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Endecasillabo

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“L’ENDECASILLABO”
(OVVERO 11 SUGGERIMENTI PER FARE UN GRUPPO DI AUTO-MUTUO AIUTO LIDAP)


1. Il giudizio
Non giudicare le emozioni, i vissuti e le azioni degli altri componenti del gruppo anche se possono apparire disdicevoli: spesso il giudizio è solo la proiezione di un nostro problema. Giudicare non serve a nessuno: il giudicante non si guarda dentro mentre il giudicato si chiude.

2. I consigli
Non dare consigli se non sono richiesti e non dare risposte a domande che non vengono formulate. Consigli e risposte non richieste sono modalità giudicanti.

3. L’interpretazione
Non interpretare ciò che raccontano gli altri, fai domande se necessario o aiuta a riformulare un concetto per meglio eplicitarlo. Non atteggiarti ad esperto: sii, il più autenticamente possibile, te stesso. Se pensi di poter essere un modello per gli altri, parla di te, delle tue emozioni e delle tue difficoltà e non fare delle prediche.

4. L’ascolto
Rammenta che l’ascolto attivo e l’empatia (l’intenzione di comprendere le emozioni dell’altro) sono dei fecondi attivatori della comunicazione gruppale. Parlare d’altro o con altri, mentre qualcuno racconta di sé, o banalizzare le sue emozioni, distrugge la capacità comunicativa del gruppo: spesso tali atteggiamenti nascondono un disagio verso ciò di cui si parla.

5. Il parlar del “sé”
Parla riferendoti sempre a te e resta incentrato sulle tue emozioni, parlando in prima persona: questo è il segreto per rendere efficace la tua comunicazione. Quando ti accorgi di iniziare a parlare di altri, fermati perché sei nel gruppo innanzitutto per te stesso; non serve occuparsi degli altri in questo modo, ma se parlerai di quello che non va in te, indurrai gli altri a fare altrettanto.

6. Il rispecchiamento
Se farai attenzione al rispecchiamento, imparerai a vedere negli altri ciò che ti appartiene. Può essere prezioso esplorare, da un diverso punto di vista, il proprio disagio e le emozioni che lo contornano.

7. Le emozioni
Nelle dinamiche del gruppo presta maggior attenzione alle tue emozioni piuttosto che alla tua parte razionale. Le emozioni sono segnali preziosi che spesso vengono soffocati dalla propria intellettualità; utilizza la tua razionalità solo dopo che hai attivato la tua parte emozionale. Un bel discorso spesso nasconde qualcosa, mentre un’emozione autentica può rivelare tutto. Non sempre è necessario parlare, anche con il silenzio si può comunicare con gli altri.

8. Le comunicazioni parallele
Sentirsi e incontrarsi al di fuori del gruppo non è vietato a patto che tutto venga ricondotto al gruppo e che non vengano costruite comunicazioni parallele o sottogruppi, entrambi deleteri per un proficuo percorso collettivo.

9. Il conflitto
Non temere il conflitto all’interno del gruppo; non soffocarlo o nasconderlo perché può essere un prezioso rivelatore di emozioni nascoste o inconfessate. Quando esso emerge, rifletti su di te e non dimenticare che il gruppo è uno spazio speciale in cui si può dar voce anche a sentimenti conflittuali. Solo una raccomandazione: cerca di usare una “modalità comunicativa ecologica” affinché le forti emozioni, in questo caso, non impediscano al gruppo le necessarie riflessioni.

10.L’impegno
Affronta il cammino del gruppo con la serietà e l’impegno che impieghi quando ti appresti a un percorso difficoltoso: non ridurre il tutto a una semplice chiacchierata con gli amici perché non servirebbe ne a te ne agli altri. Un approccio superficiale trasmette un intento di non condivisione e di scarso rispetto.

11.L’autoattivazione
Non affidarti al facilitatore per risolvere i tuoi problemi, ma alle tue risorse che probabilmente nemmeno immagini di avere; l’autoattivazione è la condizione principale e necessaria per iniziare il proprio, e univoco, percorso di guarigione. Il gruppo in sé non è una medicina ma una preziosa opportunità che, però, solo tu puoi decidere di cogliere.
Infine non un suggerimento ma un obbligo inderogabile: la riservatezza sui vissuti che vengono raccontati al gruppo deve essere assoluta e indiscutibile! Nulla deve uscire di tutto ciò di personale che viene raccontato.

Lidap onlus 2011

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