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Sul lavoro del lutto

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Sul lavoro del lutto - un contributo del dott. R. Pozzetti Psicologo, Psicoterapeuta e Consulente Lidap Onlus

Ogn'anno, il due novembre, c'è l'usanza 
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fa' chesta crianza; 
ognuno adda tené chistu penziero. 

 ... (A Livella di A. De Curtis)


Perché, proprio in un giorno come il 2 novembre, ha un valore cruciale l'elaborazione del lutto tanto da averci portato ieri per cimiteri a trovare cari che non vi sono più ? 
L'operazione luttuosa concerne un lavoro simbolico, in quanto il simbolo si fonda sulla presenza del morto, in absentia. Esempio princeps del simbolo è il totem, in cui al posto del padre ucciso, l'orda primitiva mette un totem che proibisce simbolicamente quanto il padre proibiva prima con la sua presenza. Si instaura così un'obbedienza a posteriori.
Nell'allucinazione, "ciò che viene respinto dal simbolico riappare nel reale; all'inverso, nel lutto, quella perdita, quel buco nel reale mobilizza il significante" (J. Lacan). Per questo ci ricordiamo le parole dei defunti, le immaginiamo, ritornano nei sogni. Questo lavoro sempre incompleto, quello del lutto, costituisce un emblema dell'organizzazione simbolica. Risulta imprescindibile per cogliere il funzionamento dell'analisi e, più estesamente, la logica umana.

 Roberto Pozzetti Consulente Lidap

 

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