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Vorrei trovare il bandolo della matassa - "Se mi immagino in una macchina del tempo che mi riporta nelle situazioni in cui ho scoperto di vivere un disturbo da ansia e panico, riesco a riconoscere quali emozioni e quali sensazioni ho provato durante questa presa di coscienza?"

La macchina del tempo

Una Socia LIDAP scrive

"Leggendo questa frase, la prima cosa che mi viene in mente è che non mi serve LA MACCHINA DEL TEMPO. Le sensazioni, e soprattutto le emozioni, mi sono assolutamente chiare e mi accompagnano da quel momento e sono tutte emozioni negative. Ho provato un senso di vuoto e di stordimento. La mia parte razionale, che è la parte prevalente in me e che ho sempre coltivato, si è ribellata a questo “male” che per me non era reale. Panico? Ma panico per che cosa? Per quale ragione il mio corpo reagiva in quel modo? Che cosa mi succedeva? Il mio mondo crollava con le mie certezze, e persino l'immagine che avevo di me stessa: Possibile che io non fossi quella che per tutta la vita avevo immaginato - reale, concreta, pragmatica - ma una persona completamente diversa - fragile, insicura, bisognosa - …..in sostanza tutto quello che “disprezzavo” nelle persone? Io che mi sono sempre presa gioco di chi sentiva il bisogno di andare dallo psicologo, io che li spronavo a tirar fuori le palle, io che davo loro consigli pratici: “fa un viaggio”, “trovati un nuovo fidanzato”, “fatti una bella scopata” (scusate il francesismo). 

Io, io, io. Di quell'io non era rimasto più nulla. ....Cosa mi succedeva? Perché non riuscivo a riportare quella cosa sul piano pratico? Ricordo bene che ad un certo punto mi sono sentita quasi dispiaciuta di non avere una malattia vera, una di quelle che si cura con la medicina, con l'antibiotico, con la chirurgia, ma questo, non riuscivo ad accettarlo e per mesi ho continuato a fare accertamenti medici per trovare la mia malattia, quella che mi avrebbe riportato sui binari della mia vita concreta. ....Non è successo e ho dovuto imparare a convivere con questo male oscuro che si è insinuato nella mia vita e in quella dei miei famigliari, che ha vincolato le mie giornate e che per molto tempo, e in parte ancora oggi, mi fa dire che sono pazza.

Vorrei davvero avere la macchina del tempo, ma per tornare molto indietro e trovare il bandolo della matassa, tirare quel filo e impedire che questa ombra oscura si avventi sul mio destino"

 
Un Consulente risponde
Dott. Guglielmo Allocco,
Psicologo, Psicoterapeuta, Presidente cooperativa TAM (TieniAMente) e consulente LIDAP

La visita inaspettata 

"Vorrei davvero avere la macchina del tempo, ma per tornare molto indietro e trovare il bandolo della matassa, tirare quel filo e impedire che questa ombra oscura si avventi sul mio destino"

Sono le parole di M., per la precisione quelle con cui termina una lettera in cui descrive la sua esperienza di vita fatta di continui incontri con un disturbo che, a pronunciarlo, sembra quasi banalizzarsi da solo, ansia, e di furtive quanto angosciose danze con un personaggio che lei stessa definisce “oscuro” e al quale, scherzando un po' con le parole, potremmo dare quasi un nome e un cognome: Attacco Di Panico. Sì perché questo signore, subdolo e schiacciante, arriva quando meno te lo aspetti, sa colpire e non solo, la sua vera arte, quello in cui eccelle, è lasciare il segno portando chi lo conosce bene a soffrire di un vero e proprio paradosso, la “paura della paura”. M. non si dà pace, cerca il “bandolo della matassa”, l’unica chiave che possa condurre a soddisfare una serie di domande che il destino gode nel lasciare senza risposta: “Perché proprio a me? A me che mi sentivo così forte al punto da rincuorare e dare consigli agli altri quando stavano male? Dov’è che si è inceppato il meccanismo?”. Come se individuando il file corrotto da cui prende vita tutto, il problema possa, d’incanto, risolversi.
Non che sia del tutto inutile, anzi, la nostra storia di vita è una costellazione di episodi, esperienze, eventi talvolta drammatici per non dire traumatizzanti, che, unitamente ad una predisposizione genetica, o per essere più chiari, temperamentale può, in effetti, determinare una nostra particolare vulnerabilità a sviluppare un determinato tipo di problema di natura psichica.

Qual’è il meccanismo?!

Questo accade anche nel caso dell’ansia e del disturbo di panico. A volte, però, non ci si sofferma abbastanza sul comprendere come funzioni il tutto, perché, ad un certo punto della nostra giornata, magari mentre stiamo guidando, mentre siamo comodi sul divano a guardare la tv oppure mentre aspettiamo un amico che venga a prenderci per andare a prendere una birra, arriva lui, l’Attacco Di Panico. Non bussa, arriva e basta, e fa sempre più male, senza sosta,fino al punto da farci pensare che la fine sia imminente oppure, se ci dovesse andar bene, che potremmo perdere definitivamente il controllo andando incontro alla pazzia.

Dicevamo del meccanismo, si perché la chiave di tutto sta proprio lì. L’iter è molto lineare e la modalità con cui si succedono gli step che portano il problema ad innestarsi nella nostra vita segue un canovaccio che potremmo definire quasi scontato. Succede un fatto: un bel giorno, mentre stiamo mangiando un gelato su una panchina del nostro parco preferito, magari in un pomeriggio in cui abbiamo deciso di prendercela di festa perché uno strappo alla regola, di tanto in tanto, si può fare, iniziamo a sentire un lieve fastidio al petto. Una sensazione forse già sentita prima ma, chi sa, perché proprio ora? In effetti sta durando anche più delle altre volte e forse, anzi sicuramente, è anche più intensa. Il gelato inizia a squagliarsi, si perché ormai la nostra attenzione sta solo su quello, su quel segnale del nostro corpo che, inevitabilmente, sta passando ad un rango più alto, quello del sintomo; ma non un sintomo qualsiasi, è qualcosa di più, vuole dirmi qualcosa, forse, e dico forse, potrebbe essere un…no non lo voglio dire, è impossibile!

Però continua, e lo sento sempre più forte quindi inizio ad avere paura ed anche se non lo dico e cerco di non pensarci, l’immagine inizia ad affiorare alla mia mente, forse si tratta di un infarto! C’è tutto: la tachicardia, sudo freddo, mi gira la testa, non vorrei sbagliarmi ma sento anche un po' di formicolio; sta succedendo proprio a me, e non c’è nessuno, succederà qui e nessuno potrà aiutarmi. Devo fare qualcosa, devo chiedere aiuto, corro al pronto soccorso, è l’unica cosa che posso fare. Arrivo lì, sono stato fortunato, il tempo mi ha graziato; dopo una inaccettabile attesa il medico mi visita e, cosa?! “Si tratta di panico, prenda per qualche giorno questo ansiolitico e non si preoccupi, lei sta benissimo”. Il sollievo misto alla delusione, la paura un tutt’uno con l’incredulità. “Possibile che tutto quello che ho sentito, tutto quello che mi ha dolorosamente tenuto in balia del caos per quasi mezz’ora, altro non sia che una “pippa” della mia mente?”

Ma è davvero solo un inganno mentale?

Mi piacerebbe poter smentire la cosa, se non altro per riconoscere a chi ne soffre per lo meno il rispetto che merita chi lotta contro un mostro dalle sembianze poco definite, ma, in sostanza, si tratta solo e semplicemente di un “inganno della mente”. Quello descritto poc’anzi è il “tipico primo episodio di panico”, quello che lascia una traccia indelebile nel nostro cervello, che crea l’errore nel sistema, il maledettissimo triangolino giallo in cui puntualmente ognuno di noi si imbatte quando il pc decide di darci del filo da torcere.

Da quel momento in poi, la paura successiva non sarà più quella dell’infarto, bensì quella di rivivere nuovamente gli attimi tragici che ci hanno tenuti in scacco la prima volta; la paura sarà, quindi, quella di avere nuovamente l’attacco di panico, con la consapevolezza di non avere armi per contrattaccare e di dover subire, passivamente, tutto quello che succederà e per tutto il tempo che il perfido personaggio di cui sopra riterrà più opportuno. Ansia e panico vanno visti su un continuum, ed è importante capirne le dinamiche per muovere il primo passo verso il cambiamento. Talvolta si ha l’aspettativa che l’ansia possa essere debellata mentre, mi duole dirvelo, dovremmo accettare l’idea che l’ansia è un costrutto che, per quanto complesso, un po' ci serve e sebbene non sia propriamente una “emozione”, come molti erroneamente la considerano, è funzionale in molte cose che facciamo: ad esempio migliora le nostre prestazioni in svariati tipi di performance. Lo stress, che con l’ansia va a braccetto, ha un ruolo fondamentale nell’innalzare il livello di quest’ultima fino al punto da sfondare la soglia massima oltre la quale compare lui, il signor Attacco Di Panico e che, come abbiamo visto, non molla la presa e si diverte a strapazzare chi ha la malaugurata sventura di finire nelle sue grinfie.

Il vero “bandolo della matassa”

Cosa, dunque, determina l’innesco? Cosa ho sbagliato quella mattina al parco mentre stavo gustando il mio gelato sulla panchina nel mio parco preferito? L’interpretazione erronea di un innocuo e banale “segnale” del mio corpo; qui c’è la chiave. E’ questione di un attimo,
sfumature quantificabili in millesimi di secondo; un concentrato di eccessiva attenzione al segnale, un pensiero che lo filtra in maniera sbagliata e da lì all’inizio delle danze il passo è breve. Come un circolo vizioso si susseguono pensieri sempre più errati su quello che sta succedendo, sensazioni fisiche che a causa dell’attenzione sempre più focalizzata sul corpo diventano più intense (nella percezione, attenzione, non nella gravità!) e, a queste, se ne aggiungono altre; paradossalmente tutte quelle che ci aspettiamo possano arrivare (il duo
mente/cervello in questi casi può essere davvero spietato nel prenderci in giro!) e il gioco è fatto. Le risposte del corpo diventano, quindi, la conferma a ciò che avevamo pensato: sto per avere un infarto (nel primo caso), sto per avere un attacco di panico (nel secondo e per tutti i successivi).

Per quanto sembri un gigante non è difficile venirne fuori ma, come dico sempre, una buona psicoeducazione iniziale, prima di intraprendere una vera e propria terapia, è il primo e più importante passo verso la guarigione. La consapevolezza che nasce dal comprendere cosa, realmente, ci sta succedendo è l’asso nella manica che ci servirà magari a non portare a casa subito tutte le fiches ma, sicuramente, a farci restare seduti a quel tavolo per studiare le mosse migliori per arrivare a battere il banco.

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Dott. Guglielmo Allocco,

Psicologo, Psicoterapeuta, Presidente cooperativa TAM (TieniAMente) e consulente LIDAP

 

 

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"Perché NEURO-UPPER? I principi teorici, i meccanismi di azione, il primo studio sperimentale"

Olimpia Pino, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Parma
Francesco La Ragione, Microengineering, Caserta

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Immaginate di entrare in una stanza semibuia, accomodarvi dentro un'avvolgente poltrona, indossare un cerchietto con uno strano aggeggio che si poggia sulla fronte, una cuffia e di visualizzare su una serie di grosse lampade colorate di fronte a voi come si alternano i segnali cerebrali che voi emettete continuamente grazie al miracolo della vita. E immaginate ancora che la musica che fluisce alle vostre orecchie sia in grado di modificare quelle onde visualizzate anche sul monitor del pc e di trasportarvi in una dimensione emozionale diversa dal solito dove, a volte, insieme alle lacrime riemergono ricordi apparentemente dimenticati: siete sulle ginocchia di vostro padre da bambine o è come se sentiste lì presente la fragranza del profumo che usavate da giovani, frammenti di esperienze di benessere che credevate di aver perduto per sempre. E immaginate che, in certi casi, tutto questo vi faccia superare paure e stress potenziando la vostra attività cerebrale.

Vi sembra un racconto di fantascienza? Non lo è. Ed è accaduto in quella stanza che pretenziosamente chiamiamo “Laboratorio di Psicologia Cognitiva” del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma grazie al lavoro del nostro gruppo di ricerca e alla pazienza dei volontari, tra cui diversi associati LidAP, nel contribuire ad un “esperimento”.

Il Laboratorio di Psicologia Cognitiva fa capo alla Prof.ssa Olimpia Pino del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Parma, che ha studiato per anni come le persone ricordano nella vita quotidiana e nel corso di esperienze traumatiche. Per capire come il cervello cambia in funzione dell’esperienza, si occupa pure di Brain Computer Interface (BCI) e conduce ricerche sulla funzionalità neuropsicologica nei disturbi di memoria e in diversi quadri clinici, sull’errore umano e la qualità dell’assistenza sanitaria.

Per approfondimenti leggi o scarica l'articolo in pdf  "I principi teorici, i meccanismi di azione, il primo studio sperimentale"  

  1. Stimolazione audio-visiva, autoregolazione cerebrale e benessere
  2. I segnali del cervello
  3. Neuro-Upper: tra Brain Computer Interface e neuro-feedback
  4. Che cosa è l'entrainment
  5. Perché la musica
  6. Perché i fotoni di luce
  7. Il primo prototipo e il primo studio
  8. Le prospettive
  9. Riferimenti bibliografici

 

 

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"... Penso che il DAP sia il disturbo della relazione per antonomasia" - Giuseppe Ciardiello Psicologo, Psicoterapeuta e Consulente Lidap Onlus

In questo articolo s’intende ipotizzare che gli eventi “attacchi di panico” siano generati dall’incapacità e impossibilità ad agire l’aggressività nei confronti delle prime persone significative. Dalla nascita l’Io si struttura rappresentando continui atti d’amore volti a queste persone. L’affetto, dato e ricevuto, diventa il collante di questa stessa struttura. È imperativo allora negare la rabbia; ma quando diventa impossibile, capita di poterla esprimere solo nei confronti di questo collante primario realizzando in tal modo diversi obiettivi. Nel DAP quindi, il controllo non è sempre e solo un’istanza super-egoica ma anche uno sforzo per “tenersi insieme”. 

 

 GENESI, DIAGNOSI DIFFERENZIALE E TERAPIA DEL DISTURBO DA ATTACCHI DI PANICO 

 I pazienti che manifestano il tipo di disturbi riconducibili al DAP (disturbo da attacchi di panico), si presentano allo psicologo dopo una serie di richieste d’aiuto volte sia al medico curante sia ai vari distretti d’emergenza. Questo perché il disturbo che si manifesta col panico non presenta avvisaglie. Non ci sono periodi precedenti l’esordio vero e proprio, con sintomi ridotti; a meno che non vogliamo far risalire all’ansia più o meno grave questo ruolo per così dire propedeutico. Ma l’ansia accompagna troppi disturbi per potersi considerare distintiva di qualcuno in particolare. Penso valgano le stesse considerazioni per la paura. Non è la stessa cosa per l’aggressività espressa o coartata. La maggior parte delle osservazioni che posso vantare depongono per una presenza notevole di aggressività non espressa. Mi sono persuaso che proprio dall’aggressività, che si ha timore di esprimere, derivi il formarsi della sintomatologia che va sotto il nome di attacchi di panico.

Se assumiamo questo punto di vista diventa facile capire anche il motivo per cui la cura di questo disturbo è rivendicata da gruppi di “auto-mutuo-aiuto”; gruppi autocostituiti che fino a qualche tempo fa nascevano sotto la spinta di disturbi di tipo sociale e/o relazionale o più di massa cioè per i quali c’è una maggiore possibilità autodiagnostica e spesso non sono considerati di competenza degli “strizzacervelli” (alcolisti anonimi e mangiatori anonimi).

Parlando di “aggressività non espressa” stiamo già parlando di problemi relazionali e infatti penso che il DAP sia il disturbo della relazione per antonomasia.

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 Giuseppe Ciardiello Consulente Lidap

 

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Sul lavoro del lutto - un contributo del dott. R. Pozzetti Psicologo, Psicoterapeuta e Consulente Lidap Onlus

Ogn'anno, il due novembre, c'è l'usanza 
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fa' chesta crianza; 
ognuno adda tené chistu penziero. 

 ... (A Livella di A. De Curtis)


Perché, proprio in un giorno come il 2 novembre, ha un valore cruciale l'elaborazione del lutto tanto da averci portato ieri per cimiteri a trovare cari che non vi sono più ? 
L'operazione luttuosa concerne un lavoro simbolico, in quanto il simbolo si fonda sulla presenza del morto, in absentia. Esempio princeps del simbolo è il totem, in cui al posto del padre ucciso, l'orda primitiva mette un totem che proibisce simbolicamente quanto il padre proibiva prima con la sua presenza. Si instaura così un'obbedienza a posteriori.
Nell'allucinazione, "ciò che viene respinto dal simbolico riappare nel reale; all'inverso, nel lutto, quella perdita, quel buco nel reale mobilizza il significante" (J. Lacan). Per questo ci ricordiamo le parole dei defunti, le immaginiamo, ritornano nei sogni. Questo lavoro sempre incompleto, quello del lutto, costituisce un emblema dell'organizzazione simbolica. Risulta imprescindibile per cogliere il funzionamento dell'analisi e, più estesamente, la logica umana.

 Roberto Pozzetti Consulente Lidap

 

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Il nostro amico stress! di Giuseppe Ciardiello (Psicologo, psicoterapeuta, consulente Lidap)

Cos'è lo stress? Come possiamo sollevarci da un periodo faticoso o sottrarci al rischio di cadere vittime di uno stato di stress acuto?

Innanzitutto dobbiamo conoscerlo. Bisogna saperlo interpretare e individuare, ma soprattutto, bisogna conoscere le condizioni che possono produrlo per poter trovare le strategia di cura e prevenzione.

.. la soluzione è nella possibilità di modificare il proprio abito mentale imparando a rispondere allo stress piuttosto che a reagire ...

...E noi della Lidap quali interessi possiamo trarne? ... partendo dall'idea che il dap si impone innanzitutto come elemento corporeo e che è intensificato da situazioni stressanti, non si potrebbe pensare ai momenti di incontro dei gruppi come momenti in cui, oltre ad una facilitazione verbale, possa essercene anche una corporea? Nel disturbo panico le dimensioni psicologiche che si accompagnano ai vissuti corporei (vergogna, eccitazione, senso di inadeguatezza, goffagine, disturbi dell'equilibrio, titubanza, ecc...) rischiano di invalidare ulteriormente le già precarie relazioni sociali.  

...ad integrazione della facilitazione comunicativa ed espressiva che utilizziamo nei gruppi AMA, si potrebbe progettare di introdurre semplici attività corporee finalizzate all'allentamento delle tensioni relazionali più grossolane.

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6/5/2015 - MESSAGGERO - Panico, un nuovo approccio per vincere attacchi e paura - a cura di Carla Massi

Nuove istruzioni anti-panico

Articolo sul Messaggero del 6 maggio 2015Un Manuale, "Vincere il panico - Le parole per capirlo. I consigli per affrontarlo. Cosa fare per guarirlo" (Mondadori), rivoluziona l'approccio per vincere quello che è diventato il disturbo della psiche più diffuso nel Terzo millennio e che in Italia colpisce due milioni di persone. Gli specialisti Raffaele Morelli, medico psichiatra-psicoterapeuta Presidente dell'Istituto Riza, e Vittorio Caprioglio, medico psicoterapeuta Direttore di Riza, consigliano di "rimescolare le carte della vita per liberare le energie represse e superare le paure". Esercizi fisici e mentali per trasformarsi da vittime in eroi.

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