utile integrare il percorso con un trattamento farmacologico, sempre su indicazione del medico o dello psichiatra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiedere aiuto non significa essere deboli: significa imparare a ridurre la paura e tornare a vivere con maggiore libertà.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Le fobie più diffuse: cause scatenanti e reazioni più comuni</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le fobie sono caratterizzate da una paura intensa e persistente verso un oggetto, un animale o una situazione specifica. Le cause possono essere diverse da persona a persona e spesso derivano dalla combinazione di fattori biologici, psicologici ed esperienze di vita. Di seguito sono riportate le fobie più diffuse con le possibili cause scatenanti e le reazioni che si osservano più frequentemente.</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Fobia</strong></td><td><strong>Possibili cause scatenanti</strong></td><td><strong>Reazioni individuali più comuni</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td><strong>Agorafobia</strong></td><td>Esperienza di attacchi di panico, paura di non poter ricevere aiuto, eventi traumatici, elevati livelli di ansia.</td><td>Evitamento di luoghi affollati, mezzi pubblici o spazi aperti; necessità di essere accompagnati; attacchi di panico; isolamento progressivo.</td></tr><tr><td><strong>Fobia sociale (Disturbo d’ansia sociale)</strong></td><td>Timore del giudizio altrui, bassa autostima, esperienze di umiliazione o bullismo, predisposizione genetica.</td><td>Rossore, tremori, blocco nel parlare, evitamento delle situazioni sociali, ansia anticipatoria, isolamento.</td></tr><tr><td><strong>Claustrofobia</strong></td><td>Esperienze negative in spazi chiusi, predisposizione ansiosa, apprendimento osservando altri.</td><td>Tachicardia, senso di soffocamento, desiderio urgente di uscire, evitamento di ascensori, gallerie o aerei.</td></tr><tr><td><strong>Acrofobia (paura delle altezze)</strong></td><td>Esperienze traumatiche, alterata percezione dell’equilibrio, predisposizione all’ansia.</td><td>Vertigini, irrigidimento, evitamento di balconi, scale, ponti o sentieri panoramici.</td></tr><tr><td><strong>Aerofobia (paura di volare)</strong></td><td>Precedenti voli turbolenti, paura di perdere il controllo, informazioni allarmanti sugli incidenti aerei.</td><td>Ansia già nei giorni precedenti al viaggio, insonnia, attacchi di panico, rinuncia ai viaggi.</td></tr><tr><td><strong>Emetofobia (paura del vomito)</strong></td><td>Episodi traumatici di vomito, infezioni gastrointestinali vissute con forte paura, elevata sensibilità al disgusto.</td><td>Controllo ossessivo del cibo, evitamento di ristoranti e luoghi affollati, restrizioni alimentari, ansia intensa.</td></tr><tr><td><strong>Aracnofobia (paura dei ragni)</strong></td><td>Esperienze negative, apprendimento familiare, predisposizione evolutiva verso animali percepiti come pericolosi.</td><td>Fuga immediata, disgusto, controllo dell’ambiente, evitamento di cantine, giardini o boschi.</td></tr><tr><td><strong>Cinofobia (paura dei cani)</strong></td><td>Morso o aggressione subita, esperienze infantili negative, racconti spaventosi.</td><td>Attraversare la strada per evitare un cane, forte tensione, tachicardia, evitamento di parchi o abitazioni con animali.</td></tr><tr><td><strong>Ofidiofobia (paura dei serpenti)</strong></td><td>Esperienze dirette o indirette, predisposizione biologica alla percezione del pericolo.</td><td>Ansia intensa anche davanti a immagini o documentari, evitamento di ambienti naturali.</td></tr><tr><td><strong>Ematofobia (paura del sangue)</strong></td><td>Esperienze mediche traumatiche, elevata sensibilità fisica, predisposizione individuale.</td><td>Pallore, nausea, calo della pressione, svenimento, evitamento di esami del sangue e visite mediche.</td></tr><tr><td><strong>Tripanofobia (paura degli aghi e delle iniezioni)</strong></td><td>Esperienze dolorose durante l’infanzia, paura del dolore o del sangue.</td><td>Ansia anticipatoria, svenimento, rinvio di vaccinazioni o prelievi, evitamento delle cure mediche.</td></tr><tr><td><strong>Misofobia (paura dei germi e della contaminazione)</strong></td><td>Esperienze di malattia, tratti ossessivi, bisogno di controllo.</td><td>Lavaggi frequenti delle mani, uso eccessivo di disinfettanti, evitamento del contatto con persone o superfici considerate contaminate.</td></tr><tr><td><strong>Nictofobia (paura del buio)</strong></td><td>Esperienze infantili, immaginazione catastrofica, eventi traumatici.</td><td>Difficoltà ad addormentarsi, necessità di tenere luci accese, evitamento di luoghi poco illuminati.</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante abbiano oggetti diversi, le fobie condividono alcune caratteristiche:</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Cosa accomuna tutte le fobie?</strong></h4>



<ul class="wp-block-list">
<li>paura intensa e sproporzionata rispetto al pericolo reale;</li>



<li>ansia immediata di fronte allo stimolo temuto;</li>



<li>evitamento della situazione o dell’oggetto;</li>



<li>consapevolezza che la paura è eccessiva, senza riuscire a controllarla;</li>



<li>interferenza con la vita personale, sociale o lavorativa.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Come reagisce il corpo durante una fobia?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la persona si trova davanti allo stimolo fobico, il sistema nervoso attiva la risposta di “attacco o fuga”. Possono comparire:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>tachicardia;</li>



<li>respirazione accelerata;</li>



<li>sudorazione;</li>



<li>tremori;</li>



<li>tensione muscolare;</li>



<li>nausea;</li>



<li>vertigini;</li>



<li>sensazione di perdere il controllo;</li>



<li>attacco di panico nei casi più intensi.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Le cause sono sempre traumatiche?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">No. Sebbene alcune fobie nascano dopo un evento traumatico, molte si sviluppano attraverso una combinazione di fattori:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>predisposizione genetica ai disturbi d’ansia;</li>



<li>apprendimento osservando le paure di familiari o persone significative;</li>



<li>esperienze negative anche indirette;</li>



<li>periodi di forte stress;</li>



<li>caratteristiche temperamentali, come una maggiore sensibilità all’ansia.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Nella maggior parte dei casi non esiste una sola causa, ma più fattori che interagiscono tra loro.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>È possibile superare una fobia?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Sì. Le fobie sono tra i disturbi psicologici che rispondono meglio al trattamento. La <strong>psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT)</strong>, in particolare attraverso tecniche di esposizione graduale e ristrutturazione dei pensieri disfunzionali, rappresenta il trattamento di prima scelta. In alcuni casi, lo specialista può valutare anche un supporto farmacologico, soprattutto se la fobia è associata ad altri disturbi d’ansia.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Fonti scientifiche consigliate</strong></h4>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Istituto Superiore di Sanità (ISS)</strong> – Disturbi d’ansia: <a href="https://www.issalute.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.issalute.it/</a></li>



<li><strong>Manuale MSD</strong> – Disturbi fobici: <a href="https://www.msdmanuals.com/it/professionale/disturbi-psichiatrici" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.msdmanuals.com/it/professionale/disturbi-psichiatrici</a></li>



<li><strong>American Psychiatric Association (APA)</strong> – Anxiety Disorders: <a href="https://www.psychiatry.org/patients-families/anxiety-disorders" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.psychiatry.org/patients-families/anxiety-disorders</a></li>



<li><strong>National Institute of Mental Health (NIMH)</strong> – Anxiety Disorders: <a href="https://www.nimh.nih.gov/health/topics/anxiety-disorders" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.nimh.nih.gov/health/topics/anxiety-disorders</a></li>



<li>Istituto Superiore di Sanità (ISS): <a href="https://www.issalute.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.issalute.it</a></li>



<li>Manuale MSD – Disturbi d’ansia e fobie: <a href="https://www.msdmanuals.com/it/professionale/disturbi-psichiatrici" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.msdmanuals.com/it/professionale/disturbi-psichiatrici</a></li>



<li>American Psychiatric Association (APA): <a href="https://www.psychiatry.org/patients-families/anxiety-disorders" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.psychiatry.org/patients-families/anxiety-disorders</a></li>



<li>National Institute of Mental Health (NIMH): <a href="https://www.nimh.nih.gov/health/topics/anxiety-disorders" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.nimh.nih.gov/health/topics/anxiety-disorders</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ATTENTI AL&#8230; PANICO!</title>
		<link>https://www.lidap.it/2026/07/26/attenti-al-panico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 20:50:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti sul Dap]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscere l'ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[Panico: piccole pillole informative per conoscerlo meglio&#8230; Cos’è un attacco di panico? Un attacco di panico è un episodio improvviso di paura intensa che compare rapidamente, spesso senza un pericolo reale o immediatamente riconoscibile. Può durare pochi minuti, ma la sensazione vissuta è molto intensa e può far pensare di stare per perdere il controllo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Panico: piccole pillole informative per conoscerlo meglio</strong>&#8230;</h3>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è un attacco di panico?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Un attacco di panico è un episodio improvviso di paura intensa che compare rapidamente, spesso senza un pericolo reale o immediatamente riconoscibile. Può durare pochi minuti, ma la sensazione vissuta è molto intensa e può far pensare di stare per perdere il controllo, svenire o avere un grave problema di salute.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il panico non è pericoloso, anche se sembra esserlo</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Durante un attacco di panico il corpo attiva il suo sistema di “allarme”. Il cuore accelera, il respiro cambia, i muscoli si tendono e il cervello interpreta queste sensazioni come una minaccia. Sebbene l’esperienza sia molto spaventosa, un attacco di panico non provoca danni al cuore, al cervello o ad altri organi.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>I sintomi più comuni</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni persona può vivere il panico in modo diverso, ma i sintomi più frequenti sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>battito cardiaco accelerato;</li>



<li>difficoltà a respirare o sensazione di soffocamento;</li>



<li>tremori o sudorazione;</li>



<li>vertigini o senso di svenimento;</li>



<li>dolore o fastidio al petto;</li>



<li>formicolii;</li>



<li>paura di morire, impazzire o perdere il controllo.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Perché si verifica?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste un’unica causa. Gli attacchi di panico possono essere favoriti da periodi di forte stress, cambiamenti importanti, vulnerabilità individuali o altri disturbi d’ansia. A volte possono comparire senza una causa apparente, rendendo l’esperienza ancora più disorientante.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>La paura della paura</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo un primo episodio è frequente sviluppare il timore che possa ripetersi. Questa “ansia anticipatoria” può portare ad evitare luoghi o situazioni considerate a rischio, limitando progressivamente la propria libertà e qualità di vita.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Si può guarire?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Sì. Il disturbo di panico è una condizione trattabile. La psicoterapia, in particolare quella cognitivo-comportamentale, rappresenta uno degli interventi più efficaci. In alcuni casi il professionista può valutare anche un supporto farmacologico. Chiedere aiuto precocemente permette spesso di ridurre la frequenza degli attacchi e di recuperare serenità.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Cosa fare durante un attacco di panico?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordare che, per quanto intensa, la crisi è temporanea. Può essere utile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>concentrarsi sul respiro, cercando di rallentarlo gradualmente;</li>



<li>osservare ciò che accade senza combattere le sensazioni;</li>



<li>ricordare a sé stessi che i sintomi passeranno;</li>



<li>evitare di isolarsi se si sente il bisogno di supporto.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Quando chiedere aiuto</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Se gli attacchi si ripetono, iniziano a limitare la vita quotidiana o provocano un forte disagio, è consigliabile rivolgersi a uno psicologo o a uno psichiatra. Un percorso di cura può aiutare a comprendere le cause del problema e ad acquisire strumenti efficaci per gestirlo.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Fonti&nbsp;</strong></h4>



<ul class="wp-block-list">
<li>Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Disturbo di panico: <a href="https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/attacchi-di-panico">https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/a/attacchi-di-panico</a></li>



<li>Manuale MSD – Attacchi di panico e disturbo da panico: <a href="https://www.msdmanuals.com/it/professionale/disturbi-psichiatrici/ansia-e-disturbi-correlati-allo-stress/attacchi-di-panico-e-disturbo-da-panico">https://www.msdmanuals.com/it/professionale/disturbi-psichiatrici/ansia-e-disturbi-correlati-allo-stress/attacchi-di-panico-e-disturbo-da-panico</a></li>



<li>Centro Milanese di Psicoanalisi – Attacco di panico: <a href="https://www.cmp-spiweb.it/cura/perche-scegliere-la-psicoanalisi/attacco-di-panico/">https://www.cmp-spiweb.it/cura/perche-scegliere-la-psicoanalisi/attacco-di-panico/</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>QUANDO MANCA L&#8217;ARIA!</title>
		<link>https://www.lidap.it/2025/11/07/quando-manca-laria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Costa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 11:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti sul Dap]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=6965</guid>

					<description><![CDATA[Quando manca l&#8217;aria! Su Telelibertà si approfondisce il tema degli attacchi di panico con il contributo di Franz Bergonzi e del suo libro, della psicoterapeuta Olga Chiaia e del prof. Luigi Cavanna. GUARDA IL VIDEO (link al network Telelibertà)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Quando manca l&#8217;aria!</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Su Telelibertà si approfondisce il tema degli attacchi di panico con il contributo di Franz Bergonzi e del suo libro, della psicoterapeuta Olga Chiaia e del prof. Luigi Cavanna.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.liberta.it/multimedia/detail/teleliberta/on-demand/salute/star-bene/attacchi-panico-quando-manca-laria/2735" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>GUARDA IL VIDEO (link al network Telelibertà)</strong></a>  </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="747" height="416" src="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/11/Bergonzi.jpg" alt="" class="wp-image-6967" style="width:810px;height:auto" srcset="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/11/Bergonzi.jpg 747w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/11/Bergonzi-300x167.jpg 300w" sizes="(max-width: 747px) 100vw, 747px" /></figure>



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			</item>
		<item>
		<title>Lidap odv intervista Franz Bergonzi</title>
		<link>https://www.lidap.it/2025/10/11/lidap-odv-intervista-franz-bergonzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Costa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2025 22:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti sul Dap]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=6897</guid>

					<description><![CDATA[Intervista a Franz Bergonzi autore di “E dacci oggi il nostro PANICO quotidiano”, TEA, 2025. Abbiamo voluto incontrare l’autore e scambiare con lui alcune chiacchiere e alcune riflessioni perché pensiamo che il libro meriti più di una semplice recensione. Per molte ragioni. Chi ha avuto la sventura (o la ventura, e se leggete il libro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Intervista a Franz Bergonzi autore di “E dacci oggi il nostro PANICO quotidiano”, TEA, 2025.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo voluto incontrare l’autore e scambiare con lui alcune chiacchiere e alcune riflessioni perché pensiamo che il libro meriti più di una semplice recensione. Per molte ragioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha avuto la sventura (o la ventura, e se leggete il libro capirete il perché) di attraversare (o esserci ancora dentro) il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) o le Crisi da Attacchi di Panico (CAP, come le chiama Franz) scorrendo il testo capisce immediatamente che parla il <em>nostro</em> linguaggio, parla di cose che ci appartengono o ci hanno appartenuto, parla di percorsi di guarigione a noi conosciuti. Per farla breve: Franz è uno di noi! È un “Simile Sensibile”, anche questa una interessante intuizione dell’autore che può essere d’aiuto nel gestire le relazione dopo il Panico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La completezza dei temi trattati e l’approfondimento degli stessi nonché le peculiari indicazioni nate dall’autenticità del vissuto dell’autore fanno di questo libro un vero manuale di sopravvivenza per appanicati. Opera monumentale, come viene definita nell’intervista, per la vastità della trattazione e la completezza delle informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista della nostra associazione manca solo un aspetto, l’auto/mutuo aiuto. Ma anche qui una nota di merito a Franz: ha avuto l’onestà intellettuale di non trattare una tematica che non aveva frequentato nel suo percorso di rinascita. Ma quando parla, in molti passaggi, del valore terapeutico di uscire dalla “bolla” in cui ci costringe il panico, di interagire e confrontarsi col prossimo per dare e imparare, di coltivare le relazioni reali e non solo digitali, ecc. non fa altro che parlare di auto/mutuo aiuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro è composto da quaranta capitoli, ben strutturati, che si leggono agevolmente perché ben scritti, in cui si trattano, come è già stato detto, tutto quello di cui un panicoso può aver bisogno, prima per capire cosa gli è successo, poi per capire perché gli è successo e infine quali sono le possibili vie d’uscita anche con suggerimenti pratici che, pur con la chiara consapevolezza dell’unicità dei propri percorsi di guarigione, possono essere interessanti strumenti pratici d’aiuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due parole meritano una particolare attenzione: Evoluzione e Resurrezione. L’uscita dal DAP (o dalle CAP) comporta una autentica Evoluzione che ci rende diversi da come eravamo prima, speriamo migliori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per concludere possiamo affermare che il risultato del percorso di guarigione rappresenti una vera e propria Resurrezione, come titola l’ultimo capitolo del libro e chiaramente questa parola non necessita di alcuna spiegazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei seguenti link troverete il video dell&#8217;intervista</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.lidap.it/video/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LINK ALLA PAGINA DEI VIDEO DEL SITO LIDAP (in fondo alla pagina l&#8217;intervista)</strong></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://youtu.be/fWq7S4qMs00" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LINK AL VIDEO DIRETTAMENTE SU YOUTUBE</strong></a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1001" height="1024" src="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/07/PanicoQuotidiano_FBergonzi2-1001x1024.jpg" alt="" class="wp-image-6899" srcset="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/07/PanicoQuotidiano_FBergonzi2-1001x1024.jpg 1001w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/07/PanicoQuotidiano_FBergonzi2-293x300.jpg 293w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/07/PanicoQuotidiano_FBergonzi2-768x786.jpg 768w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/07/PanicoQuotidiano_FBergonzi2-1501x1536.jpg 1501w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/07/PanicoQuotidiano_FBergonzi2-2002x2048.jpg 2002w" sizes="auto, (max-width: 1001px) 100vw, 1001px" /><figcaption class="wp-element-caption">Quarta di copertina</figcaption></figure>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ADDIO ALLE ANSIE</title>
		<link>https://www.lidap.it/2025/04/11/addio-alle-ansie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Costa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 17:26:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti sul Dap]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[ADDIO ALLE ANSIECONOSCERE E SUPERARE IL PANICOCONVEGNOSABATO 10 MAGGIO 2025 ORE 16 OFFICINE BADONICORSO MATTEOTTI 7LECCO La locandina dell&#8217;evento Nell&#8217;ambito del Progetto Gen L, con il patrocinio del Comune di Lecco e della Regione Lombardia, l&#8217;associazione HorusClub di Lecco e Lidap odv organizzano un convegno sui temi dell&#8217;ansia e del panico. Nel corso dell&#8217;evento verrà [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><strong>ADDIO ALLE ANSIE</strong><br>CONOSCERE E SUPERARE IL PANICO<br>CONVEGNO<br><strong>SABATO 10 MAGGIO 2025 ORE 16</strong></h3>



<h3 class="wp-block-heading">OFFICINE BADONI<br>CORSO MATTEOTTI 7<br><strong>LECCO</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><a href="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/05/VOLANTINO-CONVEGNO-ADDIO-ALLE-ANSIE1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La locandina dell&#8217;evento</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;ambito del <a href="https://giovani.regione.lombardia.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Progetto Gen L</a>, con il patrocinio del <a href="https://www.comune.lecco.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comune di Lecco</a> e della <a href="https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Regione Lombardia</a>, l&#8217;associazione <a href="https://www.facebook.com/HORUSCLUBLECCO/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">HorusClub</a> di Lecco e Lidap odv organizzano un convegno sui temi dell&#8217;ansia e del panico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dell&#8217;evento verrà presentato il libro &#8220;<a href="https://www.lidap.it/il-libro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oltre la trappola del panico. 30 percorsi di guarigione con il commento degli esperti</a>&#8221; curato da Alma Chiavarini, edito da FrancoAngeli con la prefazione di Eugenio Borgna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dialogheranno:<br>Roberto Pozzetti, psicologo e psicoterapeuta, consulente Lidap<br>Alma Chiavarini, curatrice del libro<br></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/05/VOLANTINO-CONVEGNO-ADDIO-ALLE-ANSIE1-724x1024.jpg" alt="" class="wp-image-6830" srcset="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/05/VOLANTINO-CONVEGNO-ADDIO-ALLE-ANSIE1-724x1024.jpg 724w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/05/VOLANTINO-CONVEGNO-ADDIO-ALLE-ANSIE1-212x300.jpg 212w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/05/VOLANTINO-CONVEGNO-ADDIO-ALLE-ANSIE1-768x1086.jpg 768w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/05/VOLANTINO-CONVEGNO-ADDIO-ALLE-ANSIE1-1086x1536.jpg 1086w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/05/VOLANTINO-CONVEGNO-ADDIO-ALLE-ANSIE1-1448x2048.jpg 1448w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2025/05/VOLANTINO-CONVEGNO-ADDIO-ALLE-ANSIE1-scaled.jpg 1810w" sizes="auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le parole per dirlo</title>
		<link>https://www.lidap.it/2024/06/19/le-parole-per-dirlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2024 17:58:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti sul Dap]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscere l'ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[Le parole per dirlo. Normalità psicologica e lessico del panico. Il panico, dalla patologia psichiatrica alla normalità psicologica. &#8220;Stress, ansia, insonnia, abuso di cibo e sostanze, dipendenza da internet, attacchi di panico, burnout. Sono allarmanti i risultati emersi dall’indagine &#8216;Come ti senti&#8217;, condotta da IrpiMedia per approfondire lo stato della salute mentale dei giornalisti freelance [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Le parole per dirlo. Normalità psicologica e lessico del panico.</h3>



<h4 class="wp-block-heading">Il panico, dalla patologia psichiatrica alla normalità psicologica.</h4>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Stress, ansia, insonnia, abuso di cibo e sostanze, dipendenza da internet, attacchi di panico, burnout. Sono allarmanti i risultati emersi dall’indagine &#8216;Come ti senti&#8217;, condotta da IrpiMedia per approfondire lo stato della salute mentale dei giornalisti freelance in Italia. &#8230;Tra i disturbi più comuni l’87% afferma di soffrire di stress, il 73% di ansia, il 68% sente un senso di inadeguatezza&#8230; il 27% ha attacchi di panico&#8230;&#8221;</em><br><a href="https://irpimedia.irpi.eu/cometisenti-indagine-salute-mentale-giornalisti/">https://irpimedia.irpi.eu/cometisenti-indagine-salute-mentale-giornalisti/</a></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">È singolare quanto il disturbo di attacco di panico, o semplicemente il disturbo panico, sia sempre stato considerato un ‘terreno di sbarco’ di osservazioni personali e di opinioni, mediche e psichiatriche, piuttosto che frutto di indagini mirate. Così è rimasto una configurazione sintomatica generica, e pertanto associabile ad altri tipi di disturbi come la depressione, la bipolarità, l&#8217;ansia, la paranoia e ipoteticamente ricondotto alla competenza psichiatrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Originariamente ricondotto all&#8217;ansia, oggi sempre di più il panico s&#8217;impone come disturbo specifico della sfera nevrotica. Il fatto poi che si manifesti anche nelle professioni &#8216;normali&#8217; sempre più spesso, obbliga ad una costante osservazione e valutazione che comporta anche una necessaria differenziazione.<br>Per esempio un articolo della rivista Focus, apparso recentemente su internet, così si esprime a proposito dello scatenamento dei disturbi di panico:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Secondo gli autori dello studio, rintracciare il percorso specifico all&#8217;origine degli attacchi di panico è importante anche per distinguere questi episodi dalla generica ansia, che non induce i classici sintomi &#8220;fisici&#8221; degli attacchi di panico e non sorge in modo così spontaneo e incontrollabile, ma ha piuttosto una componente più &#8220;mnemonica&#8221; ed è attivata da stimoli più prevedibili.</em>&#8220;<br> <em>Attacchi di panico: ecco come si scatenano nel cervello, Focus, 2024</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Queste posizioni, che da un lato omaggiano il panico di una specificità che lo distingue da altri tipi di disfunzioni comportamentali, dall&#8217;altro continuano a proporsi come promanazioni medico psichiatriche perché suggeriscono la possibilità di controllare gli attacchi di panico inibendo l&#8217;attivazione di specifici siti cerebrali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ricondurre il comportamento panico all&#8217;attivazione di specifici organi cerebrali, o siti, impoverisce la complessità del panico che è sempre riconducibile ad una disfunzione di tipo relazionale piuttosto che funzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La &#8216;disfunzione relazionale&#8217; richiama necessariamente l&#8217;interpretazione soggettiva della relazione per la quale si attiva quella complessa configurazione neuro-cerebrale (organismica) il cui esito, a volte, è il panico. Il panico non è l&#8217;ansia ma è &#8216;come&#8217; l&#8217;ansia perché corrisponde al modo in cui alcune persone hanno imparato a reagire ad alcune relazioni specifiche nel corso della propria storia evolutiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questa la visione implicita alla base dell&#8217;ultima piccola ricerca promossa dalla Lidap!</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il lessico del panico</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">La Lidap è stata contattata dalla compagnia teatrale milanese “<em><a href="https://intotheaquarius.wixsite.com/humantheatre?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAAR3mJOzyCds2ZhmTN6wD8-GC9XrBgblu6yKiCJpdYAuix_OkZWK5J9QNPYI_aem_ZmFrZWR1bW15MTZieXRlcw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Into The Aquarius</a></em>” che ha in progetto una performance sul tema del panico. Durante un incontro conoscitivo la regista, Alessandra D’ Agostino, ha chiesto a una socia Lidap di scrivere sei parole che secondo lei erano associabili al panico. Queste parole sarebbero poi state utilizzate, da sei attori, per una performance in cui avrebbero cercato di rappresentare/interpretare le parole suggerite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui è nata l’idea di proporre lo stesso “gioco” ad alcuni gruppi di auto/mutuo aiuto, sia in presenza che online, da cui è emerso un elenco di 229 parole proposte da 39 panicosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine è stato interessante stilare una sorta di classifica con le parole più ricorrenti dalle quali estrapolare i risultati più significativi. Inoltre è sembrato interessante raggruppare i sinonimi in considerazione del fatto che ognuno potrebbe aver inteso esprimere lo stesso concetto con un vocabolo diverso o, al contrario, concetti diversi con la stessa parola. Nell&#8217;intero gioco sembrava importante poter cogliere le emozioni che nel loro complesso potevano essere rappresentative delle relazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola che si presenta il maggior numero di volte, e che quindi è la vincitrice di questa raccolta, è <strong>PAURA </strong>che, con le relative declinazioni di <strong>TERRORE</strong> e di <strong>ANGOSCIA</strong> è citata ben 23 volte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;emozione della paura sembra colorare tutte le altre parole e anche quando non è utilizzata esplicitamente, sembra sottintesa. Tanto è vero che alcuni l&#8217;hanno utilizzata non solo per indicare l&#8217;emozione corrispondente ma per significare l&#8217;oggetto della paura: <strong>DI COSA ABBIAMO PAURA</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segue <strong>SOFFOCAMENTO</strong>, a cui è stata associata <strong>FAME D’ARIA</strong> e <strong>AFFANNO</strong>, che è evocata per 15 volte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sintomo fisico invalidante, il soffocamento trasmette una sensazione decisamente poco piacevole che nel panico deriva dalla sensazione di ‘blocco respiratorio’. Quando si parla di soffocamento le persone si riferiscono alle sensazioni derivanti dalla dispnea delle crisi di panico; l’eccezionalità della sensazione, e la fame d’aria cui si accompagna, genera l&#8217;impressione di morte prossima. Spesso queste crisi lasciano nel vestito del panico tracce fisiologiche che, tenute vive da specifiche abitudini respiratorie, possono essere sollecitate e riattivate da eventi relazionali importanti. L’acquisizione di queste abitudini (modalità respiratorie) si possono legare ad eventi relazionali specifici e a modalità interattive particolari (per esempio l&#8217;espressione veemente nei confronti di persone care e/o affettivamente importanti, che accelera il respiro e irrigidisce i muscoli intercostali e dorsali, può essere scambiata per vissuti di violenza e innescare una crisi di panico).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al terzo posto troviamo <strong>CONFUSIONE</strong>. Il dizionario dei sinonimi fornisce il seguente elenco: <strong>DISORIENTAMENTO</strong>, <strong>SPAESAMENTO</strong>, <strong>STRANIAMENTO </strong>e <strong>SGOMENTO</strong>. La confusione ricorre 13 volte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se il termine &#8216;confusione&#8217; esprime bene lo stato mentale in cui ci si trova quando si è in preda a un &#8216;attacco di panico&#8217; (si perde la linearità e la lucidità di pensiero e delle sensazioni e vengono meno le capacità di controllo dell&#8217;intero organismo), la sensazione di una leggera confusione non smette mai di essere presente nel &#8216;disturbo panico&#8217;. È una vaga dimensione che si rivela anche nella difficoltà ad individuare e separare le emozioni e, a volte, anche a differenziarle dalle sensazioni. La confusione si manifesta specialmente nelle dinamiche relazionali più importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il <strong>GIUDIZIO </strong>compare per 9 volte e si accompagna con <strong>DISISTIMA </strong>e <strong>VERGOGNA</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se il vestito panico non è una scelta individuale, e quindi non ci si dovrebbe sentire colpevoli del disturbo <em>che si indossa</em> né tantomeno valutarsi negativamente, la presenza della disistima tra i panicosi mostra ancora quanto la &#8216;salute mentale&#8217; sia vista come uno standard ideale e univoco anche, e forse specialmente, tra chi è convinto di non avercela. Tale concezione rende difficile guardare alle disfunzioni psicologiche come un &#8216;incidente di percorso&#8217; nella crescita personale, piuttosto che come una malattia. Purtroppo questo modo di vedere il panico alberga anche nelle istituzioni e in alcuni professionisti che, con gli occhiali della certezza e del benessere ideale, ancora faticano a vederlo come un modo soggettivo e particolare di agire la normale spinta formativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa rigida visione non contempla per esempio il fatto che, la sofferenza che si accompagna al panico, spinge i suoi portatori ad appoggiarsi con umiltà ad un sapere scientifico ed emotivo che li porta ad evolvere empaticamente e diventare persone più forti, sensibili e complete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, interpretare il panico come un’opportunità non è facile né tantomeno risulta semplice né immediato. Tuttavia gli esperti cominciano a concordare sul fatto che il panico può anche essere visto come una voce del nostro ‘IO’ più profondo che sta cercando di comunicare la necessità di prendere coscienza di qualcosa di importante. Che per esempio è necessario intraprendere una via di cambiamento e autoosservazione per re/integrare e ri/armonizzare le parti che lo compongono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proseguendo la nostra graduatoria, con 8 citazioni c’è la parola: <strong>BLOCCO/PARALISI</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Impropriamente apparentata con l&#8217;idea di <em>freezing</em> (congelamento), che è vista come una delle risposte fisiologiche alla paura e al terrore, quando usato nel gergo dei panicosi tale termine potrebbe ben adattarsi alla descrizione di un altro stato (mentale/fisico); quello in cui il soggetto non riesce a coordinare il corpo per produrre movimenti ben articolati e integrati, per un annebbiamento del cervello la cui consapevolezza sorprende e cancella il pensiero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma bisogna anche aggiungere che, anche quando il cosiddetto blocco è prodotto dall&#8217;attivazione degli stessi organi cerebrali che conseguono alla paura, da cui l’eventuale <em>freezing</em>, non è detto che il blocco del panico sia prodotto da eventi spaventosi. Anzi, potrebbe essere il contrario, e cioè che siano proprio gli eventi emotivi che determinano il blocco (per esempio la rabbia o la confusione o l’annebbiamento e la cancellazione dei pensieri) a produrre quelle sensazioni che determinano la paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seguono infine, <em>ex aequo</em>, con punteggio 5 le seguenti parole:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>• VUOTO<br>• MORTE E SENSAZIONE DI MORTE IMMINENTE<br>• FUGA<br>• VERTIGINI<br>• TREMORI/BRIVIDI<br>• PERDITA DI CONTROLLO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c′è dubbio che il disturbo panico è una disfunzione molto complessa; ma è proprio questa sua complessità a dover essere oggetto di studi e ricerche che possano supportare i professionisti nell&#8217;individuazione di strategie adatte alla disamina e risoluzione, fisica (organica e funzionale), mentale e corporea (comportamentale) del disturbo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche questa piccola ricerca sulle espressioni verbali dei panicosi sembra dimostrare che, nella descrizione dei propri comportamenti, se vogliamo disturbati, fanno sempre riferimento a momenti interattivi e relazionali. E anche quando l&#8217;attacco di panico si manifesta di notte o di giorno nei momenti meno apparentemente relazionali, dormendo o da svegli, è probabile che siano sempre riconducibili ad eventi relazionali fortemente emotivi e che magari sono ben ‘archiviati’ nel segreto della persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel nostro piccolo, pur condividendo la necessità di arginare le manifestazioni più eclatanti delle crisi di panico, e quindi pur accettando la necessità dell&#8217;utilizzo di sostanze chimiche per contenerle, si resta convinti che è necessario continuare a chiedersi il senso del loro utilizzo e lo scopo che con il loro uso si vuole perseguire, nel breve e nel lungo periodo. Questo scopo non può e non deve esaurirsi nel semplice contenimento dei sintomi ma dovrebbe guardare alla completa risoluzione dell&#8217;intero processo configurazionale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Riflessioni e approfondimenti di Giuseppe Ciardiello<br>[Da una iniziativa di Alessandra Giordani, curata da Cinzia Abbiati]</h4>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La psicoterapia e le nuove tecnologie</title>
		<link>https://www.lidap.it/2024/05/15/la-psicoterapia-e-le-nuove-tecnologie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2024 17:12:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti sul Dap]]></category>
		<category><![CDATA[La ricerca scientifica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=5994</guid>

					<description><![CDATA[La psicoterapia e le nuove tecnologie di Giuseppe Ciardiello Abstract In pochi anni il dominio televisivo è stato soppiantato radicalmente da quello del computer che si è imposto anche in tutte le professioni. Le nuove tecnologie si sono rivelate indispensabili soprattutto in ambito relazionale, dove hanno prodotto un viraggio strutturale e metodologico. Anche il mondo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">La psicoterapia e le nuove tecnologie</h3>



<h4 class="wp-block-heading">di Giuseppe Ciardiello</h4>



<h4 class="wp-block-heading"><em>Abstract</em></h4>



<p class="wp-block-paragraph">In pochi anni il dominio televisivo è stato soppiantato radicalmente da quello del computer che si è imposto anche in tutte le professioni. Le nuove tecnologie si sono rivelate indispensabili soprattutto in ambito relazionale, dove hanno prodotto un viraggio strutturale e metodologico. Anche il mondo delle psicoterapie si sta arricchendo di nuovissime modalità d’intervento tecnologiche. È allora opportuno confrontarsi per individuare criteri di utilizzo di queste macchine come intermediari della relazione, senza che interferiscano con gli specifici modelli teorici.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>Parole chiave</em></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Strumenti digitali &#8211; spazio virtuale &#8211; realtà virtuale immersiva – interazioni corporee.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><a href="https://www.analisi-reichiana.it/psicoterapiaanaliticareichiana/index.php/numero-1-2023/40-rivista/numero-1-2023/416-la-psicoterapia-e-le-nuove-tecnologie" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Link all&#8217;articolo.</a></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte: PsicoterapiaAnaliticaReichiana &#8211; Rivista semestrale della Società Italiana di Analisi Reichiana</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il panico nei bambini, negli adulti e negli anziani</title>
		<link>https://www.lidap.it/2024/04/23/il-panico-nei-bambini-negli-adulti-e-negli-anziani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 23:34:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti sul Dap]]></category>
		<category><![CDATA[La ricerca scientifica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=5871</guid>

					<description><![CDATA[Il panico nei bambini, negli adulti e negli anziani. Un solo processo, una radice comune: la repressione dell&#8217;adgredior (aggressività) e dell&#8217;espressione della rabbia. di Giuseppe Ciardiello Nei notiziari e nei normali organi di stampa sembra che la violenza sia in aumento e che si concretizza nelle reazioni violente di uomini che non sanno reagire altrimenti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Il panico nei bambini, negli adulti e negli anziani. Un solo processo, una radice comune: la repressione dell&#8217;<em>adgredior</em> (aggressività) e dell&#8217;espressione della rabbia.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">di Giuseppe Ciardiello</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei notiziari e nei normali organi di stampa sembra che la violenza sia in aumento e che si concretizza nelle reazioni violente di uomini che non sanno reagire altrimenti alle separazioni. Fanno notizia anche gli anziani ridotti in solitudine e i disturbi d&#8217;ansia che colpiscono anche i bambini, disturbi che si pensava colpissero solo gli adulti.<br>Bambini, donne e anziani stanno facendo i conti con una stessa realtà. Quella nascosta nella disattenzione, superficialità, noncuranza e mancanza di riguardo che è espressione di un&#8217;unica forma di violenza che troppo spesso è letta come agressività.<br>In questo contesto è necessario prendere coscienza del fatto che il vero problema non sta nell&#8217;aggressività, che in fin dei conti non è altro che il modo in cui le emozioni sono espresse, bensì nella violenza che si camuffa e nasconde nelle espressioni che gli somigliano.<br>L&#8217;aggressività, la vitalità, l&#8217;impetuosità e la vivacità, che spesso vengono giudicate come manifestazioni prepotenti e dispotiche, sono in realtà solo maniere irruenti e veementi di relazionarsi. Ma proposta con un senso così grossolano, la vitalità necessita di un distinguo perchè sia riabilitata la sana e libera espressione delle emozioni.<br><strong><a href="#1. La rabbia">1. La rabbia come &#8216;stato mentale&#8217; e la sua carica: l&#8217;adgredior</a><br><a href="#2. La repressione">2. La repressione dell&#8217;adgredior nel disturbo panico</a><br><a href="#3. nei bambini">3. La repressione dell&#8217;adgredior e il disturbo panico nei bambini</a><br><a href="#4. nelle donne">4. La repressione dell&#8217;aggredior e il panico nelle donne</a><br><a href="#5. negli anziani">5. Il panico negli anziani e la paura della sparizione</a></strong></p>



<h4 class="wp-block-heading"><li id="1. La rabbia"></li>1. La rabbia come &#8216;stato mentale&#8217; e la sua carica: l&#8217;adgredior</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>&#8216;Il cielo era così stellato, così luminoso che, guardandolo, ci si chiedeva istintivamente: è mai possibile che sotto un simile cielo vivano uomini collerici e capricciosi?&#8217;</strong></em> (Fedor Dostoevskij, &#8216;Le notti bianche&#8217;)<br><em><strong>&#8216;Io sono un uomo malato… astioso. Sono un uomo malvagio. Credo di essere malato di fegato. Del resto non ne so un accidente della mia malattia e non so neppure esattamente cosa mi faccia male… So meglio di chiunque che in questo modo danneggio unicamente me stesso e nessun altro; eppure, se io non mi curo, è solo per rabbia. Ho mal di fegato? Tanto meglio, mi faccio ancora più male!<br>E&#8217; un pezzo che vivo così: saranno vent&#8217;anni. Ora ne ho quaranta. Prima ero impiegato, adesso non lavoro più. Ero un pessimo impieato. Ero sgarbato e ci provavo gusto.&#8217;</strong></em> ( Fedor Dostoevskij, &#8216;Memorie dal sottosuolo&#8217;)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così è narrata l&#8217;emozione della rabbia da un noto e grande autore di narrativa. Proposta come una falsa capricciosità, viene descritta come uno stato mentale dipinto da un rancore inspiegabile.<br>L&#8217;ipotesi che possiamo fare è che queste forme di rancore si siano formate in seguito ad esistenze sofferte e per la fatica di vivere; forse per un blocco di senso e per la difficoltà incontrata nel costruire una realtà in sintonia con quella accettata da tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri autori specialisti della materia psichica, hanno riscontrato che questa difficoltà è inclusa nella normale funzione mentale e che, in condizioni particolari, può fare la sua comparsa in chiunque.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>&#8216;In merito alle ultime concezioni della malattia mentale, Franco Basaglia sostenne che la follia è in definitiva una &lt;condizione umana&gt;, e quindi esiste nell&#8217;uomo come esiste la ragione</strong></em><sup data-fn="38f15486-9b7c-477f-b3c0-4e0cdd4f0ba4" class="fn"><a href="#38f15486-9b7c-477f-b3c0-4e0cdd4f0ba4" id="38f15486-9b7c-477f-b3c0-4e0cdd4f0ba4-link">1</a></sup><em><strong>.</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Siccome la rabbia è l&#8217;emozione che sorge in reazione al dolore, quando colora l&#8217;intera personalità e appare come uno stato della mente, è probabile che sia indice di un&#8217;antica traccia d&#8217;esperienza. Che il suo consolidamento viene da un dolore primario; forse dal dolore che nasce dalla repressione dell&#8217;aggressività (adgredior<sup data-fn="19b1f74c-0cb1-438c-91d5-efdcde2a8fb1" class="fn"><a href="#19b1f74c-0cb1-438c-91d5-efdcde2a8fb1" id="19b1f74c-0cb1-438c-91d5-efdcde2a8fb1-link">2</a></sup>).<br>Questo stato repressivo si può spiegare col fatto che alcune condizioni sociali, familiari, economiche ecc., impediscono la normale evoluzione delle persone. Creando sensi di colpa e disistima, queste condizioni bloccano la loro naturale vitalità così che, una volta resa deficitaria, la persona spinge le proprie energie su quegli aspetti della personalità che Bleuler vede nella comune condizione umana<sup data-fn="6330943c-c0cd-4b5b-a8d3-bd6114bd4a25" class="fn"><a href="#6330943c-c0cd-4b5b-a8d3-bd6114bd4a25" id="6330943c-c0cd-4b5b-a8d3-bd6114bd4a25-link">3</a></sup>. Così nelle persone più fragili e delicate, può essere messa a rischio la sanità psicologica quando vengono intaccate le funzioni dell&#8217;io e così, come forse i personaggi di Dostoevskij, l&#8217;impossibilità ad agire l&#8217;adgredior può produrre uno &#8216;stato mentale&#8217;<sup data-fn="265b2716-5ac4-4791-9c0f-c5178369381d" class="fn"><a href="#265b2716-5ac4-4791-9c0f-c5178369381d" id="265b2716-5ac4-4791-9c0f-c5178369381d-link">4</a></sup> rabbioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presente lavoro sostiene questa ipotesi: cioè che un organismo inibito, originariamente impedito nell&#8217;espressione naturale dell&#8217;adgredior, può esitare in un&#8217;organizzazione panica e sviluppare reazioni violente autodirette. Questa inversione dell&#8217;espressione rabbiosa, che nel suo accumularsi si trasforma in violenza e procura esiti riconducibili al disturbo panico, può avvenire in tutte le fasi della vita delle persone più fragili: bambini, donne ed anziani.<br>La rilettura dell&#8217;aggressività nei termini dell&#8217;adgredior necessita però di una ridefinizione.<br>Intanto va distinta dalle emozioni perché, mentre per esempio la rabbia è una manifestazione emozionale che si accompagna a correlati corporei specifici e fissi in risposta ad un dolore o ad un pericolo, l&#8217;aggressività è la descrizione del modo in cui la rabbia è espressa. Infatti l&#8217;uso del termine &#8216;aggressivo&#8217; può riferirsi alla quantità dell&#8217;energia impiegata nell&#8217;emozione oppure alla sua qualità. Così un&#8217;emozione priva di adgredior (di aggressività), è blanda o insignificante mentre se ne è carica viene di solito considerata violenta anche se è solo veemente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questo diverso significato l&#8217;adgredior andrebbe coltivato piuttosto che inibito così che , fin da piccol*, le persone imparino ad usarla. Invece, al contrario, il termine &#8216;aggressivo&#8217; è sovradeterminato e, impiegato come sinonimo di violenza, è sovente sovrapposto alla rabbia.<br>Una volta bloccata la rabbia, l&#8217;aggressività che la sostiene tracima e, carica di ulteriore dolore, sconforto e impotenza, si tramuta in violenza. Una volta formatasi, e non potendosi esprimere verso l&#8217;esterno contro le persone care, questa violenza è rivolta contro sé stessi lacerando i legami che tengono insieme le funzioni dell&#8217;io. È questo evento finale a generare quella deflagrazione che, definita panico, non si manifesta quando la violenza si indirizza verso l&#8217;esterno.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><li id="2. La repressione"></li>2. La repressione dell&#8217;adgredior nel disturbo panico</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Dagli anni settanta, e fin quasi ai novanta, il panico si era imposto come una disfunzione quasi tipicamente femminile. Al suo esordio si parlava di Disturbo da Attacco di Panico (DAP) e gli eventi improvvisi, e apparentemente immotivati, erano descritti come una generica reazione, fisica e psicologica, a momenti di forte stress. Quei cambiamenti evolutivi che si accompagnavano a separazioni ed eventi relazionali faticosi, in alcune persone sfociavano in perdita di equilibrio (omeostatico) delle funzioni organismiche (saltava la coordinazione del respiro, dei movimenti oculari, del battito cardiaco, dell&#8217;equilibrio fisico e di tutte le altre funzioni, corporee e mentali)<sup data-fn="1aad2a3c-54b3-4cf1-86b7-62c594997f01" class="fn"><a href="#1aad2a3c-54b3-4cf1-86b7-62c594997f01" id="1aad2a3c-54b3-4cf1-86b7-62c594997f01-link">5</a></sup>. Nella condizione del panico le persone non si riconoscevano più nel complesso delle funzioni coordinate dell&#8217;Io; perdevano la capacità di controllo del proprio corpo e il senso di unitarietà cui erano abituate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora oggi il disturbo panico non è riconducibile a cause specifiche e l&#8217;ipotesi più accreditata rimane quella che lo vede dipendere da problemi di separazione, quindi relazionali. Continua però a mancare una sua descrizione dinamica e funzionale.<br>Un punto di vista che cerca di descriverne la formazione lo lega all&#8217;inibizione dell&#8217;aggressività e della rabbia. È una descrizione che, tenendo conto delle osservazioni di Bowlby<sup data-fn="6af58e36-d9fd-44f5-90a5-63bf1e9df62c" class="fn"><a href="#6af58e36-d9fd-44f5-90a5-63bf1e9df62c" id="6af58e36-d9fd-44f5-90a5-63bf1e9df62c-link">6</a></sup> sull&#8217;attaccamento, è stato proposto dall&#8217;autore del presene lavoro in un articolo di qualche anno fa<sup data-fn="67abda4d-3c47-4c34-a93a-daf765a3324d" class="fn"><a href="#67abda4d-3c47-4c34-a93a-daf765a3324d" id="67abda4d-3c47-4c34-a93a-daf765a3324d-link">7</a></sup>. La repressione dell&#8217;aggressività e della rabbia nelle prime fasi evolutive impedisce un normale processo di integrazione e coordinazione organismica e dà luogo a funzioni dell&#8217;io instabili e precarie. Di concerto si configurano fissazioni ai processi di non/integrazione primari che rendono difficoltoso l&#8217;accesso ai successivi processi di integrazione<sup data-fn="46bc4e5e-e22a-49c9-b326-2604893f8ef2" class="fn"><a href="#46bc4e5e-e22a-49c9-b326-2604893f8ef2" id="46bc4e5e-e22a-49c9-b326-2604893f8ef2-link">8</a></sup>. Per la descrizione era presa in prestito l&#8217;ipotesi integrativa di Winnicott<sup data-fn="5e893bc8-1ac0-4547-870a-e5385bdf12be" class="fn"><a href="#5e893bc8-1ac0-4547-870a-e5385bdf12be" id="5e893bc8-1ac0-4547-870a-e5385bdf12be-link">9</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, mentre la regressione è un processo normale che, per esempio, si realizza anche in momenti di relax, quando ci si distende o si è massaggiati o quando ci si prepara per dormire<sup data-fn="dbf44d2d-4f3b-4872-b4e0-0c5b7039c365" class="fn"><a href="#dbf44d2d-4f3b-4872-b4e0-0c5b7039c365" id="dbf44d2d-4f3b-4872-b4e0-0c5b7039c365-link">10</a></sup>, la repressione dell&#8217;adgredior richiama la rabbia, che è la risposta ad un dolore, e che accumulandosi arriva ad assumere i tratti della violenza.<br>Nelle persone sofferenti di panico il dolore e la rabbia repressi vengono sostituiti da comportamenti relazionali compensatori e riparatori. Questi sforzi relazionali le fanno apparire affidabili, competenti, responsabili e capaci di farsi carico di molte realtà, sociali e familiari, in maniera anche molto abile. Non di rado infatti il panico si mostra anche l&#8217;opportuno salvagente capace di assorbire e contenere disturbi più gravi le cui manifestazioni, di derealizzazione e depersonalizzazione, sono ben compensate.<br>Ma l&#8217;abito panico rappresenta personalità solo apparentemente forti perché, in qualsiasi momento della loro vita,  un qualsiasi evento può scatenare una grande deflagrazione e disintegrarle. Basta che l&#8217;evento, seppure inconsapevolmente, si agganci a una qualsiasi àncora generatasi nei primi anni di vita.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><li id="3. nei bambini"></li>3. La repressione dell’adgredior e il disturbo panico nei bambini</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il panico può fare la sua comparsa anche nei bambini.<br>Secondo il DSM-5 l’Attacco di Panico è una paura improvvisa che produce enorme disagio, fisico e psicologico, in un brevissimo lasso di tempo.<br>Il DAP si accompagna di solito con il disturbo panico che si coniuga anche col timore di sperimentarne di nuovi. Ciò comporta la modifica del comportamento che si esprime negli atteggiamenti indicati come &#8216;la paura della paura&#8217;.<br>I bambini che soffrono di disturbi di panico non sono pochi e si situano, con quelli diagnosticati ansiosi, tra lo 0,2% e il 10%<sup data-fn="4d2ec155-bf51-4937-a896-82e991eb4c20" class="fn"><a href="#4d2ec155-bf51-4937-a896-82e991eb4c20" id="4d2ec155-bf51-4937-a896-82e991eb4c20-link">11</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche nei bambini, come negli adulti, i disturbi relativi al panico si manifestano con sintomi fisici e psichici e anche per loro i disturbi psicologici, meno facilmente riconoscibili come disturbi, sono anche meno accettati: sensazione di irrealtà e derealizzazione (essere distaccati dalla realtà e da se stessi), paura di morire o impazzire sono spesso sottovalutati se non derisi.<br>Anche in loro gli attacchi sono improvvisi e imprevedibili e, come per gli adulti, le situazioni scatenanti non sono individuabili. Singolare è il fatto che possono verificarsi anche mentre il bambino è in condizione di riposo o sta dormendo. Il fatto che il panico possa verificarsi anche nei momenti di relax, oltre che in quelli di stress relazionale, depone a favore dell&#8217;idea che l&#8217;attacco di panico possa essere l&#8217;esito di una regressione ad uno stato evolutivo primario di non integrazione che, nel corso di momenti di allentamento delle difese, è vissuto come disintegrante piuttosto che come non integrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La repressione dell&#8217;aggressività (adgredior) nei bambini, necessaria e imposta dalle esigenze educative e culturali, ha bisogno di essere modulata secondo parametri di sostenibilità soggettiva. Quando l&#8217;adgredior viene semplicemente negata, la reazione al dolore è la rabbia che, a sua volta confusa e interpretata come violenza, è negata dalle figure di accudimento. La disattenzione alla &#8216;sintonia interattiva&#8217; può rivelarsi uno strumento in grado di spegnere la vitalità, l&#8217;irruenza e la combattività.<br>Nel corso degli anni la continua sovrapposizione della violenza e dell&#8217;aggresività tende a saldarsi in una commistione difficile da districare. Quando in alcune occasioni i bambini fanno i capricci e rompono gli oggetti o in altre, si spaventano e diventano inconsolabili nelle loro richieste affettive, le figure di accudimento vivono l&#8217;impotenza che esprimono con un&#8217;ulteriore reazione rabbiosa. Queste reazioni ancora di più tendono a inibire i comportamenti espressivi delle emozioni dove, a quel punto, la paura la fa da padrona. Emerge un&#8217;unica possibilità: aggredire sé stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa violenza autodistruttiva verso i propri legami interni, in alcuni bambini si esprime con l&#8217;angoscia nei momenti di relax e di abbandono. Ciò accade perché i normali momenti abbandonici (quindi regressivi), insieme all&#8217;allentamento delle difese provocano anche un allentamento dei legami che tengono insieme le funzioni dell&#8217;Io. Se per quei momenti non esistono i presupposti relazionali che permettono l&#8217;allentamento e l&#8217;abbandono, il ritorno ai &#8216;sicuri&#8217; vissuti di non integrazione delle prime fasi evolutive diventa spiacevole. In quei casi la regressione riporta agli stati di non integrazione primari dove la fantasia, l&#8217;onnipotenza e la distruttività sono vissuti con spavento perché le relazioni primarie non hanno saputo mettere in sicurezza le configurazioni egoiche che restano caratterizzate dall&#8217;incertezza.<br>Questa ipotesi, formulata con l&#8217;uso delle teorizzazioni di Winnicott, non cambia se vista indossando gli occhiali della teoria polivagale di Porges. Le àncore affettive ed emozionali delle interazioni primarie, quando sono disfunzionali dissolvono il possibile ingaggio del sistema sociale e lasciano attivato il sistema simpatico (…di allarme). L&#8217;esito è un vissuto di dissoluzione che non può che essere catastrofico!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali i rimedi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aggressività è quindi connaturata all&#8217;espressione delle emozioni e le connette come fosse contenuta nei vagoni del treno emozionale. Purtroppo poi accade che l&#8217;aggressività venga confusa con la rabbia e inibita così che, dopo essersi accumulata e diventata insostenibile, dilaga violentemente.<br>L&#8217;aggressività nei bambini non andrebbe repressa perché è dalla loro capacità di modularla che prende forma la capacità di sentire, individuare e distinguere le emozioni che fanno capo alla formazione dell&#8217;Io<sup data-fn="c97f1148-de68-4179-bd6b-6f023c530cd9" class="fn"><a href="#c97f1148-de68-4179-bd6b-6f023c530cd9" id="c97f1148-de68-4179-bd6b-6f023c530cd9-link">12</a></sup>. Di converso, è la sua inibizione a stravolgere la possibilità di comprenderle.<br>Il tentativo di svuotare le emozioni dall&#8217;aggressività, e pretendere che si sia emozionati in maniera calma e tranquilla, vanifica l&#8217;intento conoscitivo e discriminatorio delle singole emozioni che, se prive di carica affettiva perdono la caratterizzazione e non possono essere riconosciute. Dovendosi colorare di un gradiente energetico qualitativo, le singole emozioni richiedono di essere vissute in maniera aggressiva, profonda, diretta, viscerale e vitale. Solo dopo aver esperito questo tipo di vissuto emotivo si può avvertire il suo incarnarsi e solo allora diventa possibile con/dividere quello che si è provato e, infine, in una vicinanza emotiva e fisica con le altre persone, costruire i diversi significati di quello che si è provato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo modo che i bambini imparano a modulare l&#8217;adgredior che compone le emozioni e arrivano a sentirsi legittimati ad esprimerle senza spaventarsi.<br>Ciò che invece incide negativamente sull&#8217;identificazione dei vissuti e li confonde è la disattenta educazione infantile.<br>Spesso il movimento aggressivo è represso sul nascere perché o non riconosciuto o perché lo si interpreta come rabbia e violenza. Accade per esempio quando ai bambini vengono ingiunti comportamenti che a lungo andare diventano stereotipati e abitudinari, quando vengono limitati nel movimento (fermo li, non ti muovere…), nell&#8217;espressione verbale (non interrompere mentre parla un adulto…), nel tono di voce (non parlare ad alta voce…), ecc.<br>È la libera espressione delle emozioni, oculatamente modulata e calibrata nel tempo e nello spazio, a permettere ai bambini di maneggiare e gestire un proprio mondo emozionale e così creare quella interpretazione della realtà soggettiva che è in equilibrio con l&#8217;interpretazione degli altri e che sola può dare l&#8217;idea di vivere una stessa realtà, univoca e condivisa.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><li id="4. nelle donne"></li>4. La repressione dell&#8217;aggredior e il panico nelle donne</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;attuale realtà sociale le donne acquisiscono più dei maschi (per convenzione culturale?) i tratti di una coartazione dell&#8217;espansività e di un&#8217;introiezione dell&#8217;aggressività. Per il fatto di detenere la caratteristica onnipotenza di dare la vita, non hanno bisogno di confliggere e competere nelle espressioni della vitalità sociale. In questo confronto le donne risultano tradizionalmente tendenti alla cooperazione anche se poi si convincono di evitare la competizione perché <a href="https://lavoce.info/archives/16746/competitivita-uomo-donna-competizione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">svantaggiate</a>. Potrebbe allora darsi che le donne rivolgano alla configurazione panica piuttosto che alle manifestazioni violente, come la guerra e la produzione delle armi, la propria aggressività? E potrebbe darsi che sia perchè sono meno naturalmente predisposte alla distruzione dell&#8217;oggetto e più orientate alla sua preservazione?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò per dire che le donne, malgrado le attuali spinte sociali che tendono a minimizzare le differenze di genere, nelle relazioni restano più capaci degli uomini di usare modalità aggressive piuttosto che violente. Al contrario gli uomini continuano a privilegiare modalità che mostrano un&#8217;evidente difficoltà ad individuare legittime espressioni maschili di adgredior che non ricalchino la violenza.<br>Alcuni tratti di comportamento, imposti dai diversi ceti sociali alle donne, finiscono per apparire naturali espressioni di genere. Per esempio la fedeltà, la gentilezza, la sottomissione, la timidezza, il perbenismo, anche quando sono impliciti, sono pretesi e sanciti in maniera molto rigida per il genere femminile. Se qualcuna si permette un comportamento contrario, o anche modicamente alternativo, in quei contesti può essere additata come maschiaccio o strega o pazza, sciamana o santona<sup data-fn="ac311347-58aa-47fb-861f-298e49ac5d50" class="fn"><a href="#ac311347-58aa-47fb-861f-298e49ac5d50" id="ac311347-58aa-47fb-861f-298e49ac5d50-link">13</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse per esigenze storiche ed evoutive i due generi, femminile e maschile, hanno sviluppato una sorta di cecità per la lotta intestina arrivando a legittimare la sopraffazione dell&#8217;uno, il genere maschile, su quello femminile. Ambedue hanno permesso, a volte anche esplicitamente consapevoli, che la mancanza della capacità di emanciparsi venisse considerata un tratto connaturato all&#8217;essere femminile. L&#8217;imposizione di questa caratteristica, avvenuta per convenzione sociale, vede negata alle donne la libera espressione dell&#8217;insofferenza, della rabbia, della stanchezza nei confronti di tutto ciò che riguarda l&#8217;accudimento dei figli o dei genitori o dei mariti e compagni. Viene considerato innaturale manifestare stanchezza nei confronti dei familiari mentre è naturale, e quindi imposto e preteso, che da sole e per un innato istinto materno, sappiano come condurre con la gestazione, il parto, l&#8217;allevamento filiale e nei confronti di tutto ciò che la società reputa doveroso. Inutile dire che per questi oneri la naturale transazione economica è la gratuità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa finestra culturale il panico si è presentato come l&#8217;unica via d&#8217;uscita per molte donne. In certe occasioni è stato come un salvagente per continuare a nuotare nel mondo della ribellione senza rischiare di andare alla deriva e perdersi; in altre è stata l&#8217;unica occasione concreta di esprimere il malessere diffuso derivante dalla soppressione della naturalezza espressiva (adgredior). È stato un modo di esprimere quella rabbia che, nata dal dolore per la soppressione della propria vitalità e visceralità, si è rivolta contro sé stesse per impossibilità e/o incapacità a volgersi verso l&#8217;esterno.<br>In realtà, quando il panico è comparso presentandosi come disturbo prevalentemente femminile, non è vero che era un altro modo in cui l&#8217;isteria si manifestava quanto piuttosto era un altro modo con cui la società colpiva le parti più fragili della sua composizione. Erano quelle meno tradizionalmente garantite e tutelate; quelle per le quali le espressioni rabbiose e rivendicative erano socialmente e culturalmente represse. Quelle per le quali ancora oggi, le più comuni rivendicazioni sociali suscitano reazioni di rifiuto da parte delle istituzioni e da parte dei compagni e partner; rifiuto che si concretizza in modo eclatante nel diniego del pieno controllo del proprio corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;emancipazione femminile è costantemente sottomessa e, quando e se, anche alle neonate è riconosciuto il diritto alla vita, le diverse culture si organizzano sopprimendone i movimenti naturali e affermativi. L&#8217;adgredior viene sistematicamente repressa fino ad essere completamente bandita dal comportamento. ll tipicamente femminile, che come proiezione maschilista<sup data-fn="11a579bc-fc7a-4f8d-ace9-e81a1ebe3bb0" class="fn"><a href="#11a579bc-fc7a-4f8d-ace9-e81a1ebe3bb0" id="11a579bc-fc7a-4f8d-ace9-e81a1ebe3bb0-link">14</a></sup> si nasconde anche nelle pieghe delle iniziative più meritevoli<sup data-fn="8819aa8b-aedd-44da-a985-0a645f52e348" class="fn"><a href="#8819aa8b-aedd-44da-a985-0a645f52e348" id="8819aa8b-aedd-44da-a985-0a645f52e348-link">15</a></sup>, si avvale di logiche familiari e di gruppo che concordano implicitamente nell&#8217;inibire i movimeni naturali e spontanei. L&#8217;esito educativo della cultura imprime dentro il corpo delle donne il disconoscimento della propria aggressività e lo fa vestendo di perbenismo l&#8217;incarnazione di questa repressione che si realizza con specifiche tensioni muscolari, del volto, degli occhi, spalle, braccia e così via. Queste tensioni compromettono l&#8217;identificazione emozionale e condizionano l&#8217;interpretazione dei sentimenti. Alcune donne si persuadono di non provare affatto certe emozioni, oppure le confondono con altre più socialmente condivise, e si mostrano intolleranti specialmente con i propri tratti aggressivi perpetuandone la soppressione nell&#8217;educazione che a loro volta impartiscono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la rabbia, che di solito è una reazione all&#8217;inibizione dell&#8217;adgredior, viene giudicata anormale specie quando è vissuta nei confronti dei figli, dei mariti, compagni e amiche, perché è una rabbia che stride, secondo un&#8217;idea creduta legittima, con i comportamenti da tenere nei ruoli di mogli e madri.<br>La buona educazione familiare tende a sopprimere l&#8217;adgredior dall&#8217;attività corporea e, specialmente nelle donne, si incarna nel perbenismo delle forme verbali e del bon ton. È anche in questo modo che il campo educativo femminile viene invaso da configurazioni caratteriali improntate alla dolcezza, alla sottomissione, all&#8217;arrendevolezza, alla comprensione, alla sopportazione e a tutte quelle caratteristiche che alla fine non vengono più viste come modalità apprese, bensì come qualità naturali per le quali le donne possono essere considerate &#8216;carine&#8217;.<br>Una volta sancitane la negazione, l&#8217;espressione dell&#8217;adgredior (energia vitale e voglia di vivere) viene interpretata come indice di violenza e si scontra con i sensi di colpa e di vergogna. Quando hanno la meglio, queste altre due emozioni ne prendono il posto al punto che l&#8217;adgredior può non essere più sentito nè riconosciuto come bisogno essenziale di movimento e relazione. Lentamente si converte in dolore tedioso (rabbia repressa).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È negli spiriti sofferenti e fragili della società che trova rifugio questa risposta, nelle persone dove il dolore, spesso incomprensibile e ingiusificabile, diventa quella rabbia che aggredisce i legami tra le funzioni dell&#8217;Io. Aggressione autodiretta che oggi vivono anche molti uomini. È lo stesso tipico processo in atto negli atteggiamenti violenti e sadici, quelli che si camuffano anche con risvolti masochisti e che per questo, ancora una volta, vengono definiti &#8220;tipicamente femminili&#8221;. Sono questi i comportamenti che scopriamo attivi nei fragili e sensibili personaggi di Dostoevskij: Ho mal di fegato? Tanto meglio, mi faccio ancora più male!<br>Ancora l&#8217;autoaggressione, ancora il sé aggredito e ancora parti distorte che non vengono riconosciute come parti &#8216;non integrate&#8217; di sé, ma che vengono confuse con l&#8217;esito del vissuto &#8216;disintegrante del sé&#8217;. Sono quelle parti vissute come estranee, ed esperite come dissociate e non appartenenti al sé originario, che deve essere sempre integro e ben funzionante, che sono spesso proiettate sul mondo esterno per costruire una risposta confermativa alle proprie false credenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste laceranti pressioni interiori colorano il carattere panico e spingono le persone a impegnarsi per tenere insieme le parti e consentire alla relazione di sopravvivere. Ciò in nome di una coerenza emotiva, per una logica d&#8217;amore e affetto, per linearità comportamentale, per fedeltà alle promesse d&#8217;amore e per contenere le passioni. Le persone che soffrono di panico non vivono questi comportamenti come spontanei e naturali ma li vestono quotidianamente come fossero vestiti psicologici. Li indossano sforzandosi di tenerli puliti badando ai sentimenti irruenti e modulando il comportamento a seconda delle contingenze sociali. Sono quindi anche quelli che cercano di sottrarsi alle crisi evolutive ed esistenziali e le sfuggono per una rabbia antica. Quella stessa che, quando supera la capacità di contenimento, le precipita nel baratro delle componenti corporee la cui integrità si dissolve; quella dove l&#8217;orientamento si perde in un mondo mentale disarticolato e in cui sopravvive solo la paura della mancanza del collante che le tiene unite, coordinate, coerenti, fluide e controllate. Quella rabbia dove il rischio è che l&#8217;Io si dissolva.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><li id="5. negli anziani"></li>5. Il panico negli anziani e la paura della sparizione</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Come si è visto il panico si accompagna sempre ad una paura che, in quanto tale, invade completamente la mente! Ma l&#8217;invasione della mente da parte di grandi emozioni è un&#8217;esperienza piuttosto comune come lo è l&#8217;identificarsi con i propri pensieri, le idee, i concetti e le immagini prodotte dal cervello. In realtà ci si identifica con i prodotti della mente così come ci si identifica con il corpo e le azioni svolte. Ci si identifica col modo di camminare, di parlare, gesticolare e in genere si è convinti di &#8216;essere&#8217; tutte le funzioni che l&#8217;organismo svolge.<br>Anche quando non ci si sofferma col pensiero, in genere si &#8216;sa&#8217; che le funzioni dell&#8217;organismo sono azioni in corso, e cioè &#8216;atti comportamentali&#8217; piuttosto che oggetti e che, come tali, non esistono prima di realzzarli. Il fatto quindi che i comportamenti appartengano alla categoria delle azioni piuttosto che degli oggetti, e che appartengano ad una realtà transitoria, comporta il vantaggio di potersi identificare con azioniche hanno un orientamento strategico e possono quindi cambiare a seconda dei contesti. Lo svantaggio è che quei comportamenti sono soggetti alla legge del tempo e, appunto col passare del tempo, perdono l&#8217;integrità e la flessibilità. Decorsa l&#8217;epoca d&#8217;oro dell&#8217;età di mezzo, tutte le attività umane diventano faticose e anche parlare, pensare, immaginare o spostarsi anche di poco nello spazio, tende a diventare difficile. Nell&#8217;età senile la perdita di colpi si fa incisiva e frequente. Si scopre di essere imperfetti e che è sempre più difficile recuperare le funzioni faticosamente costruite dall&#8217;infanzia. Queste perdite sono vissute come grosse ferite narcisistiche che spaventano e avvertono di un disastro imminente: un decadimento dell&#8217;Io se non la sua sparizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per comprendere pienamente il vissuto emergente in questo contesto è necessario considerare il pronome &#8216;Io&#8217; non solo come l&#8217;accostamento di due lettere ma la rappresentazione dell&#8217;esperienza principe dell&#8217;evoluzione umana. Essa consiste nell&#8217;insieme dei processi più importanti della crescita che sono retti da due funzioni basilari: movimento e relazione (vedi anche la nota 14).<br>Dopo il pasaggio per l&#8217;età di mezzo, queste due funzioni tendono a ridursi per motivi fisici, dovuti all&#8217;invecchiamento (vero e proprio) dei tessuti muscolari, tendinei e articolari, e per motivi sociali dovuti all&#8217;avvicendamento generazionale in cui più si invecchia e più ci si ritrova soli per la scomparsa progressiva dei coetanei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;esperienza del processo d&#8217;invecchiamento, la graduale sparizione dell&#8217;Io può essere vista come il processo d&#8217;inversione della sua formazione. L&#8217;inversione evolutiva è un naturale processo decostruttivo che si basa sulla capacità di regredire, nel senso di tornare indietro sul processo evolutivo, quando è ncessario modificare un comportamento. Ma quando questo regresso avviene per degrado evolutivo, vuoi per età anagrafica o per motivi di malattia, l&#8217;Io perde anche la capacità di ri/configurarsi. Poi, a seconda degli accadimenti e degli stili di vita, anche quando il degrado può essere rallentato, in ogni caso non può essere evitato. Tutto ciò determina quasi un senso comune per cui, gli ultimi periodi di vita, rappesentano un pò per tutti come il ritorno all&#8217;originara condizione di &#8216;non/integrazione&#8217; organismica.<br>Questa condizione di irreversibilità dagli anziani può essere vissuta come l&#8217;ombra di una condanna in cui, ogni progressiva mancanza funzionale, fisica e psichica, può diventare un sintomo che ogni volta segna la conferma della disintegrazione in corso. Ogni mancanza è un poco di &#8216;Io&#8217; e di &#8216;Me&#8217; che se ne vanno. Con questa sparizione cresce anche la consapevolezza di un sempre più improbabile recupero. Perché non c&#8217;è più tempo, non c&#8217;è più resilienza, non c&#8217;è più forza&#8230;!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritmo della sparizione aumenta con l&#8217;età come suggerisce Yalom<sup data-fn="591acdfa-c5ba-4125-bc8c-a4ac0332d70b" class="fn"><a href="#591acdfa-c5ba-4125-bc8c-a4ac0332d70b" id="591acdfa-c5ba-4125-bc8c-a4ac0332d70b-link">16</a></sup> con la metafora della sala cinematografica: ognuno entra dal fondo da piccolo e occupa i primi posti a sedere. Col passare degli anni scala di posto e si avvicina allo schermo come si avvicina alla vecchiaia fino ad uscire di scena. Con l&#8217;avvicinarsi dell&#8217;anzianità diventa sempre più precipitosa l&#8217;approssimarsi delle ultime file e più s&#8217;invecchia più velocemente e più frequentemente ci si ammala. Le articolazioni iniziano a soffrire degli sbalzi di temperatura e diventano meno fluide. I ragionamenti si semplificano, i discorsi perdono di complessità. I legami logici faticano ad essere lineari e l&#8217;architettura mentale si semplifica e perde la sua ricchezza e fascino. La memoria a volte si smarrisce e perde la precisione dei contatti e dei riferimenti nei quali si riconosce. Le lacune aumentano e nel nuovo processo evolutivo cresce quel disordine che tanto disorienta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa fase di vita la graduale perdita di integrità, fisica e psichica, segna nel corpo di ogni persona una traccia di impotenza e le piccole malattie, che si accumulano e che, anche nella loro insignificanza si sommano, come una leggera zoppìa o un lieve tremore, possono diventare il segno tangibile e personale di un salto verso il processo disintegrante.<br>Il vissuto di questa condizione può essere molto vicino al panico inteso come quell&#8217;esperienza in cui le persone scoprono l&#8217;impotenza nei confronti del rischio dissolutivo.<br>Anche nel panico compare la paura di non potere più essere quell&#8221;Io&#8217; in cui ci si riconosceva e non potere più svolgere in maniera autonoma le semplici e quotidiane funzioni vitali. È quella condizione che si chiama &#8216;paura della paura&#8217; in cui si paventa e si teme il momento in cui non si saprà/potrà più badare a se stessi. È quella condizione molto simile a quell&#8217;altra, vissuta nel decorso evolutivo degli anziani, in cui si può rischiare di morire stando soli e di essere ritrovati, una volta cadaveri, solo per caso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che la solitudine degli anziani sia oggi un dato di fatto lo testimonia l&#8217;aumento delle associazioni che ormai in televisione chiedono &#8216;lasciti testamentari&#8217; piuttosto che piccole somme di danaro. Ma anche gli studiosi si stanno sensibilizzando a questa fase della vita. È stato elaborato il Frailty Index (di Kenneth Rockwood) per la misurazione della fragilità negli anziani e si sono ridefiniti gli intervalli evolutivi per cui oggi le persone &#8216;diversamente giovani&#8217; possono essere: &#8216;giovani anziani&#8217; (64/74 anni), &#8216;anziani&#8217; (75/84 anni), &#8216;grandi vecchi&#8217; (85/99 anni) e &#8216;centenari&#8217;.<br>Una maggiore attenzione di cura alle diverse fasi evolutive ha permesso il progredire della biomedicina e il conseguente allungarsi della sopravvivenza. Se da un lato queste condizioni si stanno rivelando vantaggiose perché permettono una vita più lunga, dall&#8217;altra generano nuove esigenze e bisogni relazionali. Purtroppo le ricerche specifiche latitano come carenti sono anche i servizi intermedi previsti dalla sanità pubblica per la salute fisica e mentale. Molte strutture per anziani prevedono l&#8217;ammissione solo di persone autosufficienti mentre quelle che sopravvivono senza cari, isolate, ammalate o inabili, possono fidare solo nelle associazioni di volontariato. Di contro la modernizzazione rende le famiglie sempre più mononucleari e autonome e riduce la loro necessità di avvalersi dei parenti anziani.<br>C&#8217;è un gap sempre più ampio tra le richieste generate dai bisogni indotti dalle nuove acquisizioni tecniche e scientifiche e le risposte della sanità pubblica che sembra sempre più preda strumentale di politiche opportunistiche. La società sembra indifferente rispetto alla cresente solitudine degli anziani e l&#8217;impressione è di un crescente vuoto che le famiglie stentano a colmare. Ai volontari e alla fortuna il compito di rispondere alle sempre più numerose richieste di assistenza e di attenzione per le patologie fisiche e mentali di queste ultime fasi della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora, ciò che è possibile intuire oggi del vissuto degli anziani e della loro vita, non è tanto la paura della morte che, bene o male, quando ci sarà lei non ci saremo noi, ma è la paura della dissoluzione, della sparizione di ciò che si &#8216;è&#8217; stati e che spinge a chiedere aiuto per il rischio che, anche se tutti lo vivono, resta sempre personale, si possa entrare nell&#8217;età senile sempre più soli, anche se non da soli, e ritrovarsi parcheggiati in luoghi/non luoghi.<br>Nelle poche ricerche citate la fragilità degli anziani è spesso descritta come &#8216;una disorganizzazione caotica dei sistemi fisiologici&#8217;, che corrisponde abbastanza all&#8217;idea avanzata nel presente lavoro, cioè quella della disintegrazione che si accompagna ai vissuti di &#8216;sparizione dell&#8217;Io&#8217;. Probabilmente è per questo che ultimamente gli anziani si rivolgono con maggiore frequenza ai gruppi AMA per il panico. Perché intravedono in questo disturbo una paura analoga alla loro, quella paura di dissolversi dell&#8217;Io a cui viene dato uno spazio legittimo solo in questi gruppi.</p>


<ol class="wp-block-footnotes"><li id="38f15486-9b7c-477f-b3c0-4e0cdd4f0ba4">Basaglia difese comunque la concezione socio genetica della malattia mentale, una malattia in stretta relazione con le strutture della società, specie in epoca attuale. Una società consumistica, frenetica, alienante e conflittuale non fa che favorire l&#8217;emergere del disagio mentale, soprattutto ad allontanare e isolare coloro che non ce la fanno a reggere i ritmi della produzione industriale e la frustrante conflittualità sociale in cui tutti siamo immersi pagando alti costi umani, anche solo in termini di nevrosi. Invece dell&#8217;internamento in manicomio, precisò infine Basaglia nel pieno della lotta contro tale istituzione &#8220;totale&#8221;, la terapia più importante per affrontare la follia è la libertà. (Giacomo L.Vaccarino, &#8216;<em>La coscienza infelice</em>&#8216;, Ronchetti &amp; Co., 2021,Torino, p. 247). <a href="#38f15486-9b7c-477f-b3c0-4e0cdd4f0ba4-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 1"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="19b1f74c-0cb1-438c-91d5-efdcde2a8fb1">La parola aggressività deriva dal verbo adgredior, composto da &#8216;a&#8217; e &#8216;gradior&#8217;, significa andare, procedere, avanzare, camminare, aggredire; la preposizione &#8216;ad&#8217; significa verso, contro, allo scopo di. Quindi &#8216;Adgredior&#8217; indica l&#8217;azione di avvicinarsi a qualcuno o qualcosa, con intenzioni che possono essere buone (tentare di accattivare) od ostili (attaccare, assalire, accusare). Può spingere l&#8217;individuo ad andare oltre sé stesso, per rafforzarsi e arricchirsi, o può portarlo a difendersi e rinchiudersi nei propri confini. (<a href="https://www.unisalento.it/documents/20152/272522/Bulli+e+Bulle.pdf/1d2b694d-96fa-00ef-84d6-1a7929849619?version=1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Luigi Giorgio Caputo</a>) <a href="#19b1f74c-0cb1-438c-91d5-efdcde2a8fb1-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 2"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="6330943c-c0cd-4b5b-a8d3-bd6114bd4a25">Come Manfred Bleuler ha sostenuto, una vita schizofrenica latente è nascosta nella condizione umana. Nelle situazioni di profonda solitudine, nell&#8217;esperienza mistica, nel pensiero autistico, nei sogni, nella esperienza estetica si possono osservare esperienze sigillate da analogie sotterranee con le realtà psicotiche. Nella schizofrenia queste esperienze, che si svolgono anche nella condizione umana &#8220;normale&#8221;, si scompensano ed escono dagli argini abituali; tematizzando infine strutture di significato profondamente estranee alle nostre. (id., p.249, tratto da E. Borgna: &#8216;<em>I conflitti del conoscere. Strutture del sapere ed esperienza della follia</em>&#8216;, p. 71-73, 81, Feltrinelli, 1979). <a href="#6330943c-c0cd-4b5b-a8d3-bd6114bd4a25-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 3"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="265b2716-5ac4-4791-9c0f-c5178369381d">Lo stato mentale può dipendere e includere le diverse funzioni dell&#8217;io per cui, anche le emozioni, possono essere vissute all&#8217;ombra dello stato mentale che diventa &#8216;Mindset&#8217;, lo stato in cui la mente si orienta verso un particolare set di aspettative &#8230; la chiave di lettura con cui leggiamo il <a href="https://4books.com/it/approfondimento/lo-stato-mentale" target="_blank" rel="noreferrer noopener">presente</a> <a href="#265b2716-5ac4-4791-9c0f-c5178369381d-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 4"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="1aad2a3c-54b3-4cf1-86b7-62c594997f01">Il processo di coordinamento è un processo elementare che l&#8217;organismo realizza fin dalle sue origini. Con l&#8217;integrazione, di cui si parlerà in seguito, la coordinazione vale anche per gli organi viscerali.Valgacomeesempio le note di Porges a propostio del &#8216;sistema di coinvolgimento sociale&#8217;:<em> &#8216;A livello funzionale, il sistema di coinvolgimento sociale emerge da una connessione cuore/faccia che coordina il cuore con i muscoli del viso e della testa. La funzione iniziale del sistema è quella di coordinare la suzione, la deglutizione, la respirazione e la vocalizzazione. Una coordinazione atipica di questo sistema all&#8217;inizio della vita è un indicatore di successive difficoltà nel comportamento sociale e nella regolazione emotiva.&#8217;, (</em>Stephen W. Porges<em>, &#8216;Sicurezza polivagale&#8217;, </em>GiovanniFioritiEditore<em>, </em>2023<em>, </em>p<em>.</em>7<em>)</em> <a href="#1aad2a3c-54b3-4cf1-86b7-62c594997f01-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 5"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="6af58e36-d9fd-44f5-90a5-63bf1e9df62c">&#8216;Bowlby rileva come il sistema di attaccamento implichi continue reazioni emozionali, reattività che consegue da una serie di condizioni. Nelle prime troviamo la gioia, il senso di sicurezza e l&#8217;attenuazione (o la scomparsa) della sofferenza (fisica o psichica) determinata dalla vicinanza della figura di attaccamento. Nelle seconde la rabbia e la paura conseguenti alla possibile assenza o scomparsa di tale figura, ed infine la tristezza quale conseguenza della sua mancanza (specialmente se per periodi prolungati).&#8217; (Roberto Infrasca, &#8216;<em>Il Disurbo da Attacchi di Panico</em>&#8216;, FrancoAngeli, 2011, p. 62) <a href="#6af58e36-d9fd-44f5-90a5-63bf1e9df62c-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 6"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="67abda4d-3c47-4c34-a93a-daf765a3324d">G. Ciardiello, &#8216;Genesi, Diagnosi differenziale e Terapia del Distrurbo da Attachi di Panico&#8217;, in &#8216;Approfondimenti&#8217;, sito <a href="https://www.lidap.it/2022/11/15/genesi-diagnosi-differenziale-e-terapia-del-disturbo-da-attacchi-di-panico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">LIDAP</a> ; ultima consultazione 25/01/2024 <a href="#67abda4d-3c47-4c34-a93a-daf765a3324d-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 7"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="46bc4e5e-e22a-49c9-b326-2604893f8ef2">&#8216;L&#8217;integrazione – l&#8217;equilirio tra differenziazione e collegamento – costituisce la base di una regolazione ottimale che ci consente di muoverci fluidamente tra caos e rigidità, il processo fondamentale che ci aiuta a stare bene e a essere felici.&#8217; (Daniel J. Siegel, &#8216;Diventare consapevoli&#8217;, Cortina editore, 2019, p. 22) <a href="#46bc4e5e-e22a-49c9-b326-2604893f8ef2-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 8"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="5e893bc8-1ac0-4547-870a-e5385bdf12be">Si può presumere teoricamente che, all&#8217;origine, la personalità sia non integrata; e che, l&#8217;integrazione della personalità      è un ben noto stato psichico, e la sua psicopatologia è molto complessa. L&#8217;esame di questi fenomeni in analisi, tuttavia, mostra che lo stato primario di non/integrazione è alla base della disintegrazione, e che il ritardo o la mancanza dell&#8217;integrazione primaria predispone alla disintegrazione in quanto regressione od in quanto risultato di una serie di fallimenti in altri tipi di difesa.  (Donald W. Winnicott, &#8216;<em><a href="https://www.afpp.eu/wp-content/uploads/2018/03/Lo-sviluppo-emozionale-primario.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lo sviluppo emozionale primario</a></em>&#8216;, in: &#8216;<em>Dalla pediatria alla psicoanalisi</em>&#8216;, by Psycho G. Martinelli ed., p. 180) <a href="#5e893bc8-1ac0-4547-870a-e5385bdf12be-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 9"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="dbf44d2d-4f3b-4872-b4e0-0c5b7039c365">Nella vita adulta, l&#8217;integrazione è vissuta in tutte le accezioni del termine, compresa quella di integrità. Le persone sane possono sopportare la disintegrazione in stato di riposo, di distensione e nel sogno, e anche il dolore ad essa associato, soprattutto grazie al fatto che lo stadio di rilassamento è legato alla creatività: gli impulsi creativi appaiono o riappaiono durante lo stato di non integrazione. È per questo che le difese organizzate contro la disintegrazione privano l&#8217;individuo delle condizioni necessarie all&#8217;impulso creativo, impedendo così la vita creativa. (Donald W. Winnicott, &#8216;<em>Dal</em> <em>luogo</em> <em>delle</em> <em>origini</em>&#8216;, Raffaello Cortina editore, 1990, pp. 19/20) <a href="#dbf44d2d-4f3b-4872-b4e0-0c5b7039c365-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 10"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="4d2ec155-bf51-4937-a896-82e991eb4c20">I disturbi d&#8217;ansia emergono in circa il 3% dei bambini di 6 anni e in circa il 5% dei ragazzi adolescenti e nel 10% delle ragazze <a href="https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/pediatria/disturbi-psichiatrici-nei-bambini-e-negli-adolescenti/panoramica-sui-disturbi-d-ansia-nei-bambini-e-negli-adolescenti#:~:text=I disturbi d&apos;ansia emergono,, comportamento suicida (5, 6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">adolescenti</a>. <a href="#4d2ec155-bf51-4937-a896-82e991eb4c20-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 11"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="c97f1148-de68-4179-bd6b-6f023c530cd9">L&#8217;integrazione porta il bambino dal primigenio stato unitario al riconoscimento del pronome personale “io” e al concetto del numero uno, rendendo così possibile l&#8217;”<em>io</em> <em>sono</em>”, che dà senso all&#8217;”<em>io</em> <em>faccio</em>”. (Id. Winnicott, 1990, p. 19). <a href="#c97f1148-de68-4179-bd6b-6f023c530cd9-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 12"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="ac311347-58aa-47fb-861f-298e49ac5d50">È evidente quanto si sia, purtroppo, ancora molto vicini alle affermazioni di Reich dei primi decenni del secolo scorso in cui riteneva che le persone erano incapsulate in un&#8217;armatura (muscolare e cognitiva) che gli impediva di agire fluidamente le proprie espressioni emozionali. Questa <em>corazza, </em>alimentata e forgiata dalla cultura di appartenenza,che dovevaservire per proteggere l&#8217;organismo dagli attacchi esterni, nella realtà impediva anche l&#8217;espressione dell&#8217;energia dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno. In tal modo la società, tramite la cultura, ingabbiava le emozioni espansive e, insegnando a difendesi, insegnava anche ad isolarsi: &#8216;<em>Il carattere consiste in una alterazione cronica dell&#8217;Io che si potrebbe definire indurimento. &#8230; il suo modo di reagire si fonda interamente sul principio di piacere-dispiacere. In situazioni spiacevoli l&#8217;armatura si irrigidisce, in situazioni piacevoli si allenta.</em>&#8216; (W. Reich, &#8216;<em>Analisi del carattere</em>&#8216;, SugarCo, V ed., 1989, pp. 186/187). <a href="#ac311347-58aa-47fb-861f-298e49ac5d50-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 13"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="11a579bc-fc7a-4f8d-ace9-e81a1ebe3bb0">&#8216;Il/la bambin* utilizza con successo i <em>Cinque movimento di sviluppo;</em> spingere via, protendersi verso, tirare verso di sé e abbandonarsi alla connessione emotiva con i genitori.&#8217; (K. Minton e M. Puliatti, &#8216;<em>La narrazione del corpo</em>&#8216;, p. 78, Mimesis, 2018). <a href="#11a579bc-fc7a-4f8d-ace9-e81a1ebe3bb0-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 14"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="8819aa8b-aedd-44da-a985-0a645f52e348">In questa sperequazione di genere le filosofie orientali riecheggiano quelle occidentali. Colpisce come il  maschilismo possa imporsi come norma sovraculturale ed emergere impunemente in tutte le parole; anche in qelle che vorrebbero tradurre significati unificanti come le seguenti, tratte dal piccolo testo di H. Borel dal titolo &#8216;<em>Wu Wei&#8217;</em>: &#8216;<em>Allo yang è associata l&#8217;attività, la positività, il maschile; allo yin la passività, la negatività, il femminile.</em>&#8216; (p. 87). In realtà il femminile non è passivo né tantomeno negativo. Anche l&#8217;abbandono, l&#8217;apertura, la ricettività, l&#8217;accoglienza sono normali attività toniche che richiedono attivismo biologico. In tal senso il contrappunto all&#8217;attività di genere maschile è quello femminile. Espressioni complementari quindi ma non contrarie, come la traduzione implicherebbe.  <a href="#8819aa8b-aedd-44da-a985-0a645f52e348-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 15"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="591acdfa-c5ba-4125-bc8c-a4ac0332d70b">Irvin D. Yalom &#8216;<em>Psicoterapia esistenziale</em>&#8216;, Neri Pozza ed., 2019. <a href="#591acdfa-c5ba-4125-bc8c-a4ac0332d70b-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 16"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li></ol>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ATTACCHI DI PANICO: cosa sono, cosa NON fare, cosa fare</title>
		<link>https://www.lidap.it/2024/03/25/attacchi-di-panico-cosa-sono-cosa-non-fare-cosa-fare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 11:47:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti sul Dap]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscere l'ansia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=5853</guid>

					<description><![CDATA[ATTACCHI DI PANICO: cosa sono, cosa NON fare, cosa fare Gli attacchi di panico sono crisi d’ansia molto acute che si presentano con sintomi precisi: riconoscere gli attacchi di panico è il primo passo per la loro cura. Cos’è l’attacco di panico? L’attacco di panico è comunemente definito come una manifestazione d’ansia estremamente intensa, breve [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><strong>ATTACCHI DI PANICO: cosa sono, cosa NON fare, cosa fare</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Gli attacchi di panico sono crisi d’ansia molto acute che si presentano con sintomi precisi: <strong>riconoscere gli attacchi di panico è il primo passo per la loro cura</strong>.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><em>Cos’è l’attacco di panico?</em></strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">L’attacco di panico è comunemente definito come una <strong>manifestazione d’ansia estremamente intensa, breve e transitoria</strong>, che avviene in un periodo ben delimitato e preciso. È generalmente un episodio imprevedibile ed inarrestabile e l’ansia è talmente intensa da lasciare l’individuo, una volta concluso l’attacco, in una condizione di assoluto sfinimento (<em>De Masi, 2004</em>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La manifestazione dell’attacco di panico comprende <strong>sintomi cognitivi, emotivi e somatici</strong>, tra cui forti reazioni neurovegetative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attacco ha un inizio<strong> improvviso</strong>, raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti o meno), ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente e da urgenza di allontanarsi; la sintomatologia che si manifesta nel corso dell’attacco <strong>regredisce spontaneamente in breve tempo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli attacchi di panico possono presentarsi nel contesto di qualsiasi Disturbo d’Ansia come pure in altri disturbi mentali (per es., Disturbi dell’Umore, Disturbi Correlati a Sostanze) ed in alcune condizioni mediche generali (per es., cardiache, respiratorie, vestibolari, gastrointestinali).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono caratteristici del Disturbo di Panico, ma possono manifestarsi anche nella schizofrenia, nel disturbo di somatizzazione e nella depressione maggiore (<em>DSM-IV-TR, 2001</em>). Possono inoltre verificarsi in qualità di eventi isolati e rari che non compromettono il comportamento dell’individuo o come gruppi di più attacchi che provocano degli effetti secondari <em>(Sarti et al., 2000</em>). Chi soffre di attacchi di panico può trarre beneficio da un trattamento integrato (psicoterapia, farmaci, gruppo di auto/mutuo aiuto).</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><em>I sintomi degli attacchi di panico</em></strong><em></em></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Per giustificare una diagnosi di disturbo di attacchi di panico occorre che le crisi siano caratterizzate dalla presenza di quattro o più dei seguenti sintomi:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Senso di oppressione al petto</li>



<li>Respiro corto, sensazione di soffocamento o accelerazione del ritmo del respiro, fino all’iperventilazione</li>



<li>Intensa sudorazione</li>



<li>Accelerazione del ritmo cardiaco</li>



<li>Tremori o stati convulsivi alle braccia e alle gambe</li>



<li>Vampate o brividi</li>



<li>Sensazioni di intorpidimento o di formicolio agli arti e alle mani</li>



<li>Senso di nausea o disturbi addominali</li>



<li>Sensazioni di perdita di contatto con la realtà, di estraneità e distacco dall’ambiente</li>



<li>Senso di sbandamento, vertigine, paura di svenire</li>



<li><em>Ipertensione</em> (forte aumento della pressione sanguigna) o <em>Ipotensione</em> (forte calo della pressione sanguigna)</li>



<li>Paura di impazzire o di perdere il controllo</li>



<li>Senso di irrimediabilità e di fine</li>



<li>Paura di morire.</li>
</ol>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="977" height="1024" src="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2024/03/Attacco-panico-schema-977x1024-1.png" alt="" class="wp-image-5855" srcset="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2024/03/Attacco-panico-schema-977x1024-1.png 977w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2024/03/Attacco-panico-schema-977x1024-1-286x300.png 286w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2024/03/Attacco-panico-schema-977x1024-1-768x805.png 768w" sizes="auto, (max-width: 977px) 100vw, 977px" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><em>Cosa NON è un attacco di panico:</em></strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Paura: un freno davanti ai pericoli</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se stiamo attraversando soli di notte un quartiere malfamato, o se dobbiamo affrontare un esame universitario e sappiamo di essere impreparati, ci può venire una forte agitazione. Non si tratta evidentemente di attacchi di panico, ma di paura, del tutto fisiologica in tali situazioni. Senza la paura non saremmo “frenati” nelle situazioni pericolose e passeremmo la vita fra un rischio e l’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ansia: un’angoscia che non paralizza</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Ci sono dei giorni nei quali non uscirei di casa, tutto mi angoscia, mi spaventa e mi rende irritabile e se penso alle cose che devo fare mi assale il timore di non riuscire ad affrontarle</em>”. Ecco l’ansia emozione diversa dalla paura, ma anche dagli attacchi di panico perchè non è paralizzante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fobia: la fa crescere un oggetto scatenante</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Odio i ragni: se solo penso che uno di loro possa sfiorarmi mi sento svenire</em>”. La fobia è la certezza che situazioni quotidiane del tutto innocue possano colpirci mortalmente, tanto da condizionare l’esistenza. Proprio la presenza di un oggetto scatenante (il ragno) indica che non siamo in presenza di <strong>attacchi di panico</strong>.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><em>Caratteristiche predisponenti:</em></strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>La mappa non è il territorio</em>” (Bateson, 1972).<br>La realtà non esiste semplicemente in quanto tale, ma è filtrata dalle nostre mappe, dai nostri modi di vedere, dalle nostre aspettative, consapevoli o meno, che ci fanno dare al nostro mondo un significato personale, colorato dal nostro passato. Impariamo dalle nostre esperienze: ci costruiamo delle aspettative in base a queste, delle rappresentazioni, delle credenze riguardanti noi stessi e il mondo (Weiss, 1993). Fin dalla nascita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ansia diviene il normale esito di filtri che portano a leggere la realtà in modi costantemente disfunzionali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se, ad esempio, ci sentiamo intimamente inadeguati e ci aspettiamo di essere criticati e rifiutati per questo, la prospettiva di un “esame” o di situazioni in cui ci confrontiamo con persone sconosciute “induce normalmente” in noi una forte ansia che non può far altro che aumentare al pensiero e/o all’avvicinarsi della situazione temuta, fino a bloccarci continuamente, fino a portarci a evitare la situazione stessa, anche se la desideriamo: diviene un inesorabile patibolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, i nostri modelli interni tendono a dare risalto alle percezioni che li avvalorano (Bowlby, 1969/1988). Le aspettative che abbiamo ci guidano nel mettere in atto comportamenti che tendono a indurre negli altri reazioni che retroattivamente le confermano (Watzlawick, 1983; Sandler, 1976; Ammaniti, 2001). Ne segue che un’insieme quanto più ampio e flessibile di modelli di lettura ci permette di cogliere maggiori aspetti della realtà e di attivare risorse e comportamenti diversi a seconda delle specifiche situazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando ciò non avviene, quando tendiamo a leggere la realtà in modo rigido in virtù delle esperienze dolorose che abbiamo vissuto e delle difese e aspettative che da esse sono derivate, le credenze che sviluppiamo sono “patogene” (Weiss, 1993).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ed è questa rigidità una delle caratteristiche predisponenti di chi potrebbe presentare un attacco di panico.</strong> <strong>In ultima analisi l&#8217;attacco di panico è UN INGANNO DELLA MENTE!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’unilateralità di comportamento e la rigidità di azione creano le basi perché un giorno, per un evento negativo improvviso, tutto crolli: <strong>e allora ecco apparire sgomento, terrore del vuoto, angoscia di morte, panico</strong>. Un’evenienza da <strong>prevenire</strong>, o se già innescata, da <strong>curare subito</strong>.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Arriva la crisi da attacco di panico: COSA NON FARE?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>LOTTARE</em></strong>: &nbsp;Non si deve resistere a ogni costo e non bisogna cercare di opporsi. Gli attacchi di panico chiedono spazio e tempo e se questi ultimi non vengono loro “concessi”, aumenteranno d’intensità finché non diminuirà la nostra caparbietà. Meglio allora abbandonare ciò che stava facendo, cedere, limitarsi a osservare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>FINGERE</em></strong><em>:</em> Quando si ha un vero disturbo da attacchi di panico è impossibile dissimulare e fingere di star bene. Anche questo peggiora le cose e aumenta la tachicardia. È meglio dichiarare il malessere e potersi così dedicare a sé stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>SCAPPARE</em></strong><em>: </em>In preda alla paura di morire, si può avere l’impulso di correre o di muoversi in modo concitato, senza guardarsi attorno, esponendosi così al rischio di incidenti o cadute. Bisogna fare il possibile per restare presenti a sé stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>FORZARE IL RESPIRO</em></strong><em>: </em>Le difficoltà respiratorie indotte dagli attacchi di panico, portano istintivamente a “cercare aria” con inspirazioni massimali e frequenti. Ciò manda il sangue in alcalosi, accrescendo la stessa sensazione di angoscia. Si deve dunque cercare di respirare normalmente.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Arriva la crisi da attacchi di panico: COSA FARE?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>PROTEGGERSI</em></strong>: Sottrarsi, anche solo per poco, al contesto (luogo, situazione o incontro) nel quale gli attacchi di panico sono esplosi. Se ciò non è proprio possibile, sarebbe comunque preferibile cercare di defilarsi un po&#8217;, ad esempio togliendosi dal centro della scena.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>METTERSI COMODI</em></strong>: Ovunque ci si trovi, cercare di mettere al più presto il corpo nella posizione più comoda possibile, compatibilmente alla situazione. Evitare la posizione sdraiata, che spesso peggiora i sintomi degli attacchi di panico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>RESPIRARE PROFONDAMENTE</em></strong>: Una delle reazioni più comuni fra le persone che soffrono di attacchi di panico è l’iperventilazione, ma ricorda che la respirazione profonda può contribuire a ridurre lo stress e ad aumentare l’afflusso di ossigeno al cervello, favorendo la concentrazione. Quando avverti i sintomi di un attacco di panico, fermati e rallenta gradualmente il respiro.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>All’inizio cerca di trattenere il respiro per alleviare la sensazione di soffocamento o asfissia.</li>



<li>Dopo aver trattenuto il fiato, inizia a respirare lentamente con il diaframma. Posiziona delicatamente una mano sul torace e l’altra sull’addome. La mano appoggiata sull’addome dovrebbe sollevarsi insieme a esso, mentre l’altra, posta sul torace, dovrebbe muoversi appena.</li>



<li>Inspira con il naso per 4 secondi. Trattieni l’aria per 2-3 secondi. Espira lentamente con la bocca per 5-6 secondi.</li>



<li>Continua a respirare profondamente per parecchi minuti finché non avvertirai che i muscoli sono rilassati e la mente è sgombra dai pensieri negativi.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>CERCARE FRESCURA</em></strong><em>:</em> Tra i sintomi più sgradevoli c’è la sensazione è di avere troppo caldo, di avvampare. Per alleviare questo “fuoco” si può allora cercare, se si è all’aperto, la freschezza dell’ombra o del vento; se si è in casa, si può creare un po’ di corrente aprendo le finestre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>CHIEDERE AIUTO</em></strong><em>: </em>Se si ha la sensazione di perdere il controllo e di cadere in preda all’angoscia, è bene individuare qualcuno che possa stare vicino per la durata degli attacchi di panico. Se non c’è nessuno, si può “chiedere aiuto” alle cose: un oggetto “positivo”, un rituale rassicurante, una distrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>RILASSARE IL CORPO</em></strong>: Durante la crisi, il corpo produce adrenalina. Per bruciarla camminate, oppure tendete e rilassate i muscoli delle cosce, gli addominali, i pettorali, le mascelle, per non irrigidirvi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>FARE ALTRO</em></strong>: Contate, cantate, parlate ad alta voce o leggete: è un buon metodo per evitare di concentrarsi troppo sulla paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>PENSARE ALTRO</em></strong>: Distraete il cervello focalizzando l’attenzione su altri pensieri più forti, di maggiore piacere e/o di maggiore interesse (ricordi, fantasie anche sessuali, progetti imminenti, problemi familiari…).</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Rielaborazione da fonte: mentallifting.com</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuove strategie per gestire l’ansia negli attacchi di panico</title>
		<link>https://www.lidap.it/2024/01/09/nuove-strategie-per-gestire-lansia-negli-attacchi-di-panico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2024 11:12:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti sul Dap]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscere l'ansia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=5779</guid>

					<description><![CDATA[Da qualche tempo si parla di una nuova tecnica dal nome “54321” che sfrutta l’utilizzo dei 5 sensi e che può essere messa in pratica autonomamente per affrontare una crisi d’ansia. Questa tecnica prevede il sedersi in silenzio, osservare l’ambiente intorno a noi e prendere nota di queste sensazioni: Ricapitolando 5 Vista, 4 Tatto, 3 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da qualche tempo si parla di una nuova tecnica dal nome “54321” che sfrutta l’utilizzo dei 5 sensi e che può essere messa in pratica autonomamente per affrontare una crisi d’ansia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa tecnica prevede il sedersi in silenzio, osservare l’ambiente intorno a noi e prendere nota di queste sensazioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>5 cose che possiamo vedere: ad esempio il cielo, una porta, le nostre mani, una scrivania ecc.</strong></li>



<li><strong>4 cose che possiamo avvertire al tatto: ad esempio una coperta, un libro, un telefonino, un maglione ecc.</strong></li>



<li><strong>3 cose di cui possiamo sentire il rumore: ad esempio il vento, il canto di uccellini, una musica proveniente da qualche parte vicina, la vo</strong>ce di un passante ecc.</li>



<li><strong>2 cose di cui possiamo sentire l’odore: ad esempio, quello del caffè, del fumo di una sigaretta, dell’erba tagliata, di cibo ecc.</strong></li>



<li><strong>1 cosa di cui possiamo sentire il sapore: ad esempio una caramella, una bevanda, o anche dell’acqua.</strong></li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading">Ricapitolando 5 Vista, 4 Tatto, 3 Udito, 2 Olfatto, 1 Sapore.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Questo esercizio nasce come parente della pratica Minduflness, cioè fa tornare la concentrazione sul presente. È una pratica che inizialmente può apparire impegnativa, ma è proprio perché impegna la mente che riesce a distrarre dalla situazione di disagio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la nascita di queste tecniche si aprono dibatti sulla reale efficacia e su quanto invece possano essere delle “americanate” finalizzate a monetizzare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcuno pensa che sia un semplice inganno della mente e che come tale non può funzionare, altri pensano che concentrarsi su altro possa arginare la difficoltà del momento. Ognuno ha la propria opinione, di certo, anche la crisi di panico è una struttura che inganna il cervello e fa apparire la realtà in modo più pericoloso di quanto invece non sia. Inoltre bisogna ricordare che questa tecnica, una volta spiegata, va solo applicata e non ha costi economici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una precisazione va fatta, chiarendo che questa pratica punta ad una maggior consapevolezza e lenisce la difficoltà nel momento, non è una terapia che può essere risolutiva e in alcuni casi potrebbe diventare strumento di evitamento delle ragioni che producono il disagio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
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