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Mentinfuga: L'ansia che blocca

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Sabato 28 febbraio 2015 - MENTINFUGA le voci parallele 

L'Ansia che blocca di Antonio Fresa- Intervista a Vincenzo Benvenuto Presidente della Sezione Regionale Campania della Lidap Onlus

Mentinfuga le voci parallele

sabato, 28 febbraio 2015

Con Vincenzo Benvenuto, presidente della Sezione Regionale Campania, abbiamo parlato della storia, delle attività e degli strumenti della Lidap Onlus (Lega Italiana contro i disturbi d’ansia, da agorafobia e da attacchi da panico).

 

Leggi l'articolo sulla rivista Mentinfuga

 Quante volte è difficile individuare i motivi delle nostre paure e delle nostre ansie. Atti semplici e anche banali della vita quotidiana sembrano trasformarsi in un’impresa titanica e il senso di malessere e isolamento ci stritolano, impedendoci una vita serena. Tanti piccoli atti possono portare a una vera e propria paralisi.

Gli attacchi da panico, i disturbi d’ansia possono essere affrontati anche con la condivisione e lo scambio di esperienze. La Lidap, con il suo sistema dei gruppi di auto mutuo-aiuto, esperienza partita fin dal 1991, offre un supporto che è spesso decisivo.

 

In via preliminare Le chiederei com’è nata la Lidap, non per avviare una semplice ricostruzione cronologica, ma per fare emergere la consapevolezza e l’esigenza che sono alla base dell’azione dell’Associazione.
L’associazione nacque nel 1991 a seguito dei feedback dopo un passaggio televisivo al “Maurizo Costanzo Show” di Valentina Cultrera, che fu la fondatrice e prima Presidente della LIDAP.
In quella trasmissione, Valentina rivolse pubblicamente una richiesta di aiuto per il suo problema di ansia e panico che manifestò attraverso il racconto di sintomi e vissuti. A quell’intervento seguirono un travolgente numero di contatti, di espressioni di solidarietà e di richieste di aiuto: una moltitudine di persone che fino allora aveva vissuto in solitudine il disturbo e che provava a condividere con altri “simili” la sintomatologia e il disturbo.
Da questa esperienza, prendendo come riferimento quella ben più nota dei gruppi di auto-mutuo aiuto degli alcolisti anonimi, scaturì l’idea di fondare un’Associazione di “pazienti” che poggiasse sui gruppi di auto-mutuo aiuto, il percorso risolutivo per disturbi da ansia e attacchi di panico.

 

Chi sono gli “utenti Dap”? È possibile darne una definizione?
L’ansia è un segnale di pericolo che sviluppiamo per organizzare il nostro comportamento, in relazione a situazioni potenzialmente dannose. L’ansia scatta quando riconosciamo l’esistenza di un pericolo ed è un segnale utile che ci consente di condizionare il nostro comportamento per fronteggiare il pericolo. Da persone sane, accogliamo il segnale di pericolo, e cioè l’ansia, e organizziamo il nostro comportamento. L’ansia quindi segnala un pericolo, ma non è pericolosa.
Invece, una persona che soffre di ansia o di attacchi di panico, quella che Lei definisce “l’utente DAP”, negli stati d’animo che prova, non percepisce l’utilità del segnale e ha un solo desiderio: liberarsi da quello stato d’animo, scappare, evitarlo.
L’evitamento e la fuga sono comportamenti che producono un momento effimero di sollievo che, però, è subito seguito dalla conferma della propria fragilità di fronte a ciò che ha provocato ansia e paura, come ad esempio il supermercato, l’ufficio postale, la macchina. Da questa fragilità si consolida il timore e la necessità di evitare posti e situazioni da cui sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi come il treno, l’autobus, le file, oppure quelle situazioni in cui si pensa di non poter avere un aiuto sufficiente nel caso di un malessere o di un attacco di panico come una strada solitaria, un luogo affollato, un’autostrada o superstrada, un qualsiasi luogo lontano da casa. Si consolida quindi un disturbo da agorafobia.
L’evitare e il fuggire, quindi, contrariamente a quello che si percepisce nel momento in cui si mette in atto il comportamento, contribuiscono a mantenere, e anzi ad aumentare, l’intensità e la frequenza di quel segnale di pericolo che è l’ansia. Chi soffre di questo disturbo non percepisce che scappare non serve ad evitare l’ansia o la paura. Non ha chiaro che la paura l’ha dentro e che essa lo segue. Potremmo dire che gli appartiene. Non ha chiaro che, se continua a non ascoltare il segnale, l’ansia insisterà più forte, più a lungo e più spesso.
È in questo modo che si sviluppa e si stabilizza un disturbo da ansia, da attacchi di panico, da agorafobia. Quindi, si tratta di un processo e non di un evento. Un processo lento, graduale, che è vissuto da chi ne soffre come inesorabile e soffocante. Un processo che costringe a vivere in un angolo, privi di ogni libertà.

 

Un altro punto che mi pare essenziale rimarcare è la struttura organizzativa che l’Associazione si è data, con la fondamentale funzione svolta dai gruppi di auto-mutuo aiuto e quindi dagli stessi utenti/pazienti.
L’esperienza pratica, maturata sul campo, ha permesso alla LIDAP di delineare, mettere a punto e collaudare un proprio modello di percorso di auto-mutuo aiuto, basato su un gruppo tra persone che condividono problematiche simili, in un “contesto orizzontale”.
A differenza di altri percorsi di auto-mutuo aiuto “guidati” da terapeuti o altre figure professionali esterne, il gruppo LIDAP, infatti, è caratterizzato dalla presenza di un facilitatore della comunicazione, una figura “alla pari”, che ha vissuto su di sé problematiche comuni agli altri partecipanti e che segue un training formativo permanente all’interno dell’associazione.
Il modello di percorso di auto-mutuo aiuto LIDAP, che può integrarsi con gli altri percorsi di terapia convenzionali senza interferenze, contrapposizioni e competizioni, è basato sulla possibilità di apprendere e sperimentare, insieme, modalità comunicative e relazionali.
La dimensione sociale del gruppo offre alle persone la possibilità di raccontarsi, di ascoltarsi, di sostenersi, di rispecchiarsi l’una nell’altra.
L’esclusione del principio di “delega passiva” all’esperto favorisce in ogni persona del gruppo che si sente bisognosa di aiuto, la scoperta di sentirsi in grado di dare aiuto, da soggetto passivo diviene gradualmente soggetto attivo per sé e per gli altri. In questo modo le persone del gruppo acquisiscono quel grado di autoconsapevolezza e di senso di responsabilità indispensabile per il recupero del proprio benessere psicofisico.

 

Quale rapporto la Lidap mantiene con gli specialisti (psichiatri, psicoterapeuti) e come procede la relazione con le strutture pubbliche?
L’associazione si propone di diffondere informazioni, condividere esperienze e promuovere la cultura e la costituzione di gruppi di auto-mutuo aiuto.
A tale scopo operiamo in sinergia, sul territorio nazionale, con il Comitato di Consulenza Scientifica della LIDAP, un organismo di professionisti, scelti dall’associazione e di cui essa si avvale, formato da psichiatri e psicologi di diversa formazione, e di altre figure professionali (cardiologi, gastroenterologi, medici di Pronto Soccorso, medici di famiglia ecc.), operanti nel settore pubblico e privato. Con loro arricchiamo il bagaglio delle esperienze che maturiamo attraverso la partecipazione delle persone ai nostri gruppi e con loro miriamo a raffinare la capacità di riconoscere e diagnosticare il problema.
I medici di base costituiscono spesso i primi punti di riferimento di chi sperimenta un attacco di panico o una violenta crisi di ansia. Il medico di base è spesso il primo interlocutore per moltissime persone portatrici di un disagio psicologico. Il tipo di referto medico, ma anche il modo in cui egli fornisce la risposta al paziente, può influenzare in maniera determinante il decorso del disturbo.
Dopo il medico di base, spesso, per il paziente il passo successivo è l’approccio con le strutture pubbliche di salute e igiene mentale dove operano gli specialisti. In questo caso la cooperazione si fa più stretta. Da un lato noi, con i gruppi di auto-mutuo aiuto, costituiamo l’offerta di un percorso parallelo o alternativo alle terapie che si svolgono nelle strutture pubbliche. Dall’altro il “nostro servizio” si avvale della “consulenza” fondamentale di quegli stessi professionisti che si sono resi disponibili ad operare nel Comitato Scientifico.

 

Mi piacerebbe esplorare con Lei due momenti: l’individuazione del disagio e il contatto con i gruppi. Come ci presenterebbe questi due passaggi che appaiono fondamentali?
Prendere coscienza del proprio disagio è un’esperienza del tutto personale. Tuttavia si possono rimarcare dei tratti comuni.
Ti ritrovi a vivere in uno stato d’animo come soffocato dalla sofferenza e dal dolore, e a reprimere progressivamente la tua capacità di autonomia. Giungi alla determinazione che la tua reazione alla paura, ossia l’evitamento di cui parlavo prima, ti ha spinto a rinchiuderti sempre più in te stesso, ed ha assottigliato inesorabilmente, se non annientato, il tuo “raggio d’azione” e ti ha rubato ogni libertà. Ti ritrovi rinchiuso in una gabbia. Da solo.
Poi finalmente, in qualche modo, provi a chiedere aiuto, ma il senso d’isolamento e solitudine persiste anche a fronte di “tutte le cure” che hai intrapreso. L’approccio con la LIDAP, e in particolare con un gruppo di auto-mutuo aiuto, ti mette in contatto con persone che stanno vivendo situazioni di vita simili. Hai subito e per la prima volta la possibilità di un confronto sui sintomi fisici e sulle tue esperienze e ricevi aiuto ad affrontare problemi comuni. Scopri così la possibilità di ricevere e fornire informazioni specifiche che riguardano soluzioni pratiche apprese dall’esperienza diretta. L’ingresso in un “gruppo di pari” ti offre la possibilità di poter arginare il senso di vergogna e d’isolamento e cominci a imparare a “lavorare” sulle tue difficoltà e quelle del tuo ambiente affettivo e relazionale.

 

Com’è mutata in questi anni l’attenzione nei confronti dei disturbi d’ansia e gli attacchi da panico?
Sebbene lo scenario sociale sia molto cambiato da quando l’associazione è stata fondata nel 1991 e il “fenomeno” dei disturbi d’ansia e panico sia oggetto di molta più attenzione da parte di tutti gli organi e strumenti di comunicazione, riscontriamo ancora l’utilità e la necessità di essere un punto di riferimento per la diffusione di un’informazione chiara, corretta e completa.
Nella sua evoluzione, la LIDAP ha anche sperimentato pratiche ed esperienze con le quali affrontare il DAP in un’altra ottica rispetto al solo gruppo di auto-mutuo aiuto, e anche l’interazione con altre associazioni.
In Campania, ad esempio, in questi ultimi anni, si è lavorato per costruire una rete tra le associazioni che si fondano sul modello dell’auto aiuto, come i GA(Giocatori Anonimi), AA (Alcolisti Anonimi), OA (Overeaters Anonymus), e insieme nel giugno 2014 si è realizzato un convegno ”Insieme si può – come liberarsi dall’ansia, dalla paura e dalle dipendenze compulsive”.
L’evoluzione della vita sociale di questi anni di crisi ha provocato anche un’evoluzione delle manifestazioni del disturbo DAP. Si sono, infatti, presentate nei nostri gruppi persone con disturbi di ansia ed attacchi di panico affette ad esempio da fobie sociali oppure da comportamenti ossessivo-compulsivi. Anche di fronte a questa evoluzione la LIDAP ha salvaguardato l’omogeneità dei gruppi, ossia che le persone riunite per intraprendere un percorso di gruppo di auto-mutuo aiuto si potessero sempre riconoscere le une nelle altre, grazie all’identità del loro disagio.
Nel tempo, allora, il gruppo di auto-muto aiuto LIDAP è evoluto, estendendo il concetto di omogeneità non solo più relegata alla condivisione del sintomo, e soprattutto alla sofferenza psicologica, ma estesa all’esclusione sociale, al dolore che non trova parole semplici e dirette per essere comunicato.
In un gruppo LIDAP si sta insieme perché accomunati da una sofferenza dell’anima, che può anche avere espressioni diverse nei vari componenti del gruppo, ma che alla base ha un substrato comune su cui i componenti si confrontano: le difficoltà nel vivere l’emotività e l’affettività.

 

L’associarsi, il divenire parte attiva di un’associazione autogestita di “utenti Dap”, significa offrire a se stessi l’opportunità di trovare più strumenti per vivere liberi”.
Ho ripreso queste parole da una Sua presentazione; mi sembrano forti e importanti. Le può commentare per noi?
Ho imparato su di me e sperimentato in questi anni di vita associativa in LIDAP che per liberarsi dal panico, oltre che dalle sue manifestazioni somatiche, è importante un lavoro sull’autostima, sulla vergogna alla base della disistima, sulla capacità di accogliere e riappropriarsi delle emozioni, sulla capacità di interagire nelle relazioni con assertività e cioè essere capaci di esprimere le proprie posizioni senza subire e senza dover aggredire per essere ascoltati.
Il gruppo di auto-mutuo aiuto LIDAP si conforma come una specie di piccolo sistema sociale in cui i membri smettono di essere dei portatori di disagio e diventano persone che possono esprimere le loro ansie e paure senza avere il timore di essere giudicati o criticati. All’interno del gruppo le persone scoprono che nel momento stesso in cui chiedono aiuto, riescono anche a darlo all’altro: nello stesso istante e proprio per il fatto di chiederlo.
Le persone scoprono che, nello stesso istante e nella stessa persona, si concilia il bisogno con il potere, la fragilità con la forza, la paura con il coraggio. E ciò determina una diminuzione progressiva dell’insicurezza e parallelamente un aumento dell’autostima.
Nel gruppo si apprende che guarire significa imparare ad accogliere le emozioni e a dare significato a ciò che si sta vivendo. S’impara che le emozioni non si possono controllare, ma possono essere accolte e regolate.
S’impara quindi ad acquisire la consapevolezza dei modi in cui si vive la propria vita, dello stile delle proprie relazioni affettive e sociali, dei punti di forza e delle aree di difficoltà. S’impara a conoscersi sempre meglio e a scegliere le strade da seguire, i tempi della propria vita, gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
S’impara quindi che non è importante tornare come si stava prima, ma essere come si vorrebbe, in modo armonico, equilibrato, accettando con consapevolezza anche i propri limiti.
Si smette di lottare contro la paura, che altro non è che una lotta contro se stessi, e s’impara a vivere liberi.

 

Antonio Fresa

 

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