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Fratello panico

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 Marco Roselli

 

  Fratello panico

Ediziioni Fruska 2007

 

Fratello Panico è un racconto ma soprattutto un diario di viaggio, perché “il panico è l’incipit di un viaggio dentro” come spiega l’autore, Marco Roselli.

L’intera vicenda è narrata in prima persona, attraverso un coinvolgente percorso autobiografico per ricostruire “ciò che è accaduto in un tratto della mia vita”. Nessuna voglia, quindi, di salire in cattedra ma solo l’intenzione di condividere e, se possibile, di essere d’aiuto “a chi ne può avere bisogno”.
Marco è una persona come tutti noi, con i suoi sogni e i suoi progetti, le sue sconfitte e le sue vittorie, un individuo che si trova improvvisamente a dover affrontare una presenza oscura e invadente: il DAP. Perché? Per quali ragioni? La ricerca di un significato diventa un cammino a ritroso verso il passato, un’analisi profonda fatta con coraggio e determinazione. Marco è colpito dal primo attacco nel 1998, durante un viaggio in treno: sudore, perdita del controllo, muscoli serrati. L’incapacità di capire cosa gli sta succedendo e forse la difficoltà ad accettarlo lo accompagnano fino all’incontro con uno specialista, che gli offre un quadro della situazione completo. è l’inizio ma non è certo l’esito definitivo perché, anni dopo, durante le vacanze estive subisce una nuova serie di attacchi. A questo punto si ritrova davanti a una doppia sfida: da una parte la necessità di uscire dal panico, dall’altra la scelta obbligata di dover partecipare a un evento sicuramente molto impegnativo come la Giornata Mondiale della Gioventù a Roma durante il Giubileo del 2000.
Costretto, quasi obbligato a prendervi parte (come “un asino che viene trascinato”) e affrontare la folla e il caldo, Marco trova la sua piccola grande illuminazione proprio durante il pellegrinaggio a San Pietro, in fila sotto la Porta Santa: “non potrò mai dimenticare né descrivere adeguatamente quello che provai ma due certezze si solidificarono in me: Dio esisteva veramente e non avrei più combattuto la battaglia da solo”.
È “la redenzione all’apice del tormento [...] Quando tutto ti sembra insormontabile e insormontato, quando la paura e l’angoscia ti dominano è in quel momento che dentro di te inizia un’inversione di marcia”.
Fratello Panico offre una speranza concreta perché raccontata da una persona in carne e ossa che ha provato su di sé le difficoltà del DAP, tra dubbi, paure, incertezze.
Pagina dopo pagina, respiriamo la vita e le sue mille sfaccettature, la dimensione complessa di chi soffre d’ansia e la determinazione nella ricerca di un nuovo equilibrio. Marco lo trova, riposizionando i suoi valori, aprendosi agli altri con la “consapevolezza che posso andare al tappeto ma ho anche la forza per rialzarmi”, liberandosi di “un’armatura pesante e ingombrante che mi portavo dietro da quanto avevo iniziato a ricostruire la mia vita basandomi esclusivamente sulla forza in me stesso e sulla diffidenza, sui risultati lavorativi che avevo raggiunto e sull’autoritarismo che avevo sugli altri. Non potevo stare a galla così”.
Proprio come Parsifal, che si libera di tutto per arrivare al Santo Graal. Naturalmente la “soluzione” del protagonista non è valida per tutti perché ciascuno ha il suo particolare vissuto ma, quello che conta, esiste una vita oltre l’attacco di panico ed è una “vita nuova” e più vera, intensa, profonda.
Fratello Panico è un libro che dà tanto e dal quale ogni lettore raccoglie a piene mani.

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