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Conquistare la felicità

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di Lorenzo Flori Psicologo, psicoterapueta e consulente LidapNel corso dei secoli la religione, la letteratura, la filosofia, l’arte hanno cercato di dare una risposta all’interrogativo che l’uomo si è posto fin dall’origine dei tempi: che cos’è la felicità e come si può essere felici. La felicità è quell’insieme di emozioni e sensazioni del corpo e dell’intelletto che procurano benessere e gioia in un momento più o meno lungo della nostra vita.
 

Conquistare la felicità

Questo stato di benessere non solo viene esperito dall’individuo ma si accompagna, da un punto di vista fisiologico, a una attivazione generalizzata dell’organismo.

E’ chiaro, infatti, che essendo l’uomo una unità indissolubile di psiche-corpo-spirito si parla sempre di tutte le componenti che si influenzano tra di loro.
Per tentare di definire la felicità alcuni studiosi pongono l’accento sulla componente emozionale, altri sottolineano l’aspetto cognitivo e riflessivo come il considerarsi soddisfatti della propria vita. (continua ....)

Le emozioni sono componenti fondamentali della nostra vita e al contrario della ragione spesso non sono controllabili e a volte ci spingono a un agito compulsivo e a dire o fare cose di cui ci pentiamo.
Le emozioni comunque ci fanno gustare la vita ed è proprio dalle emozioni che l’individuo spera di ricavare nuovi stimoli per la sua vita.
L’uomo perciò ricerca soprattutto quelle emozioni che lo facciano star bene perché è dalla continua ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità.
Secondo lo psicologo americano Martin Schigman ognuno di noi ha un livello ereditario di felicità costituzionale che incide per circa il 50% del nostro livello di felicità e su questo fattore non possiamo intervenire.
Esistono poi circostanze della nostra vita che incidono per il 10% del nostro livello complessivo di felicità quali vivere in un paese ricco e democratico, la fortuna di non vivere esperienze ed emozioni negative.
Altri fattori invece sono sotto il nostro controllo e i più importanti sono la nostra valutazione del passato, il nostro ottimismo davanti al futuro, la nostra felicità nel presente che dipende dalle gratificazioni e dai piaceri.
Le gratificazioni sono attività che ci fa piacere praticare, durano più a lungo dei piaceri, ci impegnano a fondo, ci prendono totalmente e ci fanno perdere la consapevolezza di noi stessi.
I piaceri sono sensazioni gradevoli che hanno componenti sensoriali e componente emotiva come ad esempio gioia, eccitazione, beatitudine, allegria, benessere.
I piaceri sono fugaci perché il nostro organismo tende ad assuefarsi a essi e impegnano una minima attività di pensiero.
Per questo motivo secondo Schigman è molto importante sviluppare le proprie potenzialità personali per aumentare stabilmente il nostro livello di felicità cioè per sviluppare quel 40% su cui possiamo agire.
Secondo Argyle la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di appagamento in aree specifiche quali la salute, il matrimonio, i rapporti sociali, il tempo libero, il lavoro, ecc….
La felicità dipende anche dal numero e dalla intensità delle emozioni positive sperimentate dalla persona.
Ma che cosa succede dentro e fuori di noi quando siamo felici?
Secondo alcuni autori le sensazioni esperite con più frequenza dalle persone felici sono quelle di sentire con maggiore intensità le sensazioni corporee positive e con minore intensità la fatica fisica.
Le persone felici si sentono più libere e spontanee, dono estroverse, hanno fiducia in se stesse, hanno una sensazione di controllo sulla propria persona e sul futuro.
Quale può essere il ruolo della psicologia nella “ricerca della felicità”?
In ambito psicologico ha fornito contributi innovativi a livello teorico e applicativo lo studio del benessere soggettivo di Selligman e Csikszentmihalyi nel movimento della Psicologia Positiva.
Questo studio mette in evidenza il ruolo fondamentale delle risorse e potenzialità dell’individuo.
Non è detto, infatti, che un individuo che gode di buona salute, percepisce un discreto stipendio e vive in una bella casa sia felice.
Ciò che emerge dalle ricerche degli ultimi anno è che gli indicatori oggettivi non sono sufficienti a garantire il benessere e la soddisfazione.
La qualità della vita è un concetto relativo perché ogni individuo ne elabora un’interpretazione personale.
E’ ciò che l’individuo pensa, e non solo ciò che è, a determinare il suo benessere.
Emerge, quindi, una stretta correlazione con la psicoterapia cognitiva che sostiene che siano proprio i nostri pensieri, le nostre credenze, i nostri schemi automatici a determinare il nostro modo di sentirci e di comportarci, e, in ultima analisi, a spiegare il disagio psicologico e il suo perpetrarsi nel tempo.
Il ruolo giocato dagli elementi esterni, infatti, non è solo di tipo casuale ma personale, basato cioè sul sistema di convinzioni e di esperienze del soggetto e ciò è dimostrato dal fatto che persone diverse, rispetto allo stesso evento, hanno pensieri e reazioni diverse.
Si evince, dunque, che non esistono ricette uguali per tutti per raggiungere la felicità.
E’ opportuno, quindi, ricercare la propria soddisfazione personale attraverso un’analisi più o meno approfondita, da soli o con uno psicoterapeuta, delle proprie convinzioni e dei propri pensieri che portano verso lo sviluppo e l’accrescimento della felicità.
La Psicologia Cognitiva è molto utile perché rende consapevoli dello stile di pensiero individuale e insegna ad apprendere, quando è necessario, uno stile di pensiero più funzionale al benessere.

Dott. Lorenzo Flori Psicologo, psicoterapeuta e consulente Lidap

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