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Sono Socio Lidap

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Car@ tutt@,

mi soffermo con tutti voi dopo aver verificato il calo del numero di adesioni all’Associazione nell’ultimo anno e formulo questa richiesta “responsabilizzante” di rinnovare la vostra iscrizione alla Lidap

E’ scontato che essere Socio Lidap dà l’opportunità di partecipare al gruppo (oggi anche via-skype), di usufruire di agevolazioni per le terapie con i nostri consulenti e anche per altri servizi in convenzione, di disporre di un servizio di ascolto telefonico e più in generale di informazione attraverso vari canali. E’ pur vero che questi “privilegi” non sono mai stati negati ai non-Soci. Nessuno ha mai chiuso il telefono a chi non è in regola con l’iscrizione; non sarebbe conforme allo spirito dell’Associazione. Soci e non-Soci, spesso hanno avuto gli stessi vantaggi e le stesse opportunità.

Ma essere socio Lidap non è come fare un abbonamento ad un circolo, per cui al momento di pagare è opportuno chiedersi quali vantaggi procuri l’iscrizione o il rinnovo!

E’ inevitabile considerare che senza un Fondo Cassa, la Lidap si estinguerà.

Allora il problema dell’adesione formale, quella che si realizza attraverso il pagamento della quota annuale, deve assumere un altro significato.

Non il vantaggio esclusivo di me come singolo individuo, ma la mia volontà di tenere in vita un impegno, una voce che dà visibilità e riconoscimento ad un problema difficile, che di quel problema fa sì che si parli e che se ne parli in un certo modo e soprattutto portare avanti qualcosa che per me ha avuto un valore nei momenti di forte difficoltà, per permettere ad altri, che vivono le stesse cose che ho vissuto e superato, di poter fare lo stesso percorso associativo che ho fatto io.

“Sono socio Lidap non solo per partecipare al gruppo o per chiamare al telefono qualcuno con cui dividere la mia angoscia. Sono socio Lidap anche e soprattutto perché ci sia la Lidap”

E’ un’ottica diversa. Forse più difficile da adottare (che è quella dell’auto mutuo aiuto), perché ci si sposta dall’ottica individualistica a quella sempre più ampia del bisogno di essere rappresentato e rappresentativo: “voglio che un organismo, di cui faccio parte, viva, permettendomi di lavorare al suo interno o di delegargli funzioni che, affidate al singolo, perderebbero di risonanza e di efficacia, laddove non sarebbero addirittura impossibili”.

Io, la mia tessera per il 2017 l’ho già pagata. Con orgoglio, sinceramente.

Seby La Spina

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