Il profilo dell’italiano ansioso con attacchi di panico

Dove ti trovavi quando hai vissuto il tuo primo attacco di panico? Come reagisci agli attacchi di panico? Quando hai chiesto aiuto per i tuoi disturbi? Queste e altre domande sono state proposte on line a 8000 ansiosi residenti in tutta Italia.
L’indagine svolta dalla Lidap è durata sei anni e ha portato alla pubblicazioni, nel 2007, di un libretto dal titolo “L’ansia di profilo”. Di seguito viene riportata la descrizione di un’ipotetica persona che, per caratteristiche, riassume le risposte più frequenti rilevate dal questionario. Come si vedrà il sesso della persona descritta è femminile, perché a rispondere sono state più donne che uomini con un rapporto 2:1; per entrambi, comunque, il profilo è molto simile.
Identikit del portatore sano di ansia
Uomo/donna (31 anni), lavora come impiegato/a, tende ad ammalarsi d’ansia all’età di 23 anni; vive il primo episodio di panico tra casa e lavoro e il primo aiuto è rappresentato da un conoscente; giunge a una reale comprensione del primo episodio di ansia tra il primo e il terzo mese successivo, quindi entro l’anno, comprende di soffrire del Disturbo di Panico grazie, soprattutto, al contributo del medico di famiglia. Anche se ritiene importante il sostegno della famiglia e degli amici, nei momenti in cui l’ansia diventa intollerabile, la nostra giovane persona si dichiara incapace di chiedere aiuto, sostenendo che nessuno è in grado di capire la sofferenza legata al panico. In breve tempo, all’ansia vede associarsi ansia anticipatoria, agorafobia, e condotte di evitamento che generano difficoltà nello svolgimento delle normali attività; dichiara che il DAP l’ha danneggiato/a nello studio e nell’attività lavorativa, determinando una rinuncia a possibili avanzamenti di carriera. Con molta probabilità lascia il lavoro entro quattro anni dalla comparsa del primo attacco di panico, anche se riconosce di trovare comprensione nel datore di lavoro, soprattutto per gli aspetti agorafobici. Se frequenta uno sport presto lo abbandona per paura di avere un malore durante l’attività fisica.
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