VIDEOINTERVISTE

Interventi dei professionisti sulle tematiche trattate

Dott.ssa Amalia Prunotto psicologa, psicoterapeuta

Da più di 20 anni con progetti ed interventi, si occupa di clinica sulle dipendenze affettive, relazionali, sessuali. Ha curato il libro “Amori 4.0, viaggio a 360 gradi nel mondo delle relazioni”, Alpes, 2018. Dal 1999 è consulente per l’associazione Lidap, per la quale ha curato progetti e interventi di formazione all’auto/mutuo aiuto e di prevenzione sui disturbi d’ansia presso Istituti di Istruzione Secondaria, sui temi del panico e delle fobie, a Parma, La Spezia, Padova . Per Lidap ha scritto “Il gruppo di auto aiuto Lidap”, in Panico, di Francesco Rovetto, ed. McGrath Hill, 2000, e ‘Mi volevano bella, felice, e perfetta in “Oltre la trappola del panico”, Franco Angeli, 2021, a cura di Alma Chiavarini. Vive e lavora, dividendosi fra le città, a Parma, Padova, Bologna.


Sostenere il caregiver familiare di bambini/e con disturbo d’ansia e disturbo da attacchi di panico

Quando l’ansia viene a colpire il bambino o la bambina del sistema familiare, questo getta il genitore in uno stato di scoramento molto profondo, perché vedere il proprio bambino che soffre d’ansia può rendere come paralizzati.

Si è in difficoltà, perché spesso ci si sente impotenti davanti alla sofferenza dei figli o si teme di essere tali. È importante quindi fare capo alle proprie esperienze emotive e prendersi cura di se stessi e del proprio vissuto, in modo da essere di supporto e di riferimento e non colludere con quelli che possono essere le difficoltà del figlio o della figlia.

Se il caregiver sta bene, se si sente in un equilibrio emotivo sufficientemente solido, può essere davvero di aiuto e di sostegno. Non si tratta di egoismo, ma di stare bene per riuscire ad aiutare. Per fare questo si deve avere molta attenzione per il proprio stato emotivo, per la propria dimensione affettiva e per la propria qualità di vita. È importante immaginare l’ansia che entra in famiglia come un’onda. Tutte le famiglie, tutti i cicli di vita sono rappresentativi di questo.

Si deve pensare che ogni famiglia, nel suo ciclo evolutivo, è chiamata a fronteggiare  queste ondate, che hanno un inizio e una fine: bisogna lasciare che accada e pensare che si sarà capaci di sostenere tutto.

Questa è una prima indicazione che permette di ritrovare la solidità e la capacità di affrontare le situazioni più complesse e di aiutare nei momenti di scoramento quando tutto quello che è stato fatto per far star bene il bambino non è andato secondo le aspettative.

Rispetto a questo, un’indicazione utile è di informarsi rispetto ai disturbi d’ansia e a quello che si può mettere in atto affinché l’ansia possa essere arginata.

Questo permette di sentirsi più competenti, di sentire di avere degli strumenti per fronteggiare le situazioni più dolorose e di conseguenza di sentirsi meno vulnerabili rispetto alla situazione che sta, in qualche modo, travolgendo la famiglia.

Un’altra indicazione è quella di non trascurare il proprio benessere personale.

Non è un dato egoistico: prendersi cura di se stessi permette di prendersi cura dell’altro. È necessario quindi ritagliarsi durante la giornata dei momenti di tranquillità personali, momenti dove dedicarsi a un hobby che permetta di allontanare i pensieri e l’ansia che inevitabilmente, quando c’è un bambino in famiglia che ne soffre, mette in allerta 24 ore su 24.

Possono essere utili anche delle tecniche meditative, dedicarsi alla pittura o semplicemente fare una passeggiata all’aria aperta: qualsiasi cosa che permetta di rimanere in contatto con se stessi, con le proprie emozioni e non tanto con quello che sta accadendo.

Un’altra indicazione, non meno complessa e non meno importante, è quella di destinare

il giusto tempo alle preoccupazioni.

Se, ad esempio, si è bloccati al lavoro o nel traffico e si è preoccupati della situazione che sta vivendo il bambino a scuola, perché soffre di fobia scolare e non vede l’ora che qualcuno lo vada a prendere, è importante che ci si concentri su ciò che si sta facendo al lavoro, su ciò di cui ci si sta occupando rispetto a ciò che potrebbe succedere o succederà dopo.

Essere in tensione, pensare continuamente a come sta vivendo in quel momento il bambino non serve, anzi, pensare troppo alla situazione carica il caregiver di tensione, per cui proprio nel momento in cui andrà incontro al bambino sarà completamente scarico di energia e magari molto più irritabile, perché già travolto dal pensiero negativo. È importante perciò stare nel qui e ora.

Un altro aspetto a cui stare attenti nel momento in cui, come genitori, si è chiamati ad essere i punti di riferimento, è il fatto che spesso un genitore è chiamato ad esserlo maggiormente. È importante, se da una parte si collude anche in essere questo genitore preferito, dall’altra parte è altrettanto importante non farsi investire troppo da questo ruolo.

Se un genitore deve accompagnare il figlio a un’attività sportiva e il bambino, per la difficoltà di separarsi, chiede che non si allontani dalla struttura, è utile impiegare quel tempo in modo creativo, dedicandosi ad attività che possano favorire il benessere personale e distogliere il pensiero dalle preoccupazioni. In questo modo si trova di nuovo lo spazio per stare sulle proprie emozioni e per distinguerle da quelle del bambino e preservare il proprio benessere senza lasciarsi andare a emozioni che potrebbero poi tradursi in irritabilità.

Un altro strumento, forse il più importante, sono i gruppi di auto aiuto.

Un gruppo di pari, come quelli organizzati dalla LIDAP, è un gruppo di auto aiuto fra caregivers, che stanno vivendo lo stesso tipo di timore e di situazione. Confrontarsi, scambiarsi riflessioni e vedere altre famiglie vivere la stessa difficoltà, lo stesso dolore, permette di accrescere la consapevolezza che siano situazioni che possono accadere alle famiglie più disparate e permette di cogliere l’aspetto multifattoriale di questo tipo di difficoltà e sentirsi meno responsabili.

Attraverso il confronto di quello che può essere andato bene per altre famiglie, le strategie che hanno adottato, può esserci un’attivazione delle proprie risorse: scoprire qualcosa a cui non si aveva pensato o che era sfuggito o che non è stato tentato. Permette inoltre di sollevare il caregiver dal peso del proprio stato emotivo. Nel momento in cui si frequentano i gruppi si possono condividere le proprie paure e stanchezze ma anche la propria rabbia. Si esce dagli incontri sentendosi sollevati, perché si sono condivisi dei pesi e il gruppo ha restituito la possibilità di sperare, di vedere una soluzione e trovare delle strategie per affrontare la situazione.