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Perché la musica

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da Perché NEURO-UPPER? I principi teorici, i meccanismi di azione, il primo studio sperimentale - Olimpia Pino, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Parma e Francesco La Ragione, Microengineering, Caserta

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Perché la musica“I brani musicali hanno sequenze temporali (ritmi) e frequenze di eventi (picchi) organizzati in serie (melodie) e in parallelo (armonia)” (Mauro, 2005). Il meccanismo di codifica neurale si sincronizza rapidamente con le strutture musicali. L’entrainment consiste nel fare oscillare “forzatamente”, ossia in modo non spontaneo, un certo segnale. L’entrainment spiega la sensibilità del cervello alla musica e al suo ritmo (quest’ultimo formato da metrica e fraseggio). Quando uno specifico stimolo musicale attiva i meccanismi cerebrali corrispondenti, si genera una risposta globale EMR correlata a specifici elementi strutturali della musica (come, ad esempio, la metrica). Oltre ad avere gli stessi principi temporali (periodi di tempo necessari per elaborare l’informazione, scale temporali simili ai processi sottostanti le abilità cognitive più complesse, ritmo delle onde, metrica), il cervello e la musica si sintonizzano diversamente a seconda della regione cerebrale attivata o della tipologia di brano ascoltata. La musica lascia una specifica traccia nei neuroni che corrisponde allo stile musicale percepito. Alcuni brani musicali, ad esempio la sonata in Re maggiore per pianoforte di Mozart, attivano strutture cerebrali ampie (in questo caso le aree temporali, prefrontali, occipitali e cervelletto), mentre altri pezzi, come il Per Elisa di Beethoven, attivano per lo più processi uditivi e musicali (Hughes, Daboul & Fino, 2000). L’entraiment tra musica e cervello è spiegato, matematicamente, come una risonanza non-lineare (Large & Almonte, 2012). Le aree implicate ascoltando un brano musicale sono direttamente correlate al parametro musicale indagato: nella breve sequenza di note di un accordo musicale, la dissonanza tra i suoni attiva il paraippocampo e il precuneo (Blood, Zatorre, Bermudez & Evans, 1999) mentre la consonanza è associata a un’attivazione della corteccia orbitofrontale, frontopolare (ossia l’area 10 di Brodmann nel cervello umano) e cingolata subcallosale, una regione implicata nell’elaborazione emotiva (Schmithorst & Wilke, 2002).

La musica non solo permette alle onde cerebrali di sincronizzarsi grazie all’entrainment acustico, ma innesca anche il circuito dopaminergico deputato al piacere secernendo dopamina. Stimoli musicali piacevoli e stimoli musicali spiacevoli danno luogo a differenti attivazioni cerebrali: i primi attivano l’insula, il giro frontale inferiore (inclusa l’area di Broca 44) e lo striato ventrale, punto di arrivo della via nigro-striatale del circuito della gratificazione (reward) mentre i secondi attivano il giro paraippocampale, l’amigdala e le aree temporali (Juslin, Liljeström, Västfjäll & Lundqvist, 2010; Koelsch et al., 2006).

Per la conduzione di studi sperimentali spesso è difficile identificare stimoli effettivamente piacevoli. Dato che le preferenze musicali sono individuali, in alcune ricerche si è chiesto agli stessi soggetti di scegliere i brani per loro più gradevoli (Salimpoor et al., 2011) e, per avere una conferma della piacevolezza dello stimolo individuato, si è adoperato il parametro dei “brividi” (chills o musical frisson) cioè la “pelle d’oca” che si prova quando si sperimenta qualcosa di piacevole. La “pelle d’oca”, comunque, non sembra necessaria alla piacevolezza, dato che anche senza si ottiene un aumento dell’attivazione nel nucleo accumbens destro. In sintesi, la regione in cui si rileva il piacere soggettivo è il nucleo accumbens (Loui, Bachorik, Li & Schlaug, 2013).

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