VIDEOINTERVISTE
Interventi dei professionisti sulle tematiche trattate
Dr.ssa Anna Porfido – Psicologa clinica, psicoterapeuta ad orientamento cognitivo comportamentale
Iscritta all’Albo degli Psicologi dell’Emilia Romagna con num. 8510. Nel corso degli anni ha maturato diverse esperienze nell’ambito dei disturbi d’ansia e dell’umore; nel campo delle disabilità psicofisiche in età evolutiva affiancando le famiglie nella gestione degli aspetti critici e nella promozione del benessere psicofisico, individuale e familiare. L’esperienza della maternità l’ha avvicinata all’ambito della psicologia perinatale riconoscendo l’importanza di ricevere un supporto professionale nelle diverse fasi che accompagnano il delicato e complesso cammino della genitorialità. Esercita in presenza a Parma e online in libera professione rivolta a bambini, giovani adulti, adulti e coppie occupandosi di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbi di personalità e delle problematiche correlate a dei momenti critici della vita: supporto nei casi di infertilità e nei percorsi di PMA (procreazione medicalmente assistita), sostegno alla genitorialità, prevenzione e sostegno nei casi di depressione post partum, gestione dei conflitti, elaborazione del lutto, separazioni conflittuali, psicologia dell’invecchiamento, insorgenza di patologie croniche e/o invalidanti. Dal 2025 è consulente Lidap offrendo supervisioni a giovani colleghi specializzandi e svolgendo colloqui per la partecipazione ai gruppi di auto mutuo aiuto e di monitoraggio.
Sostenere il caregiver familiare di adolescenti con disturbo d’ansia e da attacchi di panico
L’ansia è una risposta emotiva e fisiologica funzionale; può anche essere considerata la condizione ottimale per l’organismo per il perseguimento di un determinato obiettivo. L’incremento di adrenalina e di cortisolo che si verificano in una risposta d’ansia infatti migliorano le capacità di concentrazione, di memoria e di apprendimento durante lo svolgimento di un compito, come un esame o una prestazione sportiva o lavorativa. Questo tipo di ansia può essere considerata funzionale: un’emozione che fornisce una risposta adattiva.
L’ansia può essere immaginata come un semaforo rosso che ci indica la presenza di un eventuale pericolo e quindi per questo funzionale.
L’ansia diventa disfunzionale nel momento in cui il semaforo è perennemente rosso o è un campanello d’allarme perennemente attivo; può evolversi in un disturbo quando è molto intensa, quando si verifica frequentemente, dura molto a lungo e assume le caratteristiche di pervasività, ovvero invade tutti gli ambiti della vita quotidiana e relazionale.
In particolare, se nell’infanzia i segnali di ansia si manifestano prettamente sotto
forma di sintomi fisici, per cui il bambino con un disturbo d’ansia lamenta spesso mal di testa, mal di pancia, nell’adolescenza invece il disturbo d’ansia viene a configurarsi sotto forma di ritiro sociale, rifiuto di una determinata situazione relazionale, come ad esempio il contesto scolastico. L’adolescente con un disturbo d’ansia tenderà a prediligere un atteggiamento di chiusura fino ad arrivare a un vero e proprio isolamento sociale.
Tutto questo ha inevitabilmente delle ripercussioni su coloro che vivono quotidianamente a fianco dell’adolescente, i cosiddetti caregivers. I genitori per primi sono chiamati a mantenere un atteggiamento empatico e di supporto nei confronti dell’adolescente con un disturbo d’ansia, quindi a evitare un atteggiamento di svalutazione o critico verso i vissuti riportati dal figlio o dalla figlia. I bambini, così come gli adolescenti, sono molto recettivi rispetto alle emozioni dei propri genitori e questo fa sì che il caregiver sia chiamato in un dialogo emotivo a favorire una verbalizzazione delle emozioni in generale e legate al vissuto d’ansia o di panico in particolare. Per far questo, ad esempio, il genitore può condividere con l’adolescente aneddoti di se stesso da giovane in cui ha vissuto situazioni in cui ha sperimentato l’ansia oppure raccontare di situazioni legate al momento presente in cui ha notato e accolto che il proprio figlio manifestava determinati segnali d’ansia.
In tutto questo è importante che il caregiver trasmetta il messaggio che l’ansia è un’emozione negativa, ma è normale sperimentarla e non è sempre pericolosa e minacciosa, così come l’adolescente con disturbo d’ansia crede. Essendo altamente recettivi, i ragazzi e i bambini con disturbo d’ansia hanno bisogno di avere accanto caregiver che siano il più possibile trasparenti rispetto alle proprie emozioni. Allo stesso tempo, genitori tendenzialmente ansiosi è bene che tengano sotto controllo la propria ansia.
In questo può essere utile come strategia ricorrere all’umorismo, che non significa ridicolizzare il vissuto del ragazzo, ma semplicemente normalizzarlo. Lo stile genitoriale infatti può essere uno dei principali fattori di criticità che possono alimentare il disturbo d’ansia o di panico.
È bene che i genitori si sentano parte attiva del processo di cura e di sostegno dell’adolescente con disturbo d’ansia, ed è bene che non cadano nelle trappole del disturbo che tendono a manifestarsi soprattutto attraverso due strategie che possiamo considerare disfunzionali. La prima è la ricerca di rassicurazioni: l’adolescente ansioso tenderà a chiedere al proprio genitore e al proprio familiare continue rassicurazioni e continua presenza fisica. La seconda è l’evitamento: l’adolescente tenderà a non esporsi, a evitare quelle situazioni che percepisce come potenzialmente minacciose.
Il caregiver invece è portato ad assumere uno stile educativo il più possibile assertivo, a ridurre le rassicurazioni affinché l’adolescente possa confrontarsi con la propria capacità di gestire anche quell’imprevedibilità, quell’incertezza legata ad una nuova situazione o ad una situazione che viene vissuta soggettivamente come temuta.
Allo stesso tempo il caregiver è portato ad accompagnare l’adolescente in una valutazione oggettiva dell’effettiva minacciosità della situazione temuta. L’adolescente che gradualmente si espone alla situazione potenzialmente minacciosa potrà lavorare anche sul proprio senso di autoefficacia e sulla propria autostima. Pertanto è bene che sia l’evitamento che le rassicurazioni vengano ridotte il più possibile, altrimenti, se utilizzate dal caregiver come strategie per cercare di alleviare l’ansia (denominate family accommodation), tendono a intensificarla e a incentivare il circolo vizioso di un’ansia patologica.
Inoltre è importante che il caregiver non abbia sensi di colpa ma coltivi un senso di responsabilità: per far questo può essere utile per il caregiver tener conto che l’ansia e il disturbo d’ansia hanno un’eziologia multifattoriale. La manifestazione di un disturbo d’ansia infatti è data dalla combinazione di una predisposizione genetica, di condizioni ambientali e del temperamento individuale (ad esempio, sarà più suscettibile a sviluppare un disturbo d’ansia la persona che presenta un temperamento più inibito, più introverso).
Tutto questo è importante per lavorare anche in un’ottica preventiva. Se il caregiver è consapevole che ci possano essere dei segnali psicopatologici che possono portare a sviluppare un vero e proprio disturbo, potrà lavorare anticipatamente per identificare e cercare di ridurre il più possibile quelli che possono essere definiti i potenziali fattori di rischio, come un’eccessiva pressione sociale per avere voti sempre elevati o dare una prestazione sportiva impeccabile.
Un altro principale fattore di rischio può essere l’uso precoce dei dispositivi tecnologici. L’adolescente che inizia sin dall’infanzia ad adoperare le nuove tecnologie e ad avere accesso ai social tenderà a sviluppare un minor sostegno sociale nella vita reale e a chiudersi di più in un isolamento sociale e questo andrà poi a incidere sul suo benessere psicofisico, ma anche su quello della famiglia stessa. Vi sono dei segnali che possono far pensare alla possibile evoluzione di un disturbo psicopatologico a cui un genitore è chiamato a prestare attenzione. Uno di questi è, ad esempio, un cambiamento nell’efficienza relativa allo svolgimento delle attività quotidiane o una perdita di interesse del ragazzo rispetto alle attività che fino a quel momento considerava piacevoli, di svago. Potrebbero verificarsi dei cambiamenti relativi alle abitudini alimentari, al ritmo sonno-veglia e, come detto in precedenza, potrebbe svilupparsi una predilezione per un atteggiamento di isolamento e quindi la rottura di legami relazionali, di amicizie.
Oltre ad identificare dei potenziali fattori di rischio, è bene che il caregiver si focalizzi anche su quelli che possono essere invece i fattori protettivi per prevenire ed evitare che l’adolescente rimanga intrappolato nel disturbo d’ansia. Sicuramente un fattore protettivo è una buona rete sociale. Il genitore stesso è un fattore che può aiutare l’adolescente a stimolare, a coltivare delle relazioni con i propri coetanei, a vivere il più possibile in contesti reali di gruppo.
È importante che l’adolescente viva in un contesto il più possibile aperto e che cerchi di portare avanti, anche all’interno della propria famiglia, quel dialogo emotivo, in cui vengono condivisi vissuti legati a tutte le emozioni, sia positive e sia negative. È importante inoltre che il caregiver stesso abbia un atteggiamento di apertura nell’ottica di strutturare un lavoro di rete e di supporto all’adolescente con disturbo d’ansia e di panico. Questo presuppone che si coltivino i contatti a partire dalle figure sanitarie più vicine, come il medico di base o il pediatra, ma anche di aprirsi alle realtà presenti su territorio, come la LIDAP, e poter conoscere i gruppi di auto muto aiuto, importanti sia per la persona che vive il disturbo d’ansia sia per tutta la rete familiare di caregiver.
Questi passaggi sono fondamentali per creare interventi tempestivi e adatti anche alla fascia d’età del soggetto colpito.
Il benessere dell’adolescente con disturbo d’ansia è influenzato inevitabilmente dal benessere del caregiver, del familiare con cui vive a stretto contatto ed è importante che anche il caregiver si prenda cura del proprio benessere, consapevole delle proprie vulnerabilità, dei propri limiti, ma anche scoprendo e riscoprendo delle risorse personali, familiari e collettive.
Infine va sempre ricordato che l’ansia, che molto spesso viene demonizzata, in realtà può essere gestita e i disturbi d’ansia possono essere trattati e fronteggiati.
Bibliografia:
Pontillo M. e Vicari S. (2020) L’ansia nei bambini e negli adolescenti. Riconoscerla e affrontarla, Il Mulino
Andreoli S. (2016) Mamma ho l’ansia. Crescere ragazzi sereni in un mondo sempre più stressato, Rizzoli
Cohen L. J. (2013) Le paure segrete dei bambini, Feltrinelli Haig M. (2021) Parole di conforto, Edizioni e/o
Sorrentino G. (2022) Le basi per gestire ansia e attacchi di panico, Youcanprint
Celi F., Fontana D., Tarabella L. (2015) Psicopatologia dello sviluppo. Storie di bambini e psicoterapia, McGraw-Hill Education
Tematiche
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