<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Panici famosi &#8211; Lega Italiana contro i Disturbi di ansia, di Agorafobia e da Attacchi di Panico</title>
	<atom:link href="https://www.lidap.it/category/famouspanic/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lidap.it</link>
	<description>Associazione di volontariato</description>
	<lastBuildDate>Tue, 12 Mar 2024 18:59:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.1</generator>

<image>
	<url>https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2026/04/cropped-logoLidap-32x32.jpg</url>
	<title>Panici famosi &#8211; Lega Italiana contro i Disturbi di ansia, di Agorafobia e da Attacchi di Panico</title>
	<link>https://www.lidap.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Paura di volare</title>
		<link>https://www.lidap.it/2024/03/12/paura-di-volare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 18:59:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Conoscere l'ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Panici famosi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=5848</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;aereofobia (o aviofobia) spesso accompagna gli utenti della Lidap. Per questo suggeriamo la visione di questo film, in cui emerge ancora una volta la difficoltà di governare le nostre emozioni e uscire dalla trappola delle nostre paure&#8230; Ancora una volta si sottolinea l&#8217;importanza di prendere consapevolezza delle proprie difficoltà e di chiedere aiuto&#8230; ancora una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aereofobia (o aviofobia) spesso accompagna gli utenti della Lidap. Per questo suggeriamo la visione di questo film, in cui emerge ancora una volta la difficoltà di governare le nostre emozioni e uscire dalla trappola delle nostre paure&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora una volta si sottolinea l&#8217;importanza di prendere consapevolezza delle proprie difficoltà e di chiedere aiuto&#8230; ancora una volta si rileva la forza del gruppo a.m.a.: la condivisione, l&#8217;empatia, l&#8217;ascolto, il non giudizio e soprattutto la spinta propulsiva al cambiamento sono elementi fondamentali del corso per i fobici dell&#8217;aria nel film, applicabile ovviamente anche ai gruppi a.m.a. Il messaggio è positivo, come è giusto che sia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Debutto alla regia di Margherita Buy, che nel film da lei diretto racconta la sua storia: un’attrice convive da sempre con la paura di volare, finché la figlia (anche in questo caso l’interprete è realmente la figlia della Buy) decide di trasferirsi all’estero per studio. Alla nostra protagonista non resta che prendere una decisione: iscriversi a un corso per aggirare le sue strategie di evitamento. La storia è confezionata con i migliori intenti e sicuramente raggiunge l’obbiettivo di disvelare una tematica poco trattata dai media. Per tale ragione se ne suggerisce la visione. Molti di noi utenti Lidap conoscono l’aviofobia, ma decisamente tutti potranno immedesimarsi nelle dinamiche raccontate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I messaggi più rilevanti sono a nostro avviso:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la difficoltà di governare le nostre emozioni e uscire dalla trappola delle nostre paure;</li>



<li>l&#8217;importanza di prendere consapevolezza delle proprie difficoltà e di chiedere aiuto;</li>



<li>la forza dell’unione, il gruppo inteso come condivisione, confronto, scambio e prezioso supporto concreto;</li>



<li>la motivazione che ci guida.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Nel film la protagonista ha fatto molte rinunce professionali, invalidata dalla sua fobia; decide finalmente di prendere in mano la situazione e di agire spinta dall’amore materno. Sarà questa la forza propulsiva che spingerà Margherita Buy, nella vita come nel film, al cambiamento: giù dallo schermo non ci sono controfigure e qualche volta tocca buttarsi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alessandro Manzoni e il dap</title>
		<link>https://www.lidap.it/2023/12/19/alessandro-manzoni-e-il-dap/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2023 21:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Panici famosi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=5691</guid>

					<description><![CDATA[Alessandro Manzoni, uno di noi? Se Alessandro Manzoni fosse un contemporaneo farebbe parte dei “nostri”. È risaputo infatti che soffriva di tanta roba, per dirla col linguaggio delle nuove generazioni: aveva agorafobia, attacchi di panico, ansia anticipatoria, insonnia&#8230; era balbuziente e ipocondriaco, timoroso nella folla, negli spazi aperti, nel vuoto&#8230; addirittura non camminava se il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Alessandro Manzoni, uno di noi?</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Se Alessandro Manzoni fosse un contemporaneo farebbe parte dei “nostri”. È risaputo infatti che soffriva di tanta roba, per dirla col linguaggio delle nuove generazioni: aveva agorafobia, attacchi di panico, ansia anticipatoria, insonnia&#8230; era balbuziente e ipocondriaco, timoroso nella folla, negli spazi aperti, nel vuoto&#8230; addirittura non camminava se il suolo era bagnato&#8230; insomma, un nevrotico doc !</p>



<p class="wp-block-paragraph">Peccato per lui essere nato in un&#8217;epoca in cui questi disagi non venivano curati e affrontati come oggi. Manzoni non aveva fiducia nei medici del suo tempo, pertanto viveva rintanato, evitando situazioni per lui critiche, cercando di attutire i suoi disagi con mille strategie. Sicuramente non era un depresso, perché la sua biografia testimonia come abbia cercato di costruirsi una vita degna di essere vissuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nacque a Milano, il 7 marzo 1785, frutto di una relazione extra coniugale della madre. Nessuno volle farsi carico del piccolo. La madre giovane e mondana partì per Parigi, il padre biologico non lo riconobbe, il padre legale lo mandò a balia per i primi anni e poi in collegio. Nessuno che si senta così abbandonato e rifiutato nei primi anni di vita può sviluppare una personalità solida ed equilibrata. A vent’anni raggiunse a Parigi sua madre e finalmente riuscì a godere dell’amore materno, così a lungo mancato; qui conobbe la donna che sarebbe diventata sua moglie e che gli diede dieci figli. Insieme decisero di rientrare a Milano, dove vissero immersi nel benessere economico, ma segnati da lutti e malattie. Alla fine, morì anche l&#8217;adorata moglie. Manzoni non restò solo a lungo, si risposò dopo poco tempo, ma rimase vedovo nuovamente. Morì nel 1873 a 88 anni a causa di una caduta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti autori si sono occupati delle sue nevrosi, oltre che delle sue opere. Diciamo che è stato messo sul lettino dell’analista, per cercare di individuare le radici del suo malessere. Come già accennato precedentemente sicuramente la sua infanzia è stata connotata dal rifiuto. Il 2 aprile 1810, a 25 anni, si trova a Place de la Concorde: sono in corso i festeggiamenti per le nozze di Napoleone e Maria Luisa. Scoppiano alcuni petardi e nella folla si crea disordine. Pare che la moglie gli svenga tra le braccia, mentre lui stesso è colto da un attacco di panico. Si rifugia in chiesa, dove inizia a pregare, nonostante non fosse mai stato praticante. In qualche modo il suo stato d’animo si placa e da lì inizia a rifugiarsi nella religione per cercare conforto e stabilità. In seguito le sue vertigini si fecero così acute che persino mentre pranzava, o riceveva gli ospiti, aveva sempre accanto a sé una sedia alla quale appoggiare un braccio, una tattica per combattere i giramenti di testa&#8230; la sedia era un’ancora mediante la quale assicurarsi alla terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non usciva mai da solo, anche se amava passeggiare; per esorcizzare le sue paure fece piantare tantissimi alberi lungo i viali delle sue ville fuori Milano. Manzoni dichiarava: «L&#8217;immaginazione ha un grosso ruolo nei miei timori, mi fa vedere pericoli inesistenti, ma questo nemico non basta conoscerlo per averlo vinto». Oggi possiamo intuire che la sofferenza di Alessandro derivava da un’infanzia terribile, che lo rese insicuro e fragile. Inoltre lo scrittore viveva un grosso conflitto interiore: le sue posizioni teorico letterarie negavano la libera immaginazione poetica. Secondo lui ogni componimento doveva fondarsi esclusivamente sul vero storico. Era contro l&#8217;utilizzo della fantasia. In un’epoca che elogiava la libertà creatrice del poeta, Manzoni si discostava e insisteva a scambiare finzione per falsità. Molti lo criticarono, dichiarando che inventare non è una colpa di cui vergognarsi. A posteriori ci sembra di capire che per Manzoni la scrittura è strumento di controllo. Il suo lavoro letterario rappresenta il tentativo di opporsi al richiamo dell&#8217;abisso. La letteratura per lui è un prodotto della ragione&#8230; per questo, pur essendo un romantico, considerato insieme a Leopardi, un gigante dell’Ottocento, il nostro Don Lisander non cambiò posizione: restò abbarbicato alle sue idee come alla sua sedia. Per non dover inventare nulla finì col non scrivere più nulla! I promessi sposi, terminati nel 1827, furono il suo ultimo lavoro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="566" src="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/12/ManzoniBanner2.jpeg" alt="" class="wp-image-5693" srcset="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/12/ManzoniBanner2.jpeg 800w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/12/ManzoniBanner2-300x212.jpeg 300w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/12/ManzoniBanner2-768x543.jpeg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Emily Dickinson</title>
		<link>https://www.lidap.it/2023/05/28/emily-dickinson/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 May 2023 11:16:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Panici famosi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=4289</guid>

					<description><![CDATA[La vita &#8220;fra quattro mura&#8221; di Emily Dickinson Il disturbo da attacchi di panico (dap) non appartiene solo ai giorni nostri. Se volgiamo lo sguardo al passato possiamo trovare numerosi personaggi che, insieme alle loro opere, hanno lasciato testimonianza di problematiche che ben conosciamo. Tra questi Emily Dickinson, la famosa poetessa americana. Emily nacque nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">La vita &#8220;fra quattro mura&#8221; di Emily Dickinson</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il disturbo da attacchi di panico (dap) non appartiene solo ai giorni nostri. Se volgiamo lo sguardo al passato possiamo trovare numerosi personaggi che, insieme alle loro opere, hanno lasciato testimonianza di problematiche che ben conosciamo. Tra questi Emily Dickinson, la famosa poetessa americana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Emily nacque nel 1830 nel Massachusetts, uno stato del Nord America, in una cittadina vicino a Boston. La sua fu una famiglia benestante, dove crebbe amata e protetta. Si trovò a studiare da autodidatta nella propria abitazione già nell’adolescenza, avendo manifestato difficoltà nello stare lontano da casa. Verso i vent’anni decise volontariamente di auto segregarsi e non uscire più: inizialmente solo da casa, poi addirittura dalla propria stanza: una <em>hikikomori</em> <em>ante litteram</em>. Trascorse la vita chiusa tra quattro mura, senza vedere nessuno, nemmeno i suoi familiari. Non fu in grado di assistere al funerale del padre, che pure amava molto, nonostante si tenne nel salotto della villa a due piani ove risiedevano i Dickinson.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’unica forma di comunicazione col mondo esterno furono centinaia di lettere che scriveva ad amici e parenti. A volte chiacchierava con i fratelli e i nipoti attraverso la porta.&nbsp; Aveva anche un cane terranova che amava tantissimo, a cui aveva dato il nome italiano di Carlo, e collezionò centinaia di fiori pressati. Questa scelta di clausura ha suscitato numerose congetture: insieme alle sue poesie si è cercato di comprendere e analizzare perché Emily abbia deciso di recludersi. Sicuramente non soffrì di una singola condizione psicologica; furono più d’una e spesso accompagnate da problemi fisici. Dobbiamo anche considerare che di qualsiasi disturbo abbia patito, a quei tempi sarebbe stato impossibile trovare una cura, perché la psicologia a metà Ottocento era agli albori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre tenere presente che a quell’epoca le malattie mentali venivano considerate una tara e pertanto nascoste per evitare che la famiglia intera subisse danno nella reputazione. Nel caso specifico lo stato di Emily avrebbe compromesso ogni possibilità di matrimonio per la sorella Lavinia (che tuttavia preferì non sposarsi) e suscitato commenti in una società marcatamente bacchettona e ipocrita. Se Emily Dickinson fosse nata ai giorni nostri sicuramente avrebbe potuto avvalersi di diagnosi, terapie e supporti che l&#8217;avrebbero aiutata&#8230; magari avrebbe partecipato a un gruppo AMA e sponsorizzato la Lidap!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi la maggior parte degli psichiatri riconduce i sintomi di Emily Dickinson ad ansia sociale e/o grave forma di agorafobia. Lei fu sempre consapevole del suo disturbo e affermava che i demoni interiori le offuscavano la ragione, i sensi e l’equilibrio. Nessuna ricerca potrà restituirci un ‘immagine definitiva e veritiera. La vita di Emily fu molto povera di avvenimenti esteriori, ma densissima di avvenimenti interiori. Quando si chiuse la porta della stanza dietro alle spalle, si aprì dentro di lei una porta ben più grande verso il mondo dei sentimenti e delle emozioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contemplò la natura, gli uomini, il dolore, l’amore, la religione e la morte con occhio penetrante e li descrisse con acuta sensibilità. In particolare, era ossessionata dal pensiero della morte, un mistero che fin dall’adolescenza la turbava profondamente, sia che cercasse di immaginare sé stessa al posto dei morti, sia che indagasse sulla sorte degli altri. La morte sembra avere per Emily carattere di furto nel dominio dell’affetto: perdere i vincoli visibili la disorientava. Sicuramente possedeva una sensibilità eccessiva e una penosa tensione interiore; gli incontri con gli estranei le causavano paura e ansia, quelli con le persone care la emozionavano al punto di esaurire tutte le riserve di energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste forme estreme di squilibrio psichico trovarono sfogo nel mondo poetico-letterario: l’isolamento le permise di immergersi completamente nella sua opera. È l’esempio di come la solitudine possa essere trasformata in opportunità e creatività, a seguito di una profonda conoscenza di sé stessi.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Sarei</em> <em>forse più sola</em><br><em>senza la mia solitudine”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni da eremita scelse di vestirsi unicamente di bianco e quando nel 1885 morì di nefrite a soli 55 anni era praticamente uno spettro. La bara aveva bianchi fiori profumati di vaniglia, come aveva espressamente chiesto. Solo in seguito la sorella Lavinia riuscì a far pubblicare a proprie spese la sua lirica e oggi possiamo fortunatamente leggere poesie di struggente bellezza, tutte senza titolo. Alcune contengono una nota spensierata, rivolta alla bellezza della natura, altre sono venate di inquietudine e sofferenza.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Non è necessario essere una stanza</em><br><em>o una casa per essere stregata.</em><br><em>Il cervello ha corridoi che vanno</em><br><em>oltre gli spazi materiali”</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il panico in chi non te l&#8217;aspetti!</title>
		<link>https://www.lidap.it/2023/03/13/il-panico-in-chi-non-te-laspetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 10:33:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Panici famosi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=3761</guid>

					<description><![CDATA[Una persona brillante, di successo, estroversa e geniale nel suo mestiere come Carlo Verdone, che ci parla del suo panico, mostra indubbiamente un grande coraggio. Questo crediamo possa dare tanta forza e fiducia a tutti quelli che, come se fosse una colpa, vivono il proprio panico in silenzio e in solitudine. Un grazie sincero a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una persona brillante, di successo, estroversa e geniale nel suo mestiere come Carlo Verdone, che ci parla del suo panico, mostra indubbiamente un grande coraggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo crediamo possa dare tanta forza e fiducia a tutti quelli che, come se fosse una colpa, vivono il proprio panico in silenzio e in solitudine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un grazie sincero a Carlo Verdone per l&#8217;aiuto che ci dà&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="865" src="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/VerdoneLocandina-1024x865.jpeg" alt="" class="wp-image-3763" srcset="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/VerdoneLocandina-1024x865.jpeg 1024w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/VerdoneLocandina-300x254.jpeg 300w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/VerdoneLocandina-768x649.jpeg 768w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/VerdoneLocandina.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Interviste sul panico: Diego Cugia</title>
		<link>https://www.lidap.it/2023/03/13/interviste-sul-panico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 10:32:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Panici famosi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=3759</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;inventore di Jack Folla&#8230; Gennaio 2011 (Intervista a cura di Silvia Zaccagnino)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;inventore di Jack Folla&#8230;</h3>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/Cugia-1.jpg" alt="" class="wp-image-3773" width="840" height="563" srcset="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/Cugia-1.jpg 512w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/Cugia-1-300x201.jpg 300w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giornalista, scrittore, regista e autore radiotelevisivo. Ideatore del personaggio di Jack Folla.</figcaption></figure>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Che rapporto ha con le parole? Cosa prova nel sapere che le sue emozionano, incoraggiano, spronano, e coinvolgono le persone?</strong><br>Le parole possono guarire, le parole possono ferire, le parole “accadono”, perché contengono “un fatto”. Per cui gli slogan politici del tipo “fatti non parole” sono fatti di aria fritta più delle parole stesse. Che rapporto ho con le parole? Di massimo rispetto. Cerco di usarne il meno possibile e il più intensamente che posso. Per coinvolgere bisogna emozionare. Il nostro vocabolario dev’essere costituito di 500 parole emozionanti.</li>



<li><strong>Da cosa nasce l’ispirazione per le sue opere? E come è nato il suo personaggio più famoso, Jack Folla?</strong><br>L’ispirazione è una leggenda metropolitana. Può valere per la strofa di una canzonetta. Se avessi dovuto scrivere solo quando ero “ispirato” avrei prodotto due, tre righe l’anno. Io mi considero più fortunato di un operaio della Fiat ma sto alla catena di montaggio delle parole anche dieci ore al giorno, come lui. Solo quando ti fa male tutto, corpo e anima, si riesce a produrre qualcosa di apprezzabile. Jack Folla? È nato da una scrittore in cassa integrazione, da un fallimento di una carriera di autore radiotelevisivo. In Rai mi facevano lavorare poco perché non avevo padrini, ero come un detenuto in attesa di essere giustiziato, quindi “non avevo più nulla da perdere”. Il La è stato questo. Scrivere tutto quello che mi passava per la testa, tanto, anche se mi avessero cacciato, la mia situazione non sarebbe peggiorata granché.</li>



<li><strong>C’è stato qualche romanzo/considerazione/articolo/ nato dal contatto con i suoi “lati oscuri”?</strong><br>Il più oscuro dei miei romanzi è stato l’ultimo, “24 Nero”, sono entrato nelle paranoie di un giocatore d’azzardo innamorato di una giovane assassina più delle slot-machine. Un cocktail piuttosto macabro, direi il mio addio al genere “noir”. Mi sono liberato, ormai, di queste parentesi oscure del mio inconscio. Posso scrivere storie di luce. E la prossima lo sarà.</li>



<li><strong>Quanto l’aiuta il suo lavoro nei momenti di difficoltà?</strong><br>Una volta un grande psicanalista mi disse che quando scrivevo un romanzo non c’era bisogno che facessi sedute con lui. E grazie al mio lavoro ho smesso di andarci.</li>



<li><strong>A proposito del pensiero di Jack sugli attacchi di panico… ”se posso assicurarvi fratelli, agli imbecilli non vengono, e il vostro DNA è marchiato da una qualità oggi fuori moda: la sensibilità” … meglio essere insensibili?</strong><br>No, meglio vomitarsi l’anima ma restare con le proprie ferite aperte, farci entrare persino le manacce dei nostri peggiori nemici, perché illudersi che le ferite si chiudano dentro pareti di mattoni o di acciaio inossidabile è una sciocchezza. Prima o poi il pus dell’anima si riforma e la parete difensiva esplode, o per una malattia, o per un incidente che inconsciamente ci siamo provocati. Se provi dolore, ansia, inquietudine, hai sempre le tue ragioni. Non ascoltarsi è fatale.</li>



<li><strong>E ancora “negli attacchi di panico c’è una protesta, la parte migliore di te sta rifiutando di conciliarsi con il greve mondo esterno”… come ci possiamo salvaguardare?</strong><br>Mettendo in luce le parti più oscure di noi, quelle che ci appaiono più vergognose, da nascondere, le parti di sé che non ci piacciono, addirittura ci disgustano e che riteniamo responsabili quando ci sentiamo inadeguati. Bisogna attraversare le nostre ombre, questo è l’unico sentiero di luce che conosco.</li>



<li><strong>Sempre Jack: “accetta la tua luna nera, invita a cena il mostro… Per tornare a vivere bisogna accettare l’idea che si debba morire…”. Approfondiamo questo concetto…</strong><br>È proprio ciò che stavo dicendo: invita nel miglior ristorante quella che ritieni la parte di te peggiore. Fai esattamente il contrario di ciò che fanno tutti. Comportati da signore con la parte più “brutta” che hai, trattala come se fosse la bella addormentata nel bosco. Dai un bacio al tuo rospo e ne farai un principe.</li>



<li><strong>Cosa è per lei la paura?</strong><br>Il più importante cartello segnaletico sulla nostra strada: “Alt! Paura invalicabile!”. Quando ti imbatti in questo cartello, invece di fermarti e prendere la scorciatoia, devi attraversare la zona di pericolo, anche se te la fai sotto, consapevole che non può succederci niente di brutto che noi non vogliamo. Parlo di incidenti interiori, naturalmente, non della “caduta tegole”. Quelli sono i rischi della vita.</li>



<li><strong>Crede nella possibilità del cambiamento?</strong><br>Assolutamente sì, fino a una certa età. Dai trenta in poi ci si tempera ma non si cambia.</li>



<li><strong>Che tipo di bambino è stato?</strong><br>Un timido sbruffone. Un sognatore. Un ragazzino che soffriva molto ma faceva lo spaccone per non farlo vedere.</li>



<li><strong>Che peso ha su di lei il giudizio degli altri?</strong><br>Troppo, ancora oggi. Ma ci stiamo lavorando.</li>



<li><strong>Da cosa pensa sia derivata la sua ansia e cosa ha significato per lei: un vincolo oppure un’opportunità?</strong><br>Per comprendere che l’ansia non sia un vincolo ma un’opportunità bisogna farsi due o tre giri della morte. Accettare la propria luna nera. Consolare l’inconsolabile te stesso. E questa cosa la puoi fare solo accarezzando l’altro da te, cioè dimenticandosi.</li>



<li><strong>Cosa è, per lei, la sofferenza?</strong><br>Una piattaforma di lancio per un’ennesima rinascita. Anche se molte parti di noi cadono a testa in giù. Non siamo angeli né immortali. Ogni vita nuova si paga con un’altra morte.</li>



<li><strong>Che rapporto ha con le sue emozioni?</strong><br>Ad averle! Cerco sempre qualcosa che mi stupisca e mi faccia emozionare, come certi film. Nell’Italia piatta e sorda di oggi è diventato arduo.</li>



<li><strong>Pensa che per superare la timidezza sia utile avere una dedizione assoluta verso qualcosa che interessa molto?</strong><br>No, credo che bisogna fare in tutti i modi per diventare ancora più timidi. Se si diventa rossi, e uno se ne vergogna, bisogna dirsi “Cerca di diventare ancora più rosso, più rosso che puoi”. Così se ti sudano le mani, o hai paura di non raggiungere l’orgasmo, o che so io. Credo che si debba assecondare allo spasimo la nostra paura, e lei recederà. Che senso ha diventare rossi quando non ce ne frega più niente, anzi, lo desideriamo? Certo, sono trucchi. Però funzionano. Aiutano a scardinare certi blocchi interiori che ci fanno star male.</li>



<li><strong>Lei ha dichiarato “Con la terapia di gruppo ho imparato a non mettere filtri fra ciò che si pensa e ciò che si dice. Con l’analisi individuale ho imparato a mettere filtri tra ciò che si è e ciò che si sogna di essere”. Quali strumenti consiglia ai dappisti?</strong><br>La terapia di gruppo senza sé e senza ma. Gettarsi nella mischia, umilmente, con chi ha crisi di panico come e peggio delle tue.</li>



<li><strong>Ogni tanto è necessario fermarsi e lasciarsi portare dagli eventi. Sa, che per chi soffre di attacchi di panico “lasciarsi andare” è praticamente impossibile. Lei ci riesce?</strong><br>Senta, io mi sono detto “Al massimo muori. Di peggio non può succederti.” Per crisi di panico ho avuto due collassi. Mi hanno portato in ospedale con l’ambulanza e la maschera d’ossigeno. Chi dice che una crisi di panico non è mai letale dice una sciocchezza. Si può morire di paura. Lo devi accettare, tutto qui. Devi accogliere dentro di te le peggiori eventualità possibili. Ma devi anche sapere che, a volte, basta la carezza di uno sconosciuto per farci passare una crisi di panico, una parola buona, un abbraccio. In queste città siamo così soli e disperati, a volte! Viviamo il prossimo come un essere minaccioso e ostile. Non sempre è così, provateci! Provate a chiedere con umiltà e coraggio, una mano. Soprattutto alla povera gente.</li>



<li><strong>Lei ha detto che “il panico o luna nera” potremmo anche ringraziarlo/a perché coincide con la nostra Irripetibilità e la nostra arte… quindi le nostre paure e le nostre incertezze possono anche non rappresentare un vincolo o un limite per la nostra crescita, ma addirittura uno strumento per “maturare”?</strong><br>Su questo non ho il minimo dubbio. Tutto ciò che ho scritto, tutto il piccolo meglio che ho fatto in radio e in Tv, lo devo alla mia luna nera e alla paura di non farcela. Bisogna diventare degli alchimisti di noi stessi. Trasformare il buio in luce. E in parole di fuoco.</li>



<li><strong>Jack ha detto: “mi fido in chi ha il panico di vivere, vota PPP – Partito Panico Popolare”. Lo voterebbe ancora?</strong><br>Certo. Vuole che mi fidi di quegli “Io” giganteschi e dal sorriso smagliante che ci governano? Mi fiderei di più di una zingarella albanese, al massimo mi scippa 50 euro, ma almeno mi sta simpatica, questi ci scippano l’anima con tutti gli interessi e non ci guardano in faccia. Fanno e creano panico vero. Chi ha sofferto di crisi di panico, al contrario, può solo produrre tenerezza e comprensione.</li>



<li><strong>Infine vuole dedicare una frase, uno slogan, un pensiero a chi è ancora intrappolato dal panico?</strong><br>Sì. Primo: considerati fortunato, perché chi non soffre di crisi di panico in un mondo come questo o è un cretino o un incosciente. Secondo: portati sempre in tasca un farmaco che ti può calmare, ma evita, se puoi, di usarlo. Terzo: fai esattamente tutte le cose che ti fanno paura, ma gradualmente e ricominciando da zero. Se hai paura di andare in autostrada, per esempio, vacci lo stesso, e per rassicurarti esci a ogni casello e fermati sotto il primo ospedale. Quando ti senti rassicurato, fai altri dieci chilometri d’autostrada, poi riesci e aspetta. Io l’ho fatto, tanti anni fa. È umiliante, ma chi se ne frega. Non ho mai più avuto crisi di panico, e qualora me ne venisse una in quest’istante le direi: “Oh, finalmente, eccoti qui! Era da tanto che ti stavo aspettando!”.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gennaio 2011</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>(Intervista a cura di Silvia Zaccagnino)</strong></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Interviste sul panico: Enio Drovandi</title>
		<link>https://www.lidap.it/2023/03/13/interviste-sul-panico-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 05:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Panici famosi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=3785</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;È ricco solo chi ha tempo!&#8221; &#8220;Alla vita non si pensa mai. Ci si pensa solo quando se ne sta per andare…&#8221; Non sono parole amare quelle di Enio Drovandi, comico e cabarettista toscano, di Pistoia per l’esattezza. Sono parole pronunciate con gioia perché lui la vita ha rischiato di perderla davvero e poi l’ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">&#8220;È ricco solo chi ha tempo!&#8221;</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="567" height="624" src="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/EnioDrovandi1.jpg" alt="" class="wp-image-3786" srcset="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/EnioDrovandi1.jpg 567w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/EnioDrovandi1-273x300.jpg 273w" sizes="auto, (max-width: 567px) 100vw, 567px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">&#8220;Alla vita non si pensa mai. Ci si pensa solo quando se ne sta per andare…&#8221;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono parole amare quelle di Enio Drovandi, comico e cabarettista toscano, di Pistoia per l’esattezza. Sono parole pronunciate con gioia perché lui la vita ha rischiato di perderla davvero e poi l’ha ritrovata. O meglio, TROVATA, proprio grazie a una esperienza che più dolorosa non si può.<br>Enio ha trovato la vita a 35 anni, dopo il buio di un incidente stradale. 6 ottobre 1989, le quattro del pomeriggio. Stava andando a fare uno spettacolo, la sua carriera era al culmine. Film come “Amici miei atto II”, “Speriamo che sia femmina”, entrambi di Mario Monicelli. E ancora commedie di Carlo Vanzina: “Sapore di mare”, “Viuuulentemente mia”. Compagni di squadra come Diego Abantantuono, Isabella Ferrari, Jerry Calà, Christian De Sica, Stefania Sandrelli. E prima i mostri sacri della commedia all’italiana: Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Adolfo Celi. Se lo contendevano registi come Dino Risi, Bruno Corbucci, Giorgio Capitani.<br>Ma io, in realtà, dice oggi Enio, non vivevo. Nonostante la popolarità e il successo non avevo capito nulla della vita. L’incidente, dunque. Un sorpasso, il sole che ti abbaglia e copre la visuale. Il frontale con un pullman. Il coma, due mesi in ospedale, sei interventi, tre anni fermo. Bloccato nella professione, ma con una scoperta che si faceva strada: quella di una energia e di una consapevolezza nuova. “Volevo la visibilità, dice, ho trovato la libertà”.<br>L’incidente ha segnato il cambiamento. E arriva a dire: “È stata la cosa più bella che mi è capitata”. Perché con l’incidente Enio ha capito. Ha capito che la vita è meravigliosa, che è fatta di cose semplici. Che è inutile disperarsi e che tanti, troppi non rispettano la vita. Il suo motto ora? Fare “sesso” con la vita ogni secondo… insomma, sorridere alla vita anche se le cose vanno male. Ci vuole dignità anche nel dolore, dice.<br>È orgoglioso Enio del padre Tiberio, barista, morto a 90 anni. E della madre, morta anche lei. La loro scomparsa mi ha insegnato a crescere, dice. Quel padre che aveva la terza elementare e lo incitava sempre a pensare a sé. “Stammi bene, Enio, ma stammi lontano, vivi” gli diceva. In qualche modo lo incitava a essere egoista, perché – e questa è una grande lezione che Enio ha appreso – per essere molto generosi bisogna essere prima grandi egoisti: se non si vuole bene a se stessi, spiega, come si fa ad amare profondamente gli altri?<br>La sofferenza come strumento per acquistare sicurezza e fiducia in sé, per riuscire a tirare finalmente fuori quanto di grande e di buono tutti abbiamo. Il Cambiamento. Questo è stato per Enio l’incidente. Un evento traumatico e doloroso che gli ha fatto scoprire la felicità e la possibilità di offrirla a tanta gente.<br>Ed è così che Enio si è avvicinato alla Lidap. Una simpatia istintiva verso quest’associazione da parte di uno, come lui, che sostiene di venire dall’“Università della strada”. Si è fidato del suo istinto, ho “annusato”, dice, l’aria che circonda la Lidap e quello che ho sentito e visto mi è piaciuto. Lui, che conosce il dolore, sa capire il dolore degli altri, i sentimenti e le sfumature dell’animo umano. E gli piacerebbe dare un esempio di equilibrio, di serenità, di ottimismo.<br>Ma cosa pensa questo 53enne, dai capelli brizzolati, dal viso ricco di espressioni e dagli occhi ben aperti sul mondo, degli attacchi di panico? “Non li ho, dice, non li ho mai avuti. Certo, quando vado a fare uno spettacolo è ovvio che qualcosa di simile ti afferri. Ma perché magari non sono inizialmente sicuro di quello che faccio e dico. Il mio lavoro di attore cabarettista si basa molto sull’improvvisazione. Ma dopo, quando ho acquistato sicurezza interiore, quando ho capito fino in fondo le mie capacità, allora il panico non mi attacca, perché so quello che voglio esprimere”.<br>Farmaci? Mai avuto bisogno, dice. La mia scuola è stata il dolore, il mio segreto è la duttilità, l’apertura al cambiamento, rinnovarsi sempre. E ricordarsi che non c’è nulla di così importante come la Vita. L’ultimo vestito non ha tasche, gli disse una volta Gino Bartali, toscanaccio suo conterraneo, perché non ti porti niente dietro. E allora perché affannarsi appresso a mille cose senza importanza?<br>La libertà. È questo il suo obiettivo. Ma libertà, ribadisce, significa anche tanta disciplina e regole, essere trasgressivi oggi vuol dire comportarsi bene. Non fare male agli altri, per esempio cercando di cambiarli, di portarli nella propria dimensione. Nulla di più sbagliato, ripete Enio, da vero “guru della vita”, come ama definirsi. L’unico modo di fare del bene è col tuo esempio, insiste: uno su mille forse ne trarrà stimolo e spunto.<br>È un uomo molto impegnato, Enio. Anche se a lui sembra di non aver nulla da fare. Oggi, dice, è ricco solo chi ha tempo. Ha ripreso il lavoro, film e teatro, spot pubblicitari come “SuperEnalotto”, regia di Gabriele Salvatores. E fiction, come “Un ciclone in famiglia 2” e la nuova serie dello “Zio d’America”, con De Sica, Lorella Cuccarini, Eleonora Giorgi. Scrive commedie, porta in giro per l’Italia i suoi spettacoli di cabaret. A febbraio uscirà un altro film cui ha partecipato: “Gli ultimi della classe”, dove interpreta il ruolo di un professore di matematica. In arrivo in televisione un suo originale talk show dove gestirà una sorta di televendita di artisti.<br>Ma il progetto cui tiene di più è uno: “Il Compleanno della Vita”. Un evento che organizza ogni anno, a ottobre, da 18 anni, da quando ebbe l’incidente. È una festa, tantissimi amici, fino a mille persone riunite, torta e candeline per celebrare la vita. Un omaggio a tutte le donne presenti perché sono loro a dare la vita. Bisogna vestirsi in modo elegante perché la vita lo merita. Quest’anno per l’occasione ha realizzato un video che simula una strage del sabato sera. È un filmato di grande impatto: fa riflettere sull’incoscienza che ci può far perdere in un attimo il bene più grande. Consegna targhe e riconoscimenti Enio in questa speciale serata. A chi si è distinto, come l’associazione Vittime della Strada, nella difesa della vita. Quest’anno, per la prima volta, ha deciso di consegnare una targa, per la sua attività, anche alla Lidap. Abbiamo chiesto ad Enio una considerazione finale:</p>



<h4 class="wp-block-heading">&#8220;Gli attacchi di panico sono dei disagi; non si sta bene con se stessi e gli altri. Per assurdo persino chi sta bene e non ne soffre è un portatore di questi disagi, perché se uno sta bene e invece vede persone che così non stanno (bene) ovviamente non può che starci male. Quindi avere un attacco di panico, (seppur per assurdo), è un gesto d’Amore…Come si vede nessuno, in misura più o meno forte, è immune da questa disagiata questione personale. Il rimedio? Saper che pure Gesù Cristo, così come Gandhi o Madre Teresa di Calcutta avevano attacchi di panico… mica potevano star sereni davanti alle paure umane!&#8221;</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Novembre 2007</strong><br><strong><em>(Intervista a cura di Barbara Pavarotti)</em></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Interviste sul panico: Laura Bono</title>
		<link>https://www.lidap.it/2023/03/13/interviste-sul-panico-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Panici famosi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lidap.it/?p=3781</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;Intervista a Laura Bono&#8221;La musica è tutto!&#8221; Laura Bono (il suo nome completo è Laura Bonometti) è una giovane artista che ha, però, alle sue spalle già una lunga carriera perché ha cominciato a comporre canzoni sin da bambina.Nel 2005 ha vinto il Festival di Sanremo, categoria Giovani, con la canzone &#8220;Non credi nei miracoli&#8221;. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">&#8220;Intervista a Laura Bono&#8221;La musica è tutto!&#8221;</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="703" height="463" src="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/LauraBono1.jpg" alt="" class="wp-image-3782" srcset="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/LauraBono1.jpg 703w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/LauraBono1-300x198.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 703px) 100vw, 703px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Laura Bono (il suo nome completo è Laura Bonometti) è una giovane artista che ha, però, alle sue spalle già una lunga carriera perché ha cominciato a comporre canzoni sin da bambina.<br>Nel 2005 ha vinto il Festival di Sanremo, categoria Giovani, con la canzone &#8220;Non credi nei miracoli&#8221;. Dopo il Festival esce il suo primo album dal titolo Laura Bono, preceduto dal secondo singolo, &#8220;Tutto ha una spiegazione&#8221;.<br>La terza edizione di &#8220;Music Farm&#8221; l’ha vista tra i suoi protagonisti. E proprio durante la trasmissione ha avuto in diretta un attacco di panico.<br>Laura è una ragazza molto carina e sensibile e si è subito mostrata disponibile ad aiutarci a fare informazione corretta sugli attacchi di panico, specialmente tra i giovani, raccontando la sua esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Laura, quando hai cominciato a soffrire di attacchi di panico?</strong><br>In realtà non so bene quando perché credo di aver sin da bambina avuto delle forme d’ansia che si sono col tempo evolute in attacchi di panico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ricordi il tuo primo attacco di panico?</strong><br>Sinceramente no o forse non l’ho riconosciuto appunto per quello sviluppo di cui ho parlato prima. Mi dicevano che era solo un po’ d’ansia e per me era tutto. Non sapevo neanche dell’esistenza degli attacchi di panico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che tipo di infanzia hai avuto?</strong><br>Normale, vivace.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali erano le tue sensazioni? Cosa pensavi?</strong><br>Avvertivo un senso di allarme e di impotenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A chi ti sei rivolta per un aiuto?</strong><br>All’inizio a nessuno, poi ho fatto delle sedute con degli psicologi e infine ho chiesto un parere medico a dottori e a un neurologo. Ma l’aiuto maggiore mi è stato dato dalle persone che mi sono state vicine e che conoscevano il problema in prima persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto ti aiuta la musica nei momenti di difficoltà?</strong><br>La musica è tutto. È una valvola di sfogo, un conduttore di emozioni, sensazioni ed energia. Inoltre, siccome sono tanti anni, ormai, che soffro di ansia e panico, riesco in qualche modo a riconoscerne i sintomi (quando mi è possibile, chiaramente) e proprio con la chitarra in mano e la scrittura di canzoni spesso sono riuscita a vincerli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con quale frequenza stai male?</strong><br>In certi periodi spesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che peso hanno avuto gli attacchi di panico nel tuo lavoro?</strong><br>L’anno scorso è stato uno degli anni in cui ne ho sofferto molto ed effettivamente non sono stati molto gestibili nella vita privata e quindi, di conseguenza, nel lavoro. Non potevo stare sola un secondo e la mia concentrazione era tutta incentrata sul mio stato di salute e sul mio terrore di non respirare da un momento all’altro. Fortunatamente non ho mai avuto problemi sul palco durante delle esibizioni, probabilmente perché la concentrazione si spostava su qualcosa di estremamente bello per me.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="704" height="462" src="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/LauraBono2.jpg" alt="" class="wp-image-3783" srcset="https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/LauraBono2.jpg 704w, https://www.lidap.it/wp-content/uploads/2023/03/LauraBono2-300x197.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 704px) 100vw, 704px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sito Ufficiale di Laura Bono:&nbsp;<strong><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.laurabono.com/" target="_blank">www.laurabono.com</a></strong></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come pensi che avresti affrontato il problema se avessi avuto maggiore conoscenza e informazioni sulla patologia?</strong><br>Probabilmente nello stesso modo. Ammetto di essere una persona molto pigra. Finché va tutto bene… bene. Quando arriva un momento particolare, come può essere quello &#8220;infestato&#8221; da attacchi di panico, allora muovo il mondo. Effettivamente mi rendo conto che non è il modo migliore per affrontare il problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo te, condividere il problema con persone che, come te, hanno avuto a che fare con gli attacchi di panico può aiutare?</strong><br>Già il solo fatto di parlarne con un’amica che ne soffre e confrontarci mi ha aiutata tanto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa ti senti di dire a chi si trova ad affrontare per la prima volta questo problema?<br>Calma e sangue freddo! Non sei solo. Parlarne, parlarne e parlarne. E poi consiglierei di trovare la propria valvola di sfogo, una passione: musica? Giochi di ruolo? Sport? Danza? Sesso?… Insomma, qualsiasi cosa, purché faccia bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E invece a chi pensa di non potercela fare?</strong><br>Allora non ce la farà mai. Prima di tutto bisogna sforzarsi sul pensiero positivo, sul non piangersi addosso, che capita anche a me, ma come me ne accorgo cerco di guardarmi intorno e mi rendo conto che sono fortunata. Forse molti dovrebbero farsi un giro in ospedale a trovare i malati terminali…</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali consigli ci daresti per aiutarci ad aiutare chi ha bisogno?</strong><br>Non me la sento di dare consigli a voi. Sicuramente nel momento in cui ho bisogno di aiuto preferirei avere accanto una persona che non drammatizzi troppo e che non sia più spaventata di me, ma che allo stesso tempo sappia quello che mi succede e non banalizzi la situazione. Il sorriso è un’altra cosa molto importante per me. E poi l’informazione &#8220;ti succede questo probabilmente perché…&#8221; ti riporta alla lucidità. Ti rendi conto, così, che non stai per morire e che, se vuoi, può finire tutta l’agonia che stai passando.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ottobre 2006<br><em>(Intervista a cura di Patrizia Arizza)</em></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
